Nello Stretto di Taiwan, la Guardia Costiera locale ha intensificato le attività di pattugliamento per proteggere i cavi sottomarini, infrastrutture ritenute vitali per le comunicazioni del Paese. Il comandante Ruan Zhongqing ha guidato una motovedetta da 100 tonnellate, dotata di cannoni ad acqua e mitragliatrici, verso il cavo “Taiwan-Pengzhou n. 3” per monitorare eventuali imbarcazioni sospette. Secondo le autorità, questi collegamenti sono divenuti un nuovo obiettivo delle operazioni cinesi nella cosiddetta “zona grigia”.
Il cavo Taiwan-Penghu 3 è uno dei 24 che collegano l’isola alle reti nazionali e internazionali. L’attenzione su queste infrastrutture è cresciuta dopo che, a giugno, un capitano cinese è stato condannato per aver deliberatamente reciso il cavo. Un caso simile ha visto la fermata di una nave cargo finanziata da interessi cinesi, sospettata di aver danneggiato un altro collegamento.
Il tecnico Nguyen Trung Khanh ha sottolineato che la guerra nella zona grigia mira a consumare gradualmente le risorse di Taiwan. La sua motovedetta ha scortato la nave cinese “Hongtai 58” dopo un’interruzione dei cavi durata ore, denunciando l’impatto destabilizzante di tali intrusioni sulla sicurezza dell’isola. Le pattuglie, hanno aggiunto che sono state intensificate le attività atte per identificare e fermare attività di sabotaggio.
Il governo taiwanese ha riportato due episodi di danneggiamento sospetto, attribuiti a navi cinesi, uno dei quali verificatosi nel nord del Paese. Da parte sua, l’Ufficio per gli Affari di Taiwan della Cina non ha rilasciato commenti, accusando però in precedenza Taipei di ingigantire il problema. Intanto, Taiwan ha rafforzato le misure di vigilanza, prendendo esempio dagli episodi di sabotaggio registrati nel Mar Baltico.
Lin Fei-fan, vicesegretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale, ha dichiarato che Taiwan affronta con grande serietà questo tipo di minacce, a causa della vicinanza geografica con la Cina e della concentrazione di cavi in aree particolarmente vulnerabili. La Marina tedesca, ha aggiunto, è impegnata in attività di pattugliamento NATO nel Baltico, dove i sabotaggi sono frequenti.
Il sistema di sorveglianza taiwanese prevede allarmi automatici in caso di avvicinamento sospetto entro un chilometro dai cavi, con risposte progressive che vanno dall’avviso radio all’invio di motovedette. Tuttavia, la Guardia Costiera dispone di risorse limitate: otto imbarcazioni e circa 500 uomini sono chiamati non solo a difendere i cavi, ma anche a gestire soccorsi e controlli marittimi. Attualmente sono sotto sorveglianza 96 navi cinesi, molte delle quali utilizzano bandiere di comodo.
Le autorità di Taipei monitorano inoltre circa 400 navi cinesi, sospettate di essere state adattate a scopi militari. Le informazioni vengono condivise in tempo reale con paesi considerati “affini”, in un’ottica di cooperazione internazionale. Intanto, il capitano Jian Richeng ha avvertito del rischio rappresentato da vecchie imbarcazioni cinesi, facilmente impiegabili come strumenti di sabotaggio, capaci con poche risorse di compromettere la stabilità sociale di Taiwan.
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