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Arriva il primo UTERO ROBOTICO al mondo: un androide partorirà bambini entro il 2026?

Arriva il primo UTERO ROBOTICO al mondo: un androide partorirà bambini entro il 2026?

17 Agosto 2025 09:07

L’azienda cinese Kaiwa Technology, con sede a Guangzhou, ha annunciato l’intenzione di creare il primo “utero robotico” al mondo entro il 2026: una macchina umanoide con un utero artificiale nell’addome in grado di portare a termine la gravidanza e di partorire. L’idea ha immediatamente suscitato scalpore, dividendo l’opinione pubblica tra gli scettici preoccupati per le implicazioni etiche e coloro che la vedono come un’opportunità per le persone che non possono concepire naturalmente.

Il costo del robot, secondo gli sviluppatori, non supererà i 100.000 yuan (circa 13.900 dollari). Il fondatore di Kaiwa Technology e dipendente della Nanyang Technological University, Zhang Qifeng, ha presentato il progetto alla World Robot Conference 2025 di Pechino. Secondo la sua idea, non si tratta di un'”incubatrice su gambe“, ma di un umanoide a grandezza naturale in grado di riprodurre tutte le fasi, dalla fecondazione e impianto allo sviluppo fetale di dieci mesi e al parto.

La tecnologia chiave è un utero artificiale, in cui l’embrione si sviluppa in liquido amniotico artificiale e viene nutrito attraverso un tubo che imita il cordone ombelicale. Secondo Zhang, questi meccanismi si sono già dimostrati validi in condizioni di laboratorio e ora si parla di passare dalle configurazioni sperimentali all’integrazione in una piattaforma robotica che garantisca l’interazione uomo-macchina durante il processo di “gravidanza”. Il ricercatore afferma che il primo prototipo sarà visibile entro un anno.


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Allo stesso tempo, ha sottolineato che sono già in corso discussioni sulle conseguenze etiche e legali con le autorità della provincia del Guangdong e che sono state presentate proposte alle autorità competenti per includere tali scenari nelle iniziative legislative. Non è ancora chiaro in quale misura saranno applicabili, ma il fatto stesso di tale dialogo dimostra la serietà delle intenzioni degli sviluppatori.

Anche il contesto storico è importante: gli esperimenti con uteri artificiali sono in corso da molto tempo. Nel 2017, presso il Children’s Hospital di Philadelphia, un agnello prematuro, equivalente a 23 settimane di gravidanza umana, è stato inserito in un cosiddetto “biobag”, un contenitore di vinile trasparente contenente liquido amniotico artificiale riscaldato. Attraverso un tubo collegato al cordone ombelicale, l’animale ha ricevuto nutrimento e ha acquisito pelliccia entro quattro settimane. Tuttavia, tali soluzioni erano essenzialmente incubatrici avanzate e potevano supportare la vita solo dopo un certo stadio di sviluppo, ma non coprivano l’intero ciclo, dal concepimento alla nascita.

È proprio questa lacuna che il progetto di Zhang Qifeng intende colmare. Tuttavia, non rivela molti dettagli: rimane aperta la questione di come verrà fornita la fase di fecondazione e impianto, e quanto sia realistico procedere fino in fondo all’interno dell’organismo artificiale senza la partecipazione umana.

È interessante notare che un altro progetto innovativo è stato presentato alla stessa conferenza di Pechino, questa volta nel campo dell’agricoltura. I ricercatori dell’Istituto di Genetica e Biologia dello Sviluppo dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno presentato GEAIR, il primo robot “intelligente” al mondo per la selezione vegetale. Il sistema combina intelligenza artificiale e biotecnologie e trasforma la selezione in un processo completamente automatizzato.

Gli scienziati hanno utilizzato tecniche di editing genetico per creare linee di piante con polline sterile, consentendo al robot di effettuare l’impollinazione incrociata in modo indipendente e ottenere rapidamente semi ibridi. In combinazione con approcci come l’ibridazione diretta di nuove varietà e programmi di selezione accelerata, GEAIR si sta trasformando in un nastro trasportatore chiuso, essenzialmente una fabbrica robotica per la creazione di colture con proprietà specifiche. In pratica, il sistema è già stato testato sulla soia: è stata ibridata una linea con polline sterile, aprendo la strada all’aumento della selezione ibrida e all’aumento delle rese.

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