Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità

14,5 miliardi di dollari rubati a LuBian! E’ il più grande furto di criptovaluta della storia

4 Agosto 2025 11:26

Nel dicembre 2020, il mining pool cinese LuBian, che all’epoca occupava quasi il 6% della capacità totale della rete Bitcoin, è stato vittima di un attacco la cui portata è stata rivelata solo ora.

Il team di Arkham Intelligence ha scoperto che 127.426 BTC sono stati prelevati dai wallet del pool: all’epoca, l’importo era di 3,5 miliardi di dollari, mentre ora il suo valore è stimato a 14,5 miliardi di dollari. Questo rende l’incidente il più grande furto di criptovaluta della storia, persino prima del famigerato hack di Mt. Gox.

Negli ultimi quattro anni non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte di LuBian o degli aggressori. Solo attraverso l’analisi dei dati della blockchain di Arkham è stato possibile tracciare per la prima volta un quadro di ciò che stava accadendo. Secondo la loro ricerca, il 28 dicembre 2020, oltre il 90% di tutti gli asset è scomparso dagli indirizzi del pool in una sola volta. Il giorno successivo, il 29 dicembre, altri Bitcoin e USDT per un valore di circa 6 milioni di dollari sono stati rubati da un altro portafoglio LuBian utilizzando il protocollo Bitcoin Omni Layer.

Il passaggio finale per evacuare i fondi superstiti è stato compiuto il 31 dicembre, quando le monete rimanenti sono state trasferite a indirizzi di riserva speciali. Queste transazioni erano accompagnate da un messaggio insolito: il pool ha inviato una serie di comandi agli indirizzi dell’hacker con dati in OP_RETURN, un campo nascosto nelle transazioni Bitcoin. In questi messaggi, LuBian apparentemente si è rivolto direttamente all’aggressore con una richiesta di restituzione degli asset. Per inviare tali messaggi, il team del pool ha speso 1,4 BTC ed eseguito 1.516 transazioni separate. Questo passaggio indica che solo il vero proprietario ha mantenuto l’accesso ai fondi, e non un falso partecipante di terze parti che è riuscito a ottenere le chiavi private.

L’ analisi indica una possibile causa principale del disastro: la generazione di chiavi private tramite un algoritmo vulnerabile. Questo avrebbe potuto aprire le porte a un attacco brute-force, consentendo a un aggressore di ottenere l’accesso ai wallet sottostanti senza hackerare l’infrastruttura o ricorrere all’ingegneria sociale.

Tuttavia, circa 11.886 BTC sono stati salvati, per un valore attuale di oltre 1,35 miliardi di dollari, e sono ancora sotto il controllo di LuBian. Gli indirizzi degli hacker sembrano contenere i beni rubati in uno stato sostanzialmente inalterato. L’ultima attività registrata risale a luglio 2024 e rappresenta un consolidamento dei fondi, probabilmente per migliorare l’anonimato o preparare mosse future.

Secondo Arkham, l’aggressore è ora uno dei maggiori detentori di Bitcoin: 13° in termini di asset, davanti persino al famigerato Mt. Gox. Sullo sfondo della rapida crescita del prezzo del BTC, la portata di quanto accaduto appare ancora più sorprendente: l’entità dei danni è quadruplicata, mentre l’attacco stesso è rimasto nell’ombra per quasi cinque anni. Un periodo sospettosamente lungo, soprattutto considerando la portata e l’apertura della blockchain.

Il più grande attacco hacker alle criptovalute della storia, rimasto nascosto al pubblico per così tanto tempo, ha nuovamente sollevato interrogativi sulle vulnerabilità anche tra i principali attori. Il problema della debolezza degli algoritmi di generazione delle chiavi, apparentemente risolto in passato, ha portato a perdite multimiliardarie e ha dimostrato che anche i giganti possono essere vulnerabili.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Silvia Felici 150x150
Red Hot Cyber Security Advisor, Open Source e Supply Chain Network. Attualmente presso FiberCop S.p.A. in qualità di Network Operations Specialist, coniuga la gestione operativa di infrastrutture di rete critiche con l'analisi strategica della sicurezza digitale e dei flussi informativi.
Aree di competenza: Network Operations, Open Source, Supply Chain Security, Innovazione Tecnologica, Sistemi Operativi.
Visita il sito web dell'autore

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…