“promuovere un Internet libero, aperto, globale, interoperabile, affidabile e sicuro per il mondo intero, che sia basato sulle stesse regole e valori democratici per tutti”.
Advertising
Il testo inizia con queste bellissime parole, degne di 3 decenni fa:
“Siamo uniti dalla convinzione nel potenziale delle tecnologie digitali per la connettività, la democrazia, la pace, lo stato di diritto, lo sviluppo sostenibile e il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali”
Ma poi si inizia con i se e i ma:
“l’accesso a Internet aperto è limitato da alcuni governi autoritari e piattaforme online, e gli strumenti digitali sono sempre più utilizzati per soffocare la libertà di espressione e privare gli altri dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.
Advertising
Prima pagina del documento
Un funzionario dell’amministrazione statunitense ha detto relativamente a questo passo che:
“Stiamo assistendo a una tendenza all’autoritarismo digitale poiché alcuni paesi lavorano per sopprimere la libertà di espressione, censurare fonti di notizie indipendenti, interferire nelle elezioni, promuovere la disinformazione in tutto il mondo e privare i propri cittadini di altri diritti”
Gli Stati Uniti e i partner utilizzano la dichiarazione e i suoi principi per rafforzare le istituzioni esistenti, mantenere un’unica Internet globale senza confini e un ecosistema digitale che sia veramente aperto e promuova la concorrenza, garantendo la privacy e rispetti i diritti umani.
I firmatari si impegnano inoltre a rispettare i principi di neutralità della rete e
“astenersi dal bloccare o limitare l’accesso a contenuti, servizi e applicazioni legali su Internet”.
Non è chiaro come quella formulazione si adatterebbe a regolamenti firmati come l’Internet Safety Bill britannico, che richiede alle aziende di ridurre la visibilità dei contenuti online “legittimi ma dannosi”.
Il documento non menziona regimi autoritari specifici, ma un funzionario dell’amministrazione presidenziale statunitense ha accusato la leadership russa di ciò che le autorità statunitensi hanno fatto da tempo: censura e blocco di risorse digitali discutibili.
Diffidenza è stata espressa anche nei confronti della Cina, dal momento che, secondo i paesi riuniti intorno agli Stati Uniti, è uno dei leader del “nuovo pericoloso modello di politica di Internet”.
La Dichiarazione rileva che esiste un rischio di frammentazione di Internet, anche in connessione con le minacce del governo russo di disconnettersi completamente o parzialmente dalla rete globale, nonché agli abusi che si manifestano in attacchi informatici, censura online e disinformazione.
Tra coloro che hanno aderito alla dichiarazione ci sono tutti i membri dell’UE, Australia, Gran Bretagna, Italia, Georgia, Israele, Canada, Serbia, Ucraina, Giappone, nonché la Commissione europea e Taiwan.
Secondo l’amministrazione di Washington, nel tempo ci saranno ancora più firme sotto il documento.
Durante il briefing, il suo rappresentante ha rifiutato di chiarire se le autorità statunitensi avessero presentato domanda con questa dichiarazione alla Federazione Russa e alla Cina.
“Non credo che questa sarà una sorpresa per nessun Paese, anche per quelli che abbiamo sempre pensato fosse improbabile che si unissero a questo, ma non commenterò discussioni diplomatiche specifiche”
ha detto uno dei funzionari, rispondendo a una domanda dei giornalisti.
Si tratta di una bellissima iniziativa, anche se come al solito l’egocentrismo ha vinto su condivisione, comprensione e dialogo.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Privacy Officer e Data Protection Officer, è Of Counsel per Area Legale. Si occupa di protezione dei dati personali e, per la gestione della sicurezza delle informazioni nelle organizzazioni, pone attenzione alle tematiche relative all’ingegneria sociale. Responsabile del comitato scientifico di Assoinfluencer, coordina le attività di ricerca, pubblicazione e divulgazione. Giornalista pubblicista, scrive su temi collegati a diritti di quarta generazione, nuove tecnologie e sicurezza delle informazioni.
Aree di competenza:Privacy, GDPR, Data Protection Officer, Legal tech, Diritti, Meme
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.