Futuro digitale: sarà la nostra casa oppure no?

Aggiornamento: giu 28

Autore: Daniela Farina

Data Pubblicazione: 22/06/2021

Il mondo digitale sta prendendo il sopravvento , ridefinendo qualunque cosa prima che ci sia offerta la possibilità di riflettere e decidere. Possiamo apprezzare gli ausili e le prospettive che ci offre l’interconnessione ma allo stesso tempo vediamo aprirsi nuovi territori fatti di ansia, pericoli e violenze. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono più diffuse dell’elettricità e raggiungono tre di sette milioni di persone sulla Terra.



I dilemmi intrecciati della conoscenza, dell’autorità e del potere non sono più limitati ai luoghi di lavoro come negli anni Ottanta del Novecento, ma sono ramificati in tutte le necessità quotidiane e mediano quasi ogni forma di partecipazione sociale. Fino a poco tempo fa, sembrava ancora sensato concentrarsi sulle sfide poste da una società oppure un ambiente di lavoro contraddistinti dall’ informazione.


Oggi gli antichi interrogativi vanno ricollocati nella cornice più vasta possibile, che possiamo definire civiltà, o per essere più specifici, civiltà dell’ informazione.


Potremmo chiamare casa questa civiltà che sta emergendo?


Ogni creatura si dirige verso casa propria.

È il punto di origine che ogni specie usa per orientarsi. Senza orientamento non potremmo esplorare territori sconosciuti e saremmo perduti. Uccelli, api, tartarughe … nidi, tane, colline, grotte, spiagge.. quasi ogni creatura nutre questo legame profondo con il luogo dove la vita è potuta fiorire, quel luogo che chiamiamo casa. Il fatto che ogni viaggio e ogni esodo coincidano con la ricerca di una casa appartiene alla natura umana.


Il nostro cervello però è più grande di quello degli uccelli e delle tartarughe, perciò sappiamo che non è sempre possibile o perfino desiderabile ritornare nello stesso fazzoletto di terra. Casa non deve per forza coincidere con un singolo posto.