
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha messo il punto finale a una lunga vicenda giudiziaria che intreccia criptovalute, darknet e riciclaggio di denaro. Al centro della storia c’è Helix, uno dei mixer Bitcoin più noti della sua epoca, e il suo fondatore Larry Dean Harmon.
La confisca riguarda oltre 400 milioni di dollari tra criptovalute, immobili e contanti, tutti collegati all’attività di Harmon, operatore con sede in Ohio. Secondo il comunicato ufficiale del DOJ del 29 gennaio 2026, Helix ha gestito transazioni per i mercati darknet tra il 2014 e il 2017, diventando uno snodo chiave per chi cercava anonimato nei pagamenti in Bitcoin.
Il 21 gennaio 2026 il giudice Beryl A. Howell, della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, ha emesso l’ordine di confisca definitivo (Case No. 19-cr-00395). Con questo atto, i beni sono stati trasferiti ufficialmente al governo federale.
La decisione chiude anni di contenzioso legale contro Harmon, che nell’agosto 2021 si era dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio di denaro. Secondo gli atti giudiziari, Helix ha elaborato circa 354.468 Bitcoin, per un valore stimato all’epoca intorno ai 300 milioni di dollari (pari a oltre 311 milioni di dollari correnti al momento dei fatti), per utenti intenzionati a rendere anonime le proprie transazioni.
La piattaforma non era un servizio isolato. Helix si integrava direttamente con i principali mercati darknet attraverso una propria API, guadagnando commissioni sui prelievi effettuati dagli utenti.
Harmon, come confermato dalla sentenza di condanna del 15 novembre 2024, è stato anche il creatore di Grams, un motore di ricerca dedicato al darknet. Nel novembre 2024 è stato condannato a 36 mesi di carcere, seguiti da tre anni di libertà vigilata e dalla confisca pecuniaria.
Il caso Helix rappresenta uno dei più grandi sequestri di criptovalute mai legati a un servizio di mixing. Arriva però in una fase in cui le priorità federali sembrano evolvere.
In questo contesto si inserisce anche la causa avviata dall’imprenditore blockchain Michael Lewellen (membro del Coin Center), Lewellen v. Garland, che contesta l’applicazione delle leggi sulla trasmissione di denaro (18 U.S.C. § 1960) agli sviluppatori di strumenti di privacy non detentivi.
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