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300.000 hacker volontari si uniscono per combattere la Russia

300.000 hacker volontari si uniscono per combattere la Russia

16 Marzo 2022 10:56

Migliaia di hacker dilettanti provenienti dai paesi di tutto il mondo si sono uniti a un gruppo ucraino dedicato a far cadere il governo russo e i suoi siti web, in risposta all’invasione del paese.

Mykhailo Fedorov, 31 anni, politico ucraino e uomo d’affari, attualmente vice primo ministro dell’Ucraina, ha utilizzato il suo profilo Twitter per supplicare i dirigenti delle più grandi aziende tecnologiche del mondo di tagliare i legami con la Russia.

Come sappiamo, il 26 febbraio scorso, ha postato un link ad un gruppo Telegram, istituito dal suo dipartimento ministeriale riportando: “Abbiamo bisogno di talenti digitali”, ha detto. “Ci saranno compiti per tutti”.

Messaggio su Twitter di incentivazione di Mykhailo Fedorov

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Simon ha imparato a usare la tecnologia giocando con il telefono di suo nonno. E’ un adolescente svizzero e sta cercando di paralizzare il governo russo e le ferrovie bielorusse seguendo l’incentivazione di Mykhailo Fedorov.

Lui assieme a molti altri, ha rifiutato di condividere il suo vero nome perché sa che alcune delle azioni che sta compiendo sono illegali e perché teme ritorsioni da parte della Federazione Russa.

È uno delle circa 300.000 persone che si sono iscritte a un gruppo sull’app di chat Telegram chiamato “IT Army of Ukraine”, attraverso il quale ai partecipanti vengono assegnati compiti progettati per combattere Vladimir Putin e l’esercito russo.

Canale di Telegram IT Army of Ukraine

In questo modo, si sta cercando di livellare il campo di gioco tra una delle superpotenze mondiali e l’Ucraina, mentre questa affronta bombardamenti e invasioni.

Il tentacolare esercito di hacker è riuscito a interrompere i servizi web russi, secondo NetBlocks, una società che monitora la connettività Internet globale.

Si dice che la disponibilità dei siti web del Cremlino e della Duma di stato – la camera bassa del parlamento russo – sia stato “intermittente” dall’inizio dell’invasione. Sono stati presi di mira anche i siti dei servizi mediatici statali, oltre a diverse banche e il colosso dell’energia Gazprom.

“Gli attacchi in crowdsourcing hanno avuto successo nell’interrompere il governo russo e i siti Web dei media sostenuti dallo stato”

afferma Alp Toker, direttore di NetBlocks.

Aggiunge che la Russia ha tentato di mitigare gli attacchi e dissuadere gli hacker filtrando l’accesso a determinati siti Web, il che ha causato ulteriori interruzioni.

Anche lui, come molti dei suoi colleghi, Simon è stato indirizzato al gruppo Telegram, che ha versioni in lingua ucraina e inglese, tramite il Tweet di Mykhailo Fedorov. Mentre il suo paese d’origine ha mantenuto a lungo una politica di neutralità militare, Simon è stato spronato ad agire quando ha visto il tweet di Fedorov.

“Volevo aiutare con le mie capacità di attacco l’Ucraina”, dice tramite Telegram. “Vengo dalla Svizzera, ma sono un hacker competente e mi dispiace tanto per il popolo ucraino. Lo faccio perché sono con l’Ucraina e voglio aiutare in qualche modo. Penso che se hackeriamo tutti assieme le infrastrutture russe, forse si fermeranno, perché niente funzionerà più”.

Simon dice che i suoi genitori non sono molto entusiasti di quello che sta facendo, anche se cerca di non dirgli molto. E non è l’unico.

Charline, una ventenne dell’area metropolitana di New York, ha detto ai suoi genitori di essersi arruolata nell’esercito informatico e loro “Cominciano a preoccuparsi”, ha detto

Dopo aver visto con orrore i video di Twitter e Instagram che hanno rivelato l’impatto devastante del conflitto che sta avvenendo in Ucraina, Charline si è sentita in dovere di agire quando ha visto il tweet di Fedorov.

Aveva visto quanto fosse stata distruttiva la diffusione della disinformazione durante la campagna presidenziale di Donald Trump.

“Le elezioni del 2016 ci hanno aperto gli occhi sugli effetti sfortunati di queste cose e su come influiscono davvero su alcune delle nostre relazioni nel mondo reale”.

C’era solo un problema: non sapeva cosa fosse Telegram a differenza di Simon. All’inizio, pensava che l’app di messaggistica (preoccupata dalle notizie dell’esilio di Pavel e Nikolai Durov) fosse una trappola. Ma, dopo alcune ricerche, la scaricò e si unì al gruppo.

Si è sentita fuori di testa quando gli amministratori del gruppo hanno chiesto agli hacker di bombardare i siti Web statali russi con attacchi DDoS (Distributed Denial of Service), mediante i quali i siti Web mano a mano divenivano irraggiungibili.

Ma Charline si rese conto che le cose si stavano perdendo nel torrente delle informazioni e che lei non essendo tecnica poteva dare poco apporto alla causa. I messaggi nella versione in lingua ucraina del gruppo, ad esempio, possono accumulare centinaia di commenti in meno di un’ora.

Quindi, ha aiutato il gruppo di lingua inglese raccogliendo informazioni per pubblicarle su un sito web a sostegno dell’Ucraina nel combattere le campagne di disinformazione russe.

“Mi piace agire come il vento che spinge le vele nella giusta direzione”, ha detto.

Trascorre ore ogni giorno condividendo informazioni nella chat di Telegram per aiutare le masse di follower.

“È solo qualcosa di così innatamente umano che mi ha ispirato. Riconosco di non essere speciale in alcun modo, quindi tutto ciò che sto facendo è raccogliere tutte queste informazioni per cercare di smantellare queste campagne di disinformazione in corso”.

Quello che stiamo vedendo è che le guerre oggi si combattono su un terreno mai esplorato come in questi ultimi anni, il cyberspace, dove masse di hacker distribuiti in tutto il mondo, qualora si tratti di una causa nobile, si uniscono per dare un contributo collettivo e anonimo.

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