
Negli anni Microsoft ha cercato di mantenere l’impatto di BitLocker sulle prestazioni entro limiti contenuti, storicamente inferiori alla doppia cifra percentuale. L’obiettivo è sempre stato garantire la protezione dei dati senza penalizzare in modo significativo l’esperienza d’uso, un equilibrio che oggi risulta più complesso a causa dell’evoluzione dell’hardware.
La diffusione delle unità NVMe ha infatti innalzato in modo significativo le velocità di input/output. Questi dispositivi offrono prestazioni molto superiori rispetto alle generazioni precedenti, ma richiedono anche una maggiore capacità di elaborazione quando i dati vengono cifrati e decifrati in tempo reale. In questo scenario, le operazioni crittografiche di BitLocker possono incidere maggiormente sull’utilizzo della CPU.

L’effetto diventa più evidente nei carichi di lavoro ad alta intensità di I/O. Attività come il gaming, l’editing video professionale o la compilazione di grandi progetti software possono risentire di un aumento della latenza o di un consumo più elevato delle risorse di sistema quando la crittografia è gestita interamente via software.
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La crescente aspettativa degli utenti in termini di prestazioni ha reso necessario ripensare l’approccio alla sicurezza. La protezione dei dati resta centrale, ma deve essere accompagnata da soluzioni capaci di sfruttare le nuove architetture hardware senza trasformarsi in un collo di bottiglia.
In questo contesto, Microsoft ha annunciato il mese scorso, durante Microsoft Ignite, l’introduzione di BitLocker con accelerazione hardware. La nuova implementazione è progettata per combinare livelli di sicurezza elevati con prestazioni più efficienti, riducendo il carico computazionale sulla CPU.
A partire dall’aggiornamento di settembre 2025 per Windows 11 24H2 e con il rilascio di Windows 11 25H2, BitLocker potrà sfruttare nuove funzionalità offerte da System on Chip e CPU di prossima generazione, oltre al supporto già esistente per la tecnologia UFS Inline Crypto Engine. L’obiettivo è migliorare la gestione della crittografia sulle unità NVMe attuali e future.
Tra le principali novità rientra l’offload delle operazioni crittografiche verso motori dedicati, che consente di liberare risorse della CPU e migliorare anche l’efficienza energetica. Le chiavi di crittografia vengono inoltre protette tramite hardware, affiancando il ruolo del Trusted Platform Module e riducendo l’esposizione a vulnerabilità legate a CPU e memoria.
Nei dispositivi compatibili dotati di unità NVMe e SoC in grado di supportare l’offload crittografico, BitLocker con accelerazione hardware sarà attivo di default con algoritmo XTS-AES-256. Il supporto iniziale arriverà sui sistemi Intel vPro con processori Intel Core Ultra Series 3, nome in codice Panther Lake, con un’estensione prevista anche ad altre piattaforme hardware.
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