Giovedì 12 maggio 2022 è stata inviata, a quasi 8000 indirizzi PEC di altrettante Pubbliche Amministrazioni italiane, una diffida a usare lo strumento Google Analytics, popolare strumento di monitoraggio e analisi per i siti web. Il motivo? Secondo l’European Data Protection Board, se non adeguatamente configurato, questo strumento lede i diritti degli utenti ed espone l’Ente a sanzioni anche pesanti.
“Sono ancora troppi i siti web delle PA italiane che non rispettano a pieno quanto previsto dal Regolamento Generale per la Protezione dei Dati Personali (GDPR): quando le violazioni vengono commesse dalle istituzioni pubbliche, oltre al diritto individuale dei cittadini viene lesa anche la credibilità della Democrazia.”
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è il paragrafo di apertura della presentazione del progetto MonitoraPA.
Portato avanti in modo totalmente volontario da “un gruppo di hacker italiani, attiviste e attivisti, cittadine e cittadini attenti alla privacy ed alla tutela dei diritti cibernetici nel nostro Paese” (come si legge nelle prime righe della PEC che hanno inviato a migliaia di PA italiane) con l’obiettivo di far rimuovere, dal codice dei portali istituzionali, Google Analytics.
Sul sito web dell’iniziativa è stato messo a disposizione l’elenco delle PA con tanto di analisi e tracking-id individuato.
Come saprete, Google Analytics è uno strumento di Google per il monitoraggio delle visite e delle attività degli utenti sui siti web. Disponibile sia per privati che per Enti, Aziende e Istituzioni, sono tantissimi i siti web che, anche in Italia, lo hanno implementato.
Ne abbiamo già parlato in altre occasioni, soprattutto perché in Europa, con l’approvazione del Regolamento EU 2016/679 “GDPR”, sono stati evidenziati profili d’incompatibilità di questo strumento con la normativa, iniziando proprio dal trasferimento dei dati personali.
A poche ore dall’invio delle migliaia di PEC da parte del gruppo attivista MonitoraPA, sui social si è scatenato un interessante dibattito, a tratti con toni piuttosto accesi, tra chi condivideva l’iniziativa e chi, invece, ha ritenuto la comunicazione minacciosa e destituita di fondamento.
Tra i vari interventi, credo che valga la pena leggere quello di Andrea Lisi, DPO e Titolare dello Studio Legale Lisi
“NO PANIC: Google Analitics per un ente pubblico è illegittimo? Dipende e va valutato caso per caso – consigli da DPO a DPO”
che ripercorre gli aspetti più squisitamente normativi della questione in modo abbastanza chiaro ed esauriente, anche se sotto alcuni aspetti meno tecnici mi trova non sempre concorde.
Tuttavia, oltre agli aspetti squisitamente tecnico-normativi, credo che ci sia anche un aspetto, nondimeno importante, di opportunità.
Ricordiamo infatti che parliamo dei portali web, delle “vetrine” istituzionali, di Enti Pubblici. Siti web dove i cittadini accedono per richiedere e beneficiare dei servizi della PA, non per svago o per diletto, e per questo credo che –più di altri siti web– essi debbano essere rispettosi della privacy dei cittadini stessi. Insomma, per dirla in modo brutale, ma perché devo far sapere a Google o a Facebook (o a qualsiasi altra azienda terza) che ho appena fatto richiesta di un alloggio popolare? Oppure che ho bisogno di una certa prestazione sanitaria?
Da un punto di vista squisitamente etico e morale apprezzo l’iniziativa MonitoraPA. Anche se ha scosso migliaia di DPO dalla tranquillità del loro rapporto con le PA italiane, credo che sia un messaggio forte e chiaro a chi ancora oggi subisce la più dannosa delle frasi, quel “abbiamo sempre fatto così” pronto a bloccare qualsiasi tipo di confronto, miglioria, innovazione. L’impressione, infatti, è che in molti siti web sia presente Google Analytics perché “si fa così“, spesso anche all’insaputa dei responsabili del sito stesso, è forte.
Da settembre 2020 (in corso) – Le PA pubblicano le statistiche di utilizzo dei propri siti web e possono, in funzione delle proprie necessità, aderire a Web Analytics Italia per migliorare il processo evolutivo dei propri servizi online – CAP1.PA.LA01;
Entro dicembre 2022 – Le amministrazioni coinvolte nell’attuazione nazionale del Regolamento sul Single Digital Gatewayattivano Web Analytics Italia per tutte le pagine da loro referenziate sul link repository europeo – CAP1.PA.LA18;
Entro dicembre 2023 – Almeno i Comuni con una popolazione superiore a 15.000 abitanti, le città metropolitane, le università e istituti di istruzione universitaria pubblici, le regioni e province autonome attivano Web Analytics Italia o un altro strumento di rilevazione delle statistiche di utilizzo dei propri siti web che rispetti adeguatamente le prescrizioni indicate dal GDPR – CAP1.PA.LA19;
Web Analytics Italia, per completezza, è la piattaforma di web analysis, basata su Matomo, messa a disposizione dall’AgID gratuitamente per le PA italiane: l’installazione, analogamente a Google Analytics, è semplice e banale ma i dati raccolti, relativi agli utenti, rimangono entro il perimetro europeo e tutelati dalla normativa GDPR.
P.S. Per verificare la conformità del Vs sito web potete usare la piattaforma Cookiebot, che effettua gratuitamente una analisi di conformità al GDPR del proprio sito web.
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Nato e cresciuto a Siena, è Responsabile della Cybersecurity dell’Università di Siena. Lavora nel campo ICT da oltre 20 anni, usando esclusivamente software libero. Da sempre attento alle tematiche sulla privacy e sui diritti civili digitali, attraverso il suo blog nato nel lontano 2000, è ancora attivamente impegnato nel sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.