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3 anni di libertà vigilata ad un cittadino russo che ha usato il messenger Vpole

Il tribunale distrettuale di Tomsk ha condannato un cittadino a 3 anni di libertà vigilata per l’utilizzo di un particolare programma Vpole, qualificando questo atto ai sensi dell’articolo 273 del codice penale della Federazione Russa (programmi dannosi). 

Il condannato ha riconosciuto che grazie all’aiuto di VPole è riuscito ad avere un livello di anonimato che gli ha consentito di non essere rintracciabile nelle sue attività di rete.

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Secondo il materiale pubblicato, sembrerebbe che l’utilizzo di questo strumento ha generato attenzione e quindi un segno di malizia.

Tenendo conto delle circostanze del caso e dell’identità dell’imputato, che ha ammesso la colpevolezza per aver commesso reati e si è pentito del suo atto, il tribunale ha ritenuto il cittadino colpevole di aver commesso tale reato ai sensi della parte 1 dell’art. 273 del codice penale della Federazione Russa, lo ha condannato a 3 anni di restrizione della libertà. 

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Ai sensi della Parte 1 dell’art. 53 del codice penale della Federazione Russa ha stabilito che l’imputato non può viaggiare al di fuori del territorio del municipio di “Tomsk”, non può cambiare il luogo di residenza (soggiorno) senza il consenso di un ente statale specializzato che vigila sull’esecuzione delle pene sotto forma di restrizione della libertà da parte dei detenuti.