Il Giappone porta su un nuovo livello la lotta contro le minacce cyber, adottando misure severe per proteggere i propri confini digitali. Dopo lunghe discussioni e pressioni da parte degli alleati, il parlamento del paese ha approvato una legge che conferisce alle autorità il diritto non solo di reagire agli attacchi, ma anche di fermarli prima che causino danni.
La cosiddetta legge sulla difesa informatica attiva è una novità assoluta, che trasforma il Giappone da vittima passiva di attacchi a protagonista attivo della guerra informatica. La prima parte del documento crea un sistema di controllo centralizzato, che comprende un consiglio speciale e un comitato per la raccolta dati, e conferisce al primo ministro il potere di richiedere informazioni critiche alle compagnie di telecomunicazioni in caso di minaccia.
Tuttavia, la rivoluzione principale riguarda la seconda parte: le forze armate e le forze dell’ordine hanno ora il diritto non solo di proteggere le strutture statali e strategiche, ma anche di passare all’offensiva, ovvero di identificare gli avversari digitali e lanciare attacchi preventivi contro le loro infrastrutture, anche all’estero.
L’adozione della legge è stata preceduta da informazioni allarmanti da parte della polizia giapponese. A gennaio si è saputo che il gruppo cinese MirrorFace è stato coinvolto in attacchi informatici, prendendo di mira i segreti di Stato del Paese. Di conseguenza, i legislatori hanno concluso che la protezione passiva non è più sufficiente e che le autorità devono essere autorizzate a prevenire attivamente gli attacchi.
Le discussioni sulla riforma sono iniziate nel 2022, dopo le critiche dell’ex direttore dell’intelligence nazionale statunitense Dennis Blair. Ha criticato duramente la preparazione informatica del Giappone, sottolineando che il Paese è notevolmente indietro rispetto ai suoi alleati in Nord America e in Europa. Di conseguenza, il governo dell’allora Primo Ministro Fumio Kishida ha sviluppato una nuova strategia per la sicurezza nazionale che poneva l’accento sulla difesa informatica proattiva.
Secondo la nuova dottrina, il Giappone non si limiterà a rispondere alle minacce, ma identificherà anche le fonti degli attacchi e, se necessario, li eliminerà prima che possano avere gravi conseguenze.
Una delle innovazioni chiave è stata l’istituzione di “responsabili della prevenzione delle minacce informatiche” che saranno in grado di fermare tempestivamente le attività dannose.
Sebbene tali misure siano controverse, gli esperti affermano che riflettono il mutevole panorama delle minacce informatiche. Ad esempio, gli attacchi alla supply chain, lo spionaggio e i preparativi per gli attacchi alle infrastrutture critiche stanno diventando sempre più sofisticati. Secondo gli esperti, il Giappone ha finalmente capito che le minacce informatiche non sono solo un pericolo teorico, ma anche un vero e proprio strumento di pressione internazionale.
I critici, tuttavia, temono che la nuova politica possa portare a un maggiore controllo governativo sullo spazio digitale. Tuttavia, le autorità assicurano che tutte le misure saranno regolamentate da quadri rigorosi che escludano abusi. In ogni caso, il Giappone sta ufficialmente muovendo un passo verso una difesa informatica più attiva e le conseguenze di questa decisione saranno visibili nei prossimi anni.
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