INPS: come è andato a finire il famoso attacco hacker?

Il garante il 14 maggio scorso si è espresso, e riporta che l’Istituto, per migliorare le performance del sito, ha avviato un tavolo tecnico tra #Microsoft e #Leonardo, che ha portato il 31 di marzo ad "attivare il servizio #CDN Microsoft ma, sono emerse da subito criticità proprio nel #caching" e quindi ha effettuato il rollback della soluzione.


L’Istituto ha precisato che “i #disservizi osservati [... erano] dunque relativi all’incapacità del servizio di fornire #risposte all’utente"


Successivamente, nella mattina del 1° aprile 2020, l’Istituto aveva rilevato che “i sistemi erano in forte sofferenza" e ha “optato per riattivare il servizio CDN, questa volta su tecnologia #Akamai”.


Tuttavia, “si è subito palesato l’anomalo funzionamento del meccanismo di #caching che di fatto ha provocato la replica di alcune schede anagrafiche presenti nel portale www.inps.it"


RedHotCyber ha riportato fin da subito che il comportamento anomalo era frutto di una errata "configurazione" dei meccanismi di #cache e non era ipotizzabile un attacco #hacker.


Dietro all'#application development and #maintenance del Bonus Baby Sitting c'è la società Sistemi Informativi S.r.l., una società della IBM che opera in italia.


#redhotcyber #cybersecurity #databreach #inps


https://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/9344061

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