Durante il Dialogo di Shangri-La a Singapore, 17 paesi hanno discusso la difesa delle infrastrutture marine critiche, con un focus particolare sui cavi sottomarini. La conferenza ha visto la pubblicazione dei 'Principi guida per lo scambio difensivo delle infrastrutture sottomarine', in assenza degli Stati Uniti e della Cina. Le minacce principali includono attacchi a queste infrastrutture da parte di potenze come Cina, Iran e Russia, con la NATO che ha avviato operazioni di monitoraggio e protezione.
Sabato 30 maggio, durante un dibattito a Shangri-La a Singapore, i ministri della difesa e i rappresentanti di 17 paesi hanno discusso la difesa delle infrastrutture marine critiche, come icavi sottomarini, in assenza degli Stati Uniti e della Cina. L’obiettivo è stato quello di stabilire norme internazionali per prevenire attacchi deliberati.
Tra i paesi partecipanti alla conferenza, che ha visto la pubblicazione del documento “Principi guida per lo scambio difensivo delle infrastrutture sottomarine”, figurano Singapore, Brunei, Malesia, Filippine, Thailandia, Australia, Nuova Zelanda, Qatar, Estonia, Finlandia, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito. Assenti dalla lista erano gli Stati Uniti e la Cina.
Il focus principale della conferenza è stato la serie di attacchi recenti ai cavi sottomarini, con sospetti che puntano verso Cina, Iran e Russia.
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Richard Marles, ministro della difesa australiano, ha sottolineato la complessità strategica del mare, definendolo il campo più competitivo e complesso dell’attuale ambiente strategico. Ha citato attacchi senza precedenti a infrastrutture critiche sottomarine, come i cavi in fibra ottica nel Mar Baltico che collegano Germania, Finlandia, Svezia, Lituania ed Estonia.
In risposta, la NATO ha avviato l’operazione “Baltic Sentinel” per monitorare e proteggere queste infrastrutture.
Marles ha anche menzionato attacchi simili intorno a Taiwan, con sospetti che puntano verso la Cina utilizzando tattiche di “guerra grigia”.
Inoltre, i media ufficiali cinesi hanno confermato lo sviluppo di un dispositivo per tagliare cavi sottomarini, testato con successo a 3.500 metri di profondità.
Marles ha evidenziato che il 99% del traffico dati australiano dipende da 15 cavi sottomarini, fondamentali per servizi finanziari, medici, comunicazioni e intelligence. Anche altre nazioni, come quelle del Pacifico, dipendono pesantemente da queste infrastrutture.
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La competizione in superficie è stata un altro tema cruciale. Marles ha parlato delle “flotte ombra”, ovvero delle navi commerciali utilizzate per attività illegali come il traffico di droga e persone, la pesca illegale e l’elusione delle sanzioni. Queste flotte rappresentano una minaccia crescente, le quali vengono utilizzate anche per danneggiare i cavi sottomarini.
Marles ha invitato alla collaborazione con i partner del Sud-Est asiatico, dell’Indo-Pacifico e del Pacifico per prevenire conflitti e mantenere la sicurezza regionale.
Chris Gardiner, direttore esecutivo dell’Australian Strategic Policy Institute, ha detto che la cooperazione tra le potenze di medio calibro, potrebbe portare a delle soluzioni tecnologicamente avanzate, oltre ad essere economicamente efficienti.
Alcuni esperti ritengono ancora che l’assenza dei principali attori globali possa limitare l’efficacia delle misure che sono state discusse. D’altra parte, la collaborazione tra paesi di dimensioni simili può facilitare il dialogo e creare un equilibrio più “soft” con le grandi potenze.
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CISO, Head of Cybersecurity del gruppo Eurosystem SpA. Membro del gruppo di Red Hot Cyber Dark Lab e direttore del Red Hot Cyber PodCast. Si occupa d'Information Technology dal 1990 e di Cybersecurity dal 2014 (CEH - CIH - CISSP - CSIRT Manager - CTI Expert), relatore a SMAU 2017 e SMAU 2018, docente SMAU Academy & ITS, membro ISACA.
Fa parte del Comitato Scientifico del Competence Center nazionale Cyber 4.0, dove contribuisce all’indirizzo strategico delle attività di ricerca, formazione e innovazione nella cybersecurity. Autore del libro "IL FUTURO PROSSIMO"
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