
Le gare di hacking “Capture the Flag” (CTF), che si tengono durante le conferenze sulla sicurezza informatica, hanno generalmente due scopi: permettere ai partecipanti di affinare le loro competenze e offrire ai datori di lavoro l’opportunità di scoprire nuovi talenti. Tuttavia, una competizione in Cina sembra aver portato questi eventi a un livello più controverso, con sospetti di utilizzo per operazioni di spionaggio.
Due ricercatori occidentali hanno studiato la “Zhujian Cup”, una competizione di hacking organizzata dalla Northwest University of Technology, e hanno notato particolari condizioni insolite che suggeriscono un possibile utilizzo dei partecipanti per attacchi su obiettivi reali.
A differenza delle tradizionali CTF che avvengono in ambienti simulati, questa competizione potrebbe essersi svolta su una rete reale.

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Ai partecipanti è stato richiesto di firmare accordi di riservatezza che proibivano loro di discutere il lavoro svolto durante il concorso o di condividere informazioni sulle vulnerabilità scoperte. Inoltre, dovevano eliminare ogni traccia dei loro interventi sui sistemi attaccati, inclusi backdoor e dati acquisiti, una pratica inconsueta per i CTF.
L’università organizzatrice, nota per collaborare con il governo cinese e l’esercito, non ha risposto alle richieste di chiarimenti. Questo, insieme alle clausole di responsabilità legale per i partecipanti, ha sollevato ulteriori dubbi sui reali obiettivi della competizione.
I ricercatori Dakota Carey ed Eugenio Benincasa, che hanno presentato il loro rapporto alla conferenza LABScon, ritengono che ci sia un’alta probabilità che gli studenti abbiano partecipato a un attacco reale, anche se non ci sono prove concrete. Il contesto temporale del concorso, svolto durante le festività, potrebbe aver facilitato l’attacco approfittando della ridotta vigilanza delle reti di sicurezza.

La Cina, dal 2015, ha intensificato gli sforzi per formare specialisti in sicurezza informatica, utilizzando i CTF come strumento per migliorare le capacità offensive e difensive. Con oltre 540 competizioni organizzate dal 2014, ha creato uno degli ecosistemi di hacking più potenti al mondo.
I partecipanti di spicco vengono inseriti in un database nazionale, e i ricercatori sottolineano come la partecipazione a queste competizioni sia fortemente regolamentata, con la necessità di ottenere permessi governativi per partecipare a eventi all’estero.
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