L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni italiana ha inflitto a Cloudflare Inc. una sanzione amministrativa superiore ai 14 milioni di euro per mancato rispetto della normativa italiana contro la pirateria online. Il provvedimento è stato adottato dal Consiglio dell’Agcom nella seduta del 29 dicembre 2025, con il voto contrario della commissaria Elisa Giomi, ed è stato notificato l’8 gennaio 2026.
La decisione, formalizzata con la delibera n. 333/25/CONS, conclude un procedimento avviato a seguito dell’inosservanza di un ordine precedentemente impartito dall’Autorità.
L’Autorità aveva ordinato a Cloudflare di disabilitare l’accesso ad una serie di contenuti pirata in attuazione di quanto previsto dalla Legge antipirateria 93/2023. In particolare, era stato chiesto alla Società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, di provvedere alla disabilitazione della risoluzione DNS dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente.
In particolare, l’Autorità ha accertato la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare la quale, anche dopo la notifica dell’ordine, ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti.
La normativa di riferimento prevede l’irrogazione di una sanzione fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione laddove l’inottemperanza riguarda ordini impartiti dall’Autorità nell’esercizio delle sue funzioni di tutela del diritto d’autore: conseguentemente, è stata applicata una sanzione pari all’1% del fatturato globale della società.
Il provvedimento, oltre a costituire una delle prime sanzioni pecuniarie in materia di diritto d’autore, assume particolare rilevanza alla luce del ruolo svolto da Cloudflare; infatti, una larghissima percentuale dei siti oggetto di blocco da parte dell’Autorità in applicazione del regolamento sulla tutela del diritto d’autore online utilizza i servizi offerti da questa Società per diffondere illecitamente opere tutelate.
Con tale decisione l’Agcom dà piena applicazione alla legge antipirateria, la quale ha ampliato espressamente il novero dei soggetti obbligati a contrastare gli atti di pirateria dando seguito agli ordini dell’Autorità ricomprendendo tutti i fornitori di servizi della società dell’informazione coinvolti a qualsiasi titolo nell’accessibilità del sito web o dei servizi illegali, quali i fornitori di servizi di VPN e quelli di DNS pubblicamente disponibili, ovunque residenti e ovunque localizzati, i soggetti gestori di motori di ricerca.
Dalla sua adozione, nel febbraio 2024, ad oggi con Piracy Shield sono stati disabilitati oltre 65 mila FQDN e circa 14 mila IP destinati alla fruizione di contenuti illeciti.