
Autore: Mauro Montineri
Sono passati esattamente 30 anni da quel giugno del 1992 quando leggendo Snow Crash di Neal Stephenson abbiamo iniziato a fantasticare con il suo metaverso, una sorta di copia virtuale della terra dove ognuno aveva il proprio avatar che poteva fare qualsiasi cosa.
Nel 1999 al cinema è poi arrivato Matrix e tutti abbiamo un po’ sognato di essere quel Neo che, una volta presa la pillola della conoscenza, si ritrovava in un mondo virtuale. Sono arrivate poi le prime piattaforme di gaming online, dove ci si poteva prendere cura del proprio avatar e sfidarne altri di persone a migliaia di km di distanza.
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Il 2003 è stato l’anno di Second life, considerato l’embrione del metaverso, il primo mondo virtuale ad introdurre i concetti di economia e di moneta virtuale (permettendo, per prima, il cambio da e verso dollari americani) … e siamo arrivati ad oggi che, anche grazie al cambio nome di Facebook in Meta, la parola metaverso è diventata quello che si definisce un trend topic.
Un termine a volte abusato visto che ormai – molto spesso per esigenze di marketing o anche semplice mancanza di conoscenza – si associa la parola metaverso a qualsiasi applicazione di realtà virtuale, realtà aumentata o a qualsiasi piattaforma di gaming online… ossia a tutte applicazioni che già esistono, in forme più o meno evolute, da diversi anni.
Ma invece, cosa è veramente quel metaverso che secondo una stima di Bloomberg Intelligence da qui al 2024 creerà un mercato da 800 miliardi di dollari?
Probabilmente la risposta più giusta è che si tratta di una rivoluzione non solo tecnologica, non ancora completata, che partendo dalla connettività che conosciamo ci sta portando verso una estensione digitale di noi stessi, in una sorta di mondo parallelo virtuale dove poter accedere con la nostra metaidentità, ossia con una o più delle dimensioni della nostra identità digitale, come attori e non più solo come spettatori.
Siamo quindi di fronte a un’evoluzione della specie, all’avvio dell’età del metaverso, che rappresenta una vera e propria disruption percettiva nella quale, sempre di più, la consapevolezza che avremo di noi stessi e del rapporto con il mondo che ci circonda sarà altra rispetto al passato.
Il metaverso quindi potrebbe cambiare, in modi innovativi ed imprevedibili, il modo in cui le persone e le aziende comunicano ed operano, proprio come in passato internet e smartphone hanno trasformato le nostre interazioni sociali e commerciali.
Se pensiamo che già adesso ognuno di noi ha un’impronta fisica ed una digitale, possiamo dire con certezza che al compimento di questo processo evolutivo l’impronta digitale sarà nettamente predominante rispetto a quella fisica ed i pesi relativi delle due componenti divergeranno in modo esponenziale. A riprova di questo le parole utilizzate meno di un mese fa dal World Economic Found in occasione del lancio dell’iniziativa “Defining and building the Metaverse”, ossia che “la nostra vita digitale diventerà per noi più significativa della nostra vita fisica”.
Abbiamo detto che siamo nel bel mezzo di una fase evolutiva. Ma ad oggi cosa c’è nel metaverso?
Vi sono applicazioni per incontrare altri utenti, per lavorare, creare/vendere/acquistare oggetti o proprietà virtuali, andare a concerti, conferenze, viaggi, ecc… erogati da piattaforme separate e distinte, con caratteristiche e peculiarità proprie della tipologia dei servizi erogati. Quindi il metaverso già utilizza, ed utilizzerà sempre di più, le soluzioni tecnologicamente più evolute: realtà virtuale, realtà aumentata, interfacce cervello-computer, intelligenza artificiale, blockchain, NFT e smart contract, ecc.

Si sta lavorando ad un processo di standardizzazione affinché – tra le varie cose – sia persistente, ossia operi in modo continuo e senza la possibilità di essere messo in pausa o spento, e vi sia interoperabilità real-time tra le varie piattaforme tale da garantire un continuum spazio-temporale a livello esperienziale ed una economia completamente funzionante che permetta a singoli ed aziende di creare, possedere, comprare e vendere beni e servizi muovendosi liberamente in tutto il metaverso.
Bastano questi primi cenni di metaverso per suscitare in noi interesse e curiosità su cosa stia accadendo, ma soprattutto su cosa, da qui a breve, potrà accadere alle nostre identità digitali che possono essere molteplici e mutare nello spazio e nel tempo.
Ad esempio, mentre la nostra impronta fisica può avere solo variazioni positive lungo l’asse dei tempi, quella digitale può averne anche di negative… in altre parole, a differenza di quelle fisiche, le nostre identità digitali potranno anche tornare indietro nel tempo, addirittura fino al momento della loro creazione.
Che impatti potranno avere questi spostamenti nel tempo sulle nostre metaidentità?
Come si potranno evitare collisioni spazio-temporali tra le varie rappresentazioni digitali di noi stessi?
Ed infine, con tale quantità di dati associati alla nostra impronta digitale come si potranno evitare, o almeno limitare, fenomeni di sorveglianza, controllo di massa e profilazione?
Questi sono solo alcuni dei quesiti sui quali dovremo interrogarci e trovare una risposta prima che il passaggio all’età del metaverso sia completato.
Nei prossimi articoli cercheremo di rispondere a questi quesiti, vedremo più da vicino le tecnologie fondanti del metaverso ed andremo insieme alla scoperta di alcune delle principali piattaforme ed applicazioni sviluppate… ma sempre con l’occhio vigile ai rischi privacy, a quelli cyber e quelli etici applicabili.
Il viaggio continua… stay tuned!
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