
Gli Stati Uniti e diversi Paesi alleati hanno lanciato un allarme congiunto sulla crescente offensiva cibernetica condotta da attori sponsorizzati dalla Repubblica Popolare Cinese. Secondo una nuova Cybersecurity Advisory pubblicata dall’FBI, dalla CISA, dalla NSA e da numerose agenzie di sicurezza di Europa e Asia, i gruppi APT di Pechino stanno compromettendo reti e infrastrutture critiche a livello globale, con l’obiettivo di alimentare un vasto sistema di spionaggio.
L’operazione non si limita al cyberspazio americano: sono stati segnalati attacchi mirati anche in Canada, Australia, Regno Unito, Germania, Giappone e in altri Paesi partner, con una particolare attenzione verso il settore governativo, i trasporti, le telecomunicazioni e altri comparti vitali per la sicurezza nazionale.
Gli attori coinvolti, spesso identificati con nomi come Salt Typhoon, RedMike o GhostEmperor, non si limitano a sfruttare vulnerabilità isolate ma colpiscono in profondità backbone di rete, router e dispositivi di frontiera, modificando configurazioni e firmware per garantirsi una presenza prolungata e difficilmente rilevabile. Si tratta di campagne di spionaggio di lungo periodo, che mirano a garantire un accesso stabile e silente alle comunicazioni strategiche, aggirando controlli e sistemi difensivi delle organizzazioni colpite.
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Il rapporto mette in evidenza un quadro tecnico allarmante: le intrusioni si fondano su una combinazione di tattiche e tecniche sofisticate, codificate all’interno del framework MITRE ATT&CK. I cyber operator cinesi ricorrono ad aperture di porte non standard, tunnel GRE e IPsec, manipolazione di ACL e persino a modifiche dirette ai firmware per mantenere la persistenza.
Per entrare sfruttano vulnerabilità critiche già note ma ancora ampiamente diffuse: tra queste figurano falle in Ivanti Connect Secure (CVE-2024-21887), in Palo Alto PAN-OS (CVE-2024-3400) e in Cisco IOS XE (tra cui CVE-2023-20273 e CVE-2023-20198).
La portata degli attacchi non si limita a incidenti isolati, ma disegna una strategia di ampio respiro che punta al controllo invisibile delle dorsali tecnologiche. La capacità di inserirsi nei router backbone consente agli aggressori di muoversi lateralmente nelle reti, raccogliere informazioni e condurre attività di spionaggio industriale e politico senza essere immediatamente individuati.
Il documento lanciato dalle agenzie occidentali offre anche un insieme di raccomandazioni operative rivolte ai difensori delle reti. Tra queste figurano la necessità di monitorare attentamente configurazioni sospette, condurre attività di threat hunting avanzato, implementare patch tempestive e applicare rigorose procedure di risposta agli incidenti. Le autorità sottolineano inoltre che la collaborazione internazionale e l’adozione di protocolli condivisi sono elementi fondamentali per contrastare una minaccia che, per dimensione e sofisticazione, non può essere affrontata dai singoli Stati in maniera isolata.
La pubblicazione di questo avviso congiunto testimonia la crescente preoccupazione per l’espansione della cyber offensiva cinese, ormai percepita come una sfida diretta agli equilibri geopolitici globali.
L’uso della rete come strumento strategico di influenza e controllo si conferma un fronte decisivo del confronto tra potenze, con conseguenze che travalicano il piano tecnologico e toccano la sicurezza nazionale, l’economia e la sovranità dei Paesi coinvolti.
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