
Il caso del ransomware LockBit 2.0 sferrato contro la multinazionale dei servizi Accenture continua.
Accenture è un gigante dell’Information Technology noto per offrire consulenze ad una vasta gamma di settori tra cui quello automotive, banche, governi, tecnologia, energia e telecomunicazioni.
Gli aggressori hanno affermato di aver ottenuto dei database contenenti oltre 6TB di dati e di aver chiesto 50 milioni di dollari come riscatto.
A quanto sembra dalle prime analisi, si potrebbe trattare di un insider (personale interno o di terze parti), ovvero un “impiegato infedele” che probabilmente ha venduto le chiavi di accesso all’organizzazione, come di fatto era stato richiesto da LockBit sul suo blog nelle underground qualche tempo fa (come avevamo riportato in precedenza).
Questo fenomeno risulta particolarmente importante da osservare, in quanto ogni impiegato scontento, sottopagato, con situazioni di contenzioso in essere con una qualsiasi azienda, potrebbe offrire le chiavi di accesso ai criminali informatici e questo a nostro modesto avviso, è un punto di svolta per i futuri attacchi ransomware, oltre al fatto che verrà sicuramente emulato da altre cyber gang, in quanto con buone probabilità il modello funzionerà.
Ricordiamoci della “seconda estorsione”, quando venne introdotta dalla cyber gang Maze a fine del 2019, che iniziò ad utilizzarla, ricattando le organizzazioni di pubblicare i loro dati qualora le aziende si fossero rifiutate di pagare il riscatto per la cifratura dei dati.
Tutti i gruppi criminali oggi stanno adottando questo modello, inoltre l’acquisto dei vettori di attacco alle reti venduti dai “broker di accesso”, sono sicuramente un modo, ma andare direttamente alla fonte, sfruttando un amministratore di sistema compromesso, fa diventare tutto molto più semplice per gli “affiliati” alle cyber gang.
I file esfiltrati da Accenture, sono file PowerPoint, casi di studio, citazioni e simili. Ora occorre comprendere questi file cosa trattano, in quanto generalmente i riscatti vengono determinati anche dai dati esfiltrati, oltre che dalla mole di informazioni cifrate nei sistemi.
Al momento non ci sono stati commenti sul furto dei 6gb da parte di Accenture e sulla richiesta di riscatto.
Continuiamo a presidiare l’evoluzione della questione.
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