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Microsoft tradita dall’interno? Gli hacker cinesi hanno sfruttato i bug SharePoint prima delle patch

28 Luglio 2025 08:28

Microsoft ha avviato un’indagine interna per chiarire se una fuga di informazioni riservate dal programma Microsoft Active Protections Program (MAPP) abbia permesso a hacker cinesi sponsorizzati dallo stato di sfruttare gravi vulnerabilità di SharePoint prima del rilascio ufficiale delle patch di sicurezza.

L’inchiesta arriva mentre una campagna di attacchi informatici ha compromesso oltre 400 organizzazioni a livello globale, inclusa la National Nuclear Security Administration (NNSA) degli Stati Uniti, responsabile delle scorte nucleari.

Le vulnerabilità SharePoint sfruttate subito dopo la segnalazione ai partner

Le vulnerabilità di SharePoint (CVE-2025-53770 e CVE-2025-53771) sono state rivelate per la prima volta a maggio dal ricercatore vietnamita Dinh Ho Anh Khoa durante la conferenza di cybersecurity Pwn2Own di Berlino, che aveva ottenuto un premio di 100.000 dollari.

Successivamente, Microsoft aveva informato i partner MAPP delle falle critiche il 24 giugno, il 3 luglio e il 7 luglio. Proprio il 7 luglio, data dell’ultima notifica, sono stati rilevati i primi exploit attivi contro i server SharePoint, suggerendo una possibile fuga di notizie dal programma MAPP.

Secondo Dustin Childs della Zero Day Initiative di Trend Micro, è probabile che qualcuno tra i partner abbia utilizzato le informazioni riservate per sviluppare rapidamente gli exploit.

ToolShell: la catena di attacco che aggira l’autenticazione

La sofisticata catena di attacco, denominata ToolShell, consente agli hacker di bypassare i controlli di autenticazione e eseguire codice malevolo sui server SharePoint. Particolarmente critica è la possibilità di sottrarre chiavi crittografiche, che permette agli aggressori di mantenere l’accesso anche dopo l’applicazione delle patch.

Microsoft attribuisce gli attacchi a tre gruppi APT legati alla Cina: Linen Typhoon, Violet Typhoon e Storm-2603. Tra le vittime più sensibili figura la NNSA, che ha dichiarato di aver subito danni limitati grazie all’uso dei servizi cloud Microsoft.

L’azienda di cybersecurity Eye Security, che ha individuato per prima gli attacchi, ha confermato quattro ondate di attacchi e oltre 400 sistemi compromessi, colpendo enti pubblici, aziende private e istituti scolastici in Nord America, Europa e Asia.

Rischi storici del programma MAPP

Non è la prima volta che il programma MAPP finisce sotto i riflettori: nel 2012, Microsoft aveva escluso la cinese Hangzhou DPtech Technologies Co. per la diffusione non autorizzata di un proof-of-concept. Più recentemente, anche Qihoo 360 Technology Co. è stata rimossa dopo essere stata inserita nella Entity List statunitense.

Il programma MAPP, attivo da 17 anni, fornisce a circa 100 partner globali dettagli tecnici sulle vulnerabilità con un preavviso che può arrivare fino a cinque giorni prima della divulgazione pubblica, per consentire una protezione preventiva.

Secondo Bloomberg, una dozzina di aziende cinesi partecipa attualmente al programma.

Microsoft: “Valuteremo e miglioreremo il programma”

Microsoft ha confermato che condurrà una revisione interna per rafforzare le misure di sicurezza, sottolineando che la condivisione di informazioni con i partner MAPP resta fondamentale per proteggere gli utenti da nuove minacce informatiche.

Nel frattempo, la Cina ha negato ogni responsabilità, definendo le accuse infondate e ribadendo la propria opposizione alle attività di hacking.

Cresce la velocità delle cyber minacce

Gli esperti avvertono che la trasformazione di queste vulnerabilità in veri e propri exploit in appena due mesi dimostra l’evoluzione delle minacce informatiche, sempre più veloci e sofisticate.

Questo caso evidenzia anche il delicato equilibrio tra trasparenza nella sicurezza informatica e rischi derivanti da una possibile fuga di dati sensibili.

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Agostino Pellegrino 300x300
E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
Aree di competenza: Cybersecurity architecture, Threat intelligence, Digital forensics, Offensive security, Incident response & SOAR, Malware analysis, Compliance & frameworks

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