A settembre 2025 è emersa una nuova incarnazione del noto ransomware LockBit, denominata LockBit 5.0. Non è solo un “aggiornamento”: è un adattamento operativo pensato per essere rapido, meno rumoroso e più impattante sulle infrastrutture virtualizzate. La caratteristica che va sottolineata fin da subito è che la 5.0 è cross-platform: sono stati identificati campioni per Windows, Linux e VMware ESXi — il che amplia la superficie d’attacco e richiede coordinamento tra team diversi (endpoint, server, virtualizzazione).
La catena d’attacco resta la stessa, ma LockBit 5.0 la porta avanti più velocemente e con accorgimenti pensati per ridurre al minimo le tracce:

L’immagine mostra i parametri, e come utilizzarli. per lanciare la cifratura
LockBit 5.0 sposta il gioco sulla memoria e allarga il perimetro: non basta più l’endpoint, vanno protetti anche gli ambienti che lo orchestrano. La risposta efficace combina patching costante, hardening degli host ESXi, monitoraggio proattivo dei log e protezione endpoint e di rete”. Backup isolate, meglio se immutabili, e testati restano essenziali per il recovery. In parallelo, è necessario ridurre la superficie d’attacco (funzionalità non essenziali off), applicare least privilege e sorvegliare le anomalie di rete. Investire in MDR e threat hunting proattivo è cruciale per individuare attività stealth prima che diventino crittografia massiva
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