
Internet non è più quello di una volta. Uno Studio pubblicato da Imperva, ha dimostrato che più della metà dell’intero traffico Internet non proviene da persone, ma da bot. È la prima volta nella storia che i programmi automatizzati cominciano a dominare lo spazio digitale.
Il motivo di questa impennata è il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale generativa. Sono queste le tecnologie alla base dei moderni bot in grado di imitare il comportamento umano, condurre conversazioni, scrivere lettere ed eseguire azioni automatiche sui siti web. Non tutti sono innocui: una parte significativa viene utilizzata per scopi dannosi.
Secondo Imperva, dal 2016 i bot “cattivi”, ovvero quelli progettati per attaccare, rubare dati o bypassare i sistemi, hanno iniziato a superare in numero quelli “buoni”. Nel 2024, i bot dannosi rappresentavano il 37% di tutto il traffico, mentre quelli benigni solo il 14%. Allo stesso tempo, un anno fa la quota di bot dannosi era del 32%, il che indica una crescita costante della minaccia.
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Uno dei compiti principali di questi bot era intercettare gli account degli utenti. Lo scenario di attacco è semplice: il bot prova password e accessi rubati su diversi siti, sperando che qualcuno utilizzi la stessa password in più posti. Nel corso di un anno, il numero di tali attacchi è quasi raddoppiato, passando da 190 mila a dicembre 2023 a 330 mila a dicembre 2024. L’aumento potrebbe essere stato innescato da un’ondata di fughe di dati che ha aumentato il numero di coppie di dati utente disponibili.
Altre azioni dei bot dannosi includono il download in massa (web scraping) di informazioni da siti web, che minaccia sia i segreti commerciali sia i dati personali. Sono frequenti i casi in cui i bot sono coinvolti in frodi sui pagamenti sfruttando le vulnerabilità dei sistemi. Sono diventati particolarmente diffusi i cosiddetti scalping bot: acquistano biglietti o beni di successo per poi rivenderli a prezzi gonfiati, lasciando a bocca asciutta i veri acquirenti.
Il rapporto presta particolare attenzione ai settori che soffrono maggiormente dell’attività dei bot. Nel 2024, il settore turistico è diventato leader, rappresentando il 27% del traffico dannoso. Si tratta di una cifra superiore a quella del 2023, quando la quota era del 21%. I bot in questo segmento spesso simulano la prenotazione dei biglietti senza completare il processo. Di conseguenza, la determinazione dei prezzi viene alterata e il sistema di contabilità della domanda veniva fuorviato. Al secondo posto si è classificato il commercio al dettaglio con il 15%, mentre al terzo posto si è classificato l’istruzione con l’11%.
I bot stanno diventando più sofisticati. Mentre prima falsificavano solo l’aspetto del browser, ora utilizzano gli indirizzi IP degli utenti abituali e le VPN per nascondere la fonte del traffico. Alcuni di loro hanno imparato a eludere il CAPTCHA e ad adattarsi a un ambiente specifico, cambiando tattica se incontrano protezione.
Inoltre, sempre più bot non utilizzano una normale interfaccia web, ma interagiscono direttamente con la parte server dei siti tramite API: ciò semplifica la raccolta dei dati e rende le azioni invisibili ai sistemi di monitoraggio. Anche se gli utenti normali possono migliorare un po’ la propria sicurezza, la responsabilità principale della lotta ai bot ricade sui proprietari dei servizi online. Tuttavia, alcuni semplici accorgimenti possono aiutare a ridurre i rischi.
Pertanto, non dovresti mai usare la stessa password per account diversi, perché questo facilita la vita agli aggressori. Un gestore di password affidabile ti aiuterà a salvare combinazioni complesse. È anche importante installare antivirus e monitorare lo stato del computer in modo che non diventi parte di una botnet.
Infine, non fidarti dei servizi VPN dubbi: alcuni di essi potrebbero vendere il tuo indirizzo IP a terzi. Si consiglia inoltre di controllare il router di casa e di aggiornarne il firmware: i modelli più vecchi potrebbero essere vulnerabili ai tentativi di hackeraggio.
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