
Il concetto di Rete è divenuto fluido e senza confini, la frequentazione del mondo virtuale, soprattutto quello dei social, costituisce, per i ragazzi e non solo, un nuovo, importante modo per “essere” ed “esserci” nella società attuale.
Se da un lato gli strumenti digitali risultano essere un’opportunità, dall’altro bisogna porre attenzione alle problematiche dovute al loro utilizzo e agli effetti negativi, a breve e lungo termine, che si manifestano.
Dà la possibilità di mostrarsi al meglio e di ottenere facilmente dagli altri un attestato di stima e di approvazione e consente anche di ottenere visibilità e facili guadagni lavorando come “influencer” o “brand ambassador”.
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Tuttavia la pervasività e la privatizzazione della Rete espone gli utenti, soprattutto i giovani, a numerosi possibili rischi, dei quali non sempre dimostrano di avere un’adeguata percezione e consapevolezza.
Si pensi ad esempio, alle challenge, che ultimamente stanno diventando molto pericolose. Vediamole insieme dal punto di vista psicologico.
Il termine challenge mutuato dall’inglese assume molteplici significati in italiano. In generale, significa sfidare qualcuno. Social challenge o sfide social rappresentano un fenomeno attraverso il quale, in particolar modo, i giovani cercano di dimostrare a se stessi e agli altri di saper fare qualcosa e di essere coraggiosi, in determinate situazioni, a volte anche pericolose.
Spesso per un pugno di Like, che oggi sono la misurazione dell’influenza di un individuo nel cyber mondo.
Ogni sfida diventa, quindi, un contenuto video registrato e condiviso in rete che viaggia così nello spazio digitale. Tali contenuti diventano virali, raggiungendo popolarità in brevissimo tempo e il rischio di emulazione è molto elevato.
Attraverso questi fenomeni i ragazzi si confrontano riguardo le varie tappe, si incoraggiano reciprocamente, si incitano a progredire nel mettere in atto azioni alle volte pericolose e tendono a mantenere segrete queste pratiche, in particolar modo, riuscendo a nasconderle agli adulti.
Una risposta ci è fornita dalla psicologia dello sviluppo: l’adolescenza (che inizia all’incirca a 10 anni e termina a 20) è caratterizzata da una forte crescita del cervello, che interessa soprattutto le regioni che reagiscono alle emozioni ed alla gratificazione.
Nelle challenge è presente un bisogno di procurarsi uno stato di eccitazione, di euforia, di brivido per sentire un’attivazione interna. Se si chiede ai giovani stessi che cosa trovino di tanto affascinante nelle challenge e che cosa li spinga a partecipare rispondono che:
E dal punto di vista neurobiologico, le esperienze eccitanti stimolano nel cervello il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore connesso alle sensazioni di piacere.
Le challenge sono un segnale che qualcosa non va. C’è una ricerca di visibilità che ci indica un forte malessere tra i giovani. In tale fenomeno giocano un ruolo importante anche le dinamiche di gruppo, in quanto gli adolescenti hanno un profondo bisogno di sentirsi accettati, riconosciuti nel proprio ruolo sociale e apprezzati dagli altri.
Per ottenere consensi e approvazione, sono disposti a pagare anche un prezzo molto elevato, arrivando ad esibirsi sui social o su youtbe con azioni tanto pericolose quanto insensate. È chiaro che i social network tendono ad amplificare, e spesso a distorcere, questi fenomeni.
Molto spesso i giovani di oggi non sono preparati ad affrontare le proprie paure: da bambini vengono tutelati e iperprotetti da tematiche che i genitori temono siano intollerabili per loro, come appunto la morte.
L’effetto è che in adolescenza, i ragazzi si trovano alle prese con alcune paure che non hanno imparato a fronteggiare, emotivamente, fin da piccoli e che cercano di combattere con modalità sregolate e trasgressive, tipiche di quella fase della crescita.
I giovani sprovvisti di strumenti emotivi che li sostengono nel riconoscimento delle proprie paure e nell’accettazione dei propri limiti saranno più fragili e vulnerabili a queste dinamiche disfunzionali e pericolose. Per un pugno di like da parte dei follower si è disposti anche a morire.
C’è una disattenzione e mancanza di informazione sul mondo del digitale da parte degli adulti. Occorre più consapevolezza nel capire che certi episodi estremi che vengono pubblicati in rete possono diventare molto pericolosi.
Si pensi ad esempio a BikiniOff l’app basata sull’intelligenza artificiale che spoglia le persone, rendendole completamente nude, senza vestiti. E che pare stia prendendo piede in particolare in una scuola media del Lazio, al punto che si sarebbe aperto un vero e proprio caso visto che alcuni ragazzini avrebbero diffuso le immagini di 5 loro compagne completamente svestite, foto ovviamente fake.
E per finire, pensiamo allo sconvolgente e drammatico episodio che ha portato, solo qualche giorno fa, alla morte di un bimbo di cinque anni per una challenge dal titolo : In Lamborghini per 50 ore senza mai scendere dall’auto.
Affinché il digitale possa rappresentare per i più giovani una valida risorsa e uno strumento di apprendimento e di socializzazione, è fondamentale promuovere un uso consapevole delle nuove tecnologie. Gli adulti devono diventare un punto di riferimento ed essere in grado di riconoscere eventuali segnali di pericolo o di aiuto.
Devono saper dare spazio, nel rapporto quotidiano ad un ascolto non giudicante, ad una comprensione empatica che, consenta di ascoltare sempre il loro punto e soprattutto di mostrare un’autentica curiosità per ciò che i giovani fanno e vivono on-line.
Devono comprendere cosa vuol dire per i ragazzi “essere social”.
Quello che sta accadendo è probabilmente figlio della nostra società.
Per dirla con le parole di Carlo Calenda : “Se i ragazzi pensano che facendo cretinate acquistano sempre più follower è sbagliato e la politica deve intervenire disciplinando la materia. Un uso dei social massiccio nei giovani crea molti problemi ….”
La verità è che ci siamo tutti dentro, per il semplice fatto che le nostre relazioni e le nostre stesse vite, non si svolgono più esclusivamente in un mondo fisico, ma sono un mix di piano fisico e piano digitale.
Occorre, quindi, sempre più consapevolezza da parte degli adulti e della società per supervisionare e regolamentare i contenuti on line dei più giovani.
Ma ricordiamoci che il mondo digitale che usano i ragazzi oggi è il mondo che abbiamo creato noi adulti. Pertanto anche noi adulti abbiamo un dovere morale nei loro confronti, affinché fenomeni come i “the borderline” non accadano mai più.
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