
Amnesty International ha attivato un proprio sito accessibile tramite dominio .onion sulla rete Tor, offrendo così un nuovo canale sicuro per consultare informazioni e ricerche dell’organizzazione. L’iniziativa, lanciata ufficialmente nel dicembre 2023, nasce dall’esigenza di garantire accesso ai contenuti anche in quei Paesi dove il sito principale viene oscurato o pesantemente monitorato.
La decisione arriva in un contesto globale segnato da crescenti restrizioni digitali. In Stati come Russia, Iran e Cina, l’intero portale di Amnesty International risulta bloccato, impedendo ai cittadini di informarsi liberamente sulle violazioni dei diritti umani. In diverse altre regioni, invece, la navigazione è esposta a sorveglianza governativa, con rischi diretti per attivisti, giornalisti e dissidenti.
Tor, acronimo di The Onion Router, rappresenta uno strumento fondamentale per aggirare queste limitazioni. La rete utilizza una serie di relay gestiti da volontari e applica più livelli di crittografia, rendendo estremamente difficile risalire all’indirizzo IP dell’utente. Questo sistema consente un livello di anonimato più elevato rispetto alla navigazione tradizionale.
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Nei browser comuni, l’accesso a un sito avviene tramite DNS e connessioni dirette al server, un processo che espone gli utenti al tracciamento del loro indirizzo IP. Questo elemento, paragonabile all’indirizzo di ritorno di una lettera postale, può essere utilizzato per mappare le attività digitali di una persona senza che ne abbia consapevolezza.
Il browser Tor, invece, inoltra i dati attraverso una catena di nodi distribuiti, mascherando la vera origine del traffico. Quando si accede a un dominio .onion, la comunicazione non abbandona mai la rete Tor e beneficia di una crittografia end-to-end, riducendo ulteriormente i rischi di intercettazione o identificazione.
Amnesty International ha scelto questa infrastruttura proprio per proteggere gli utenti che consultano materiali sensibili relativi a denunce, indagini e campagne sui diritti umani. L’obiettivo è permettere l’accesso a informazioni indipendenti anche in contesti autoritari, senza che chi naviga sia costretto a esporre la propria identità digitale.
La necessità di strumenti come Tor è emersa in modo ancora più evidente dopo indagini come il Project Pegasus del 2021, in cui Amnesty ha documentato l’uso dello spyware della società NSO Group per monitorare fino a 50.000 dispositivi mobili. Tecnologie di questo tipo, utilizzate da governi di varie nazionalità, hanno colpito attivisti, avvocati, giornalisti e oppositori politici.
In un’epoca segnata da sorveglianza avanzata e censura mirata, l’apertura del sito .onion di Amnesty International si inserisce in una più ampia strategia di difesa della libertà digitale. Fornire accesso sicuro ai contenuti è un passo concreto per permettere alle persone di informarsi senza mettere a rischio la propria privacy o la propria sicurezza personale.
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