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Un giovane seduto di profilo su una scalinata di cemento, all'esterno di un edificio scolastico o universitario moderno, guarda intensamente lo schermo del suo smartphone. Indossa una felpa scura con cappuccio, jeans e uno zaino nero appoggiato sui gradini. Sullo sfondo si estende un piazzale illuminato al crepuscolo, con un cielo che sfuma dall'arancione del tramonto al blu scuro. Dallo smartphone si sprigiona un'intricata rete digitale luminosa fluttuante nell'aria, formata da linee di connessione, nodi geometrici e ombre di silhouette umane, che simboleggia l'interconnessione globale e l'impatto dei social network.

Abbandono scolastico: 8,2% in meno tra spaccio e darkweb

22 Maggio 2026 07:28
In sintesi

L'abbandono scolastico in Italia è un problema strutturale che colpisce soprattutto i giovani più fragili, come gli studenti con background migratorio. La mancanza di integrazione sociale e lavorativa li espone a rischi di marginalità e radicalizzazione

Gia in passato avevamo affrontato questo problema su queste pagine, suggerendo – circa 3/4 anni fa – di non perdere quel capitale umano che stava per impiantarsi nelle scuole italiane. In un bellissimo saggio dal titolo “Investire sul capitale immateriale per la crescita, la competitività e l’occupazione” firmato dal Consigliere della Corte dei Conti Mario Ali scriveva cosi:

“Per rimanere interpreti principali del futuro e non semplici comparse occorre fare scelte ambiziose che riguardano soprattutto i giovani e la loro crescita qualitativa”.

Ora se le nostre parole possono anche non esser state lette – siamo un piccola realtà che da anni osserva questi fenomeni – quelle del Consigliere Alì è un vero danno non averle colte immediatamente.

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Si perché i recenti dati ISTAT sull’abbandono scolastico, se da una parte confortano, dall’altra fanno riflettere gli analisti più esperti. La dispersione scolastica nel range dei giovani che va dai 18 ai 24 anni, dal 2023 al 2025 è scesa dal 10,5% del 2023 all’8,2% del 2025, e se questo sembra un dato buono, bisogna andare a veder nel dettaglio per capire cosa accadrà e cosa stiamo perdendo.

Ed ecco che la situazione si ribalta parecchio, perché nel Mezzogiorno il tasso resta del 12,4% contro l’8% del Nord e del centro, la dispersione colpisce più i maschi con un 12% maschile contro il 7% femminile, con una dispersione del 24-26% per gli studenti con cittadinanza straniera a fronte dei 6-8% di studenti italiani.

Se questi freddi numeri possono sembrare poca cosa, in realtà si denota una frattura molto profonda: gli studenti con background migratorio continuano ad abbandonare la scuola con percentuali superiori rispetto agli altri. E qui il problema non è più educativo, ma diventa strutturale perché una parte dei giovani più fragili del paese rischia di uscire contemporaneamente dal sistema scolastico, dal mercato del lavoro qualificato e dai processi di integrazione sociale.

Se la storia ha insegnato qualcosa, possiamo fare un confronto con l’immigrazione dal meridione d’Italia verso il nord negli anni del boom economico. Quella massa critica che si muoveva verso le aree industrializzate del paese, pur tra sacrifici, sfruttamento e duro lavoro che le industrie “offrivano” riusciva comunque a sperare in futuro migliore, soprattutto da destinare ai figli che erano nelle scuole, mentre gli operai fabbricavano auto, e le mamme erano in casa a governare e rendere felice anche modeste abitazioni sottoscala.

Certo i dati dell’abbandono scolastico erano anche presenti in quegli anni, e le inchieste giornalistiche di Giuseppe Marrazzo lo avevano evidenziato molto, ma quell’Italia possedeva una struttura produttiva capace, nel bene e nel male di assorbire parte di quei giovani dentro il mondo del lavoro. Oggi quel sistema non esiste più e quando il vuoto sociale non viene riempito dallo stato, altri attori provano ad occuparlo.

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E quando lo Stato non c’è come abbiamo visto in passato – anche qui, non leggendo bene la storia – la criminalità organizzata occupa lo spazio lasciato vuoto. La Direzione Centrale per i servizi Antidroga, indica in 27.989 persone segnalate all’AG per reati droga, di questi più di 10mila sono stranieri, di cui 372 minori con gli indicatori sempre in aumento dal 2023.

Questi dati evidenziano ancor di più quanto questa frattura sia profonda se non doppia nella sua struttura. Da un lato la scuola che non riesce a trattenerli, dall’altro il senso identitario, l’appartenenza familiare, religiosa e culturale che resta forte perché non sempre trova una mediazione positiva tra lo spazio pubblico.

Quando questa mediazione fallisce, il giovane immigrato o figlio di immigrati non diventa automaticamente un criminale, ma diventa più esposto. Esposto alla strada, esposto all’economia illegale, esposto al reclutamento identitario, esposto a chi gli offre appartenenza, soldi, ruolo, protezione e riscatto.

Se negli anni 50/70 la fabbrica pur durissima e discriminate, comunque rappresentava una struttura di contenimento, lavoro, sindacato identità collettiva, salario e futuro. Oggi quel meccanismo non esiste più ed il giovane non trova né più la scuola, né più il lavoro.

Chi abbandona la scuola non entrando nel mondo del lavoro, entra più facilmente nel lavoro nero, nella microcriminalità, nello spaccio nelle periferie abbandonate da amministratori che da anni promettono di recuperarle, nella violenza giovanile. Questi ragazzi si rifugiano facilmente nei social network dove insistono vere e proprie organizzazioni di reclutamento per trascinare nel darkweb dove possono entrare in contatto con economie illegali, mercati criminali e sistemi di reclutamento allo spaccio, alle frodi informatiche o altre attività illecite.

Il livello successivo è ancora più delicato, perché riguarda la sicurezza interna e la stabilità sociale del paese. Un giovane che abbandona precocemente la scuola, vive in una condizione di marginalità economica, cresce in spazi fragili e non trova un reale percorso di integrazione, rischia di diventare terreno fertile per altri circuiti, fuori dai confini nazionali, quali ambienti estremisti o reti radicali.

L’indicatore della radicalizzazione è sempre più sotto osservazione. Negli ultimi anni si è intensificato il monitoraggio degli istituti penitenziari, ed è stato evidenziato, come un giovane che entra precocemente nei circuiti della microcriminalità una volta arrestato ritrovandosi in carcere, è ulteriormente esposto alle dinamiche di proselitismo ideologico.

In questo caso poi non servono grosse organizzazioni visibili, basta una narrativa vittimistica, le comunità online, una continua propaganda, l’isolamento sociale e la rabbia personale a trasformare un giovane escluso dal percorso educativo in uno strumento di violenza, propaganda o destabilizzazione.


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Villani 150x150
Dilettante nel cyberspazio, perenne studente di scienze politiche, sperava di conoscere Stanley Kubrick per farsi aiutare a fotografare dove sorge il sole. Risk analysis, Intelligence e Diritto Penale sono la sua colazione da 30 anni.
Aree di competenza: Geopolitica, cyber warfare, intelligence, Diritto penale, Risk analysis