
In questo periodo stiamo assistendo a un’ondata senza precedenti di nuovi LLM: dopo l’arrivo di Gemini 3.0 e il lancio di Claude Opus 4.5, anche la Cina ha deciso di muoversi nello stesso giorno di Claude presentando un nuovo modello che, a detta loro, sarebbe il migliore di tutti.
Il 24 novembre, Alibaba ha annunciato Qwen3Max, disponibile in beta pubblica da una settimana, che aveva già superato i 10 milioni di download. Un record capace di cancellare tutti quelli precedenti.
In pochissimo tempo ha messo in ombra ChatGPT, Sora e persino DeepSeek, diventando l’applicazione di intelligenza artificiale con la crescita più rapida mai vista. Era la seconda mossa cinese di Alibaba nel 2025, dopo che DeepSeek aveva già scosso il settore all’inizio dell’anno.
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Le azioni del colosso cinese a Hong Kong sono salite del 4,13%. Nessun comunicato ufficiale altisonante, nessun evento in streaming con luci stroboscopiche: solo numeri che parlano da soli. E i mercati, come sempre, non si sbagliano quando fiutano un cambio di passo.
Tutto era cominciato il 17 novembre, Qwen3 – il modello open source, il più potente del momento – era già pronto a integrarsi con la vita reale: acquisti, navigazione, prenotazioni. Non è un chatbot che risponde, è un assistente che fa. E lo faceva senza chiedere soldi, né carta di credito.
Il 18 novembre, appena 24 ore dopo il debutto, Qwen3Max era già quarto nell’App Store cinese tra le app gratuite, scavalcando DeepSeek. Ma la vera notizia non era la classifica: erano i server in tilt. L’hashtag “Qwen3Max di Alibaba si è bloccato” era esploso. La risposta ufficiale? Una sola frase, secca e ironica: “Sto bene”. Niente scuse tecniche, niente promesse di risoluzione entro 24 ore. Solo un “sto bene” che, in realtà, gridava: “Siamo stati travolti”.
Il giorno dopo, il 19, era già terza. Senza spot televisivi, senza partnership milionarie, solo una comunità che usava, condivideva, e soprattutto chiedeva all’app di fare cose. E l’app provava a farle, a volte con successo, a volte no – ma abbastanza da convincere milioni di persone a tenerla sul telefono.
Secondo Guancha.cn, nessuna app AI aveva mai raggiunto 10 milioni di download in così pochi giorni. ChatGPT ci aveva messo 40 giorni via web; la sua app iOS, lanciata in un solo mercato, aveva fatto mezzo milione in una settimana. Doubao di ByteDance, nonostante un lancio multipiattaforma, aveva impiegato mesi per arrivare a 9 milioni su iOS. DeepSeek, pur con i suoi 2,26 milioni in una settimana a gennaio 2025, non era partito così forte.
Dietro Qwen non c’è solo marketing. Il modello open source lanciato da Alibaba nel 2023 ha superato Llama e DeepSeek tra gli sviluppatori, guadagnandosi una reputazione solida. Oggi la serie Qwen conta oltre 600 milioni di download globali. L’ultimo arrivato, Qwen3-Max, si piazza tra i primi tre al mondo – e in alcune metriche batte perfino GPT-5 e Claude Opus 4.
Non è un fenomeno confinato alla Cina. Anche in Silicon Valley ne parlano. Brian Chesky, CEO di Airbnb, ha dichiarato pubblicamente che la sua azienda “fa forte affidamento su Qwen” perché è più veloce e preciso dei modelli di OpenAI. Jensen Huang di NVIDIA ha aggiunto che Qwen sta dominando il mercato open source globale, con una crescita costante e senza sbandate.
Per Alibaba, Qwen3 non è un’app tra le tante. È la porta d’accesso all’era dell’AI agente: un’intelligenza che non aspetta domande, ma agisce. E lo fa con un piano concreto: collegarsi all’e-commerce, alle mappe, ai servizi locali. Non basta cercare un ristorante: l’obiettivo è prenotare il tavolo, scegliere il vino, e magari chiamare un taxi per tornare a casa.
Questo è il vero cambio di passo. Non si tratta più di “chiedi e ti sarà dato”, ma di “dillo e sarà fatto”. Alibaba lo chiama esplicitamente: “assistente personale in grado di portare a termine progetti”. Il focus è sull’AI agente – un sistema che capisce, pianifica, esegue. E lo fa attraverso scenari complessi: non solo testo, ma azioni concatenate tra e-commerce, logistica, servizi.
L’integrazione con l’ecosistema Alibaba non è un optional, è il nucleo. L’app dovrà dialogare con Taobao, AutoNavi, Ele.me. L’obiettivo? Far sì che l’AI non rimanga un giocattolo per tech-entusiasti, ma entri nei capillari dell’economia reale: consegne, transazioni, assistenza clienti, gestione di flotte, prenotazioni. Tutto in automatico, o quasi.
Gli analisti lo vedono chiaro. Zheng Hongda di Western Securities parla di un ciclo di monetizzazione in arrivo, basato su abbonamenti e traffico mirato. Dongfang Securities va oltre: Qwen non solo rafforzerà la leadership di Alibaba nell’AI, ma alimenterà gli altri servizi del gruppo – condivisione di utenti, cross-promozione, ricavi più veloci. Non è solo un’app: è un motore di sistema.
L’AI non è più un lusso futuro. Con Qwen, Alibaba la trasforma in uno strumento di lavoro quotidiano. Non serve più un ingegnere per usare un modello avanzato: basta un telefono e una richiesta semplice. “Organizzami una cena per venerdì con i colleghi, budget 300 yuan, vicino all’ufficio, con opzione vegetariana.” L’app ci prova. A volte ci riesce. E quando funziona, cambia tutto.
Questo è il nuovo paradigma: non più AI come risorsa specializzata, ma come infrastruttura invisibile. Come l’elettricità. Come il Wi-Fi. Qualcosa che c’è, che lavora, e che ti permette di fare di più, più in fretta, con meno sforzo. Alibaba non sta lanciando un prodotto: sta costruendo un nuovo strato operativo per l’economia digitale.
E alla fine, forse, non si tratterà neanche più di “vincere” la competizione globale. Perché se l’AI diventa davvero un servizio di base – come l’acqua e la corrente – chi la controlla non conta quanto chi la distribuisce, la mantiene, la rende utile ogni giorno. E su questo terreno, Alibaba sta mettendo le tende.
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