Il fattore umano nella cyber security, è spesso la causa principale di tutte le vulnerabilità. Attraverso la metafora dei Puffi, in questo articolo scopriremo come personalità diverse all’interno di un team possano generare errori, conflitti o specifiche inefficienze sfruttabili dai malintenzionati. Dalla rigidità di “Quattrocchi” all’eccesso creativo di puffo “Inventore”, emerge un punto chiave: senza la consapevolezza e la comunicazione, anche i team più competenti e preparati rischiano di creare dei varchi critici nella sicurezza informatica.
Tutta colpa di Sanremo! Ancora Sanremo? Sì, ho visto Cristina d’Avena sul palco dell’Ariston che mi ha triggerato dei ricordi. Poi ci ho pensato e ripensato e mi è venuta voglia di raccontarti cosa ci azzecca il coaching con i Puffi. Se vuoi restare qui con me, oggi vorrei giocare un po’…
Alti due mele o poco più (io li immaginavo più piccoli!) con l’ acerrimo nemico Gargamella, ossessionato da quei piccoli omini blu, laboriosi, rispettosi della natura, pacifici e poi quella birba di Birba… Ogni puffo ha un talento ben delineato, una caratteristica che li rende unici, sono parte di una comunità eppure, nonostante la furbizia, ogni tanto qualcuno finisce quasi nel pentolone. Come mai?
Gargamella è astuto, si inventa mille mosse e Birba è sempre in allerta!
Ti ricorda qualcosa, caro operatore Cyber?
A volte la vulnerabilità viene scoperta per semplice disattenzione, a volte perché un conflitto tra quelle personalità fortissime crea un varco, a volte perché si prova e magari non sempre ci si riesce. Ed eccoli lì, Gargamella e Birba pronti ad approfittarne!
Dicevo di voler giocare e allora, in quale di questi profili riconosci i tuoi colleghi?
E come, alcune domande, potrebbero aiutarvi a non disperdere energie contro Gargamella?
“L’avevo detto io!”… vorresti lanciare il tuo collega fuori dalla porta? Forse è Puffo Quattrocchi, quello preciso, pedante, quello che ci tiene a farti notare che potevi chiedere a lui quando il patatrack è già fatto. Ha anche dei lati positivi, dai… vero? E adesso immagina se Quattrocchi usasse quel suo ditino non per giudicare il tuo errore, ma per aiutarti a non commetterlo. Caro Puffo Quattrocchi, come potresti usare la tua conoscenza per far sentire i tuoi colleghi più sicuri invece che più piccoli?
E se “L’ho puffata con le mie mani”… Non dirmi che il tuo vicino di desk è Puffo Inventore? L’automatizzatore seriale, si fa lo script! Dai, mica a mano! Cosa siamo? Nel Medioevo? Ti ricordi tutte quelle volte in cui si è talmente innamorato della sua tecnica sopraffina che ha perso di vista lo scopo finale? Creativo e super tecnico allo stesso tempo, pensa come sarebbe se non si incantasse a raccogliere più puffragole di quelle che servono! Caro Puffo Inventore, fermati un momento: in che modo quello che stai elaborando è utile per raggiungere l’obiettivo comune?
Lo so che hai quel collega vanesio che adora far vedere quanto è bravo… si puffa nello specchio più della Regina cattiva di Biancaneve. Il tuo caro collega potrebbe essere Puffo Vanitoso. Sì, non è proprio il tuo preferito, forse, ma pensa se tu riuscissi ad avere quel pochino della sua autostima e pensa cosa accadrebbe se usaste questo talento per valorizzare il lavoro del team anzichè del singolo. E se invece della perfezione, voi, insieme, miraste all’eccellenza? Caro Puffo Vanitoso, cosa succederebbe se, durante una presentazione, ammettessi un errore tecnico?
Puffo Forzuto, il palestrato, un energy drink e via a gestire criticità per 12 ore di fila… Ti viene da dirgli “Oh, rilassati!” ma lui non desiste, c’ha da spiccià. Caro Puffo Forzuto, cosa fai per riposarti?
Ancora uno? Scelgo Puffo Sarto, quello delle policy e delle procedure che però hanno sempre qualcosa che non va bene e lui fa come dice lui anziché seguire i processi… ad hoc, sartoriale! Fa infuriare? Come? Tu rispetti tutte le regole e lui fa come vuole? Ti piacerebbe essere un po’ così, con quel vestito “chic che non impegna”? Caro Puffo Sarto, se Birba attaccasse adesso, la tua policy “leggermente taroccata” sarebbe un paracadute o una zavorra?
Ancora uno? E va bene, anche se “Io odio puffare!”, Puffo Brontolone, la pentola di fagioli… dai che anche lui ha i suoi lati positivi! Dopotutto è quello che, più di te, odia le cose inutili e non se lo tiene per sè! Caro Puffo Brontolone, quale domanda faresti che nessuno ha ancora avuto il coraggio di porre?
Potrei andare avanti a lungo tra Puffo Pigrone, Puffo Curioso, Puffo Stonato, Puffo Poeta, Puffo Golosone…
In realtà c’è un puffo che non posso non ricordarti, perchè quello c’è sicuramente nel tuo team… e se non c’è… “Houston, abbiamo un problema”.
Grande Puffo, il saggio, il punto di riferimento. Oh, ma non è facile nemmeno per lui. Spesso il leader cade nel bisogno di controllo, nella fatica di dover avere sempre la strategia pronta. Hey Grande Puffo, ti vedo… Quale spazio ti stai ritagliando per rigenerarti, affinché la tua guida rimanga lucida e non dettata dalla stanchezza?
I puffi sono così tanti che c’è sicuramente un puffo che ti rispecchia di più e il coaching è uno strumento per cercare di restare puffumani, attraverso domande, ascolto profondo, assenza di giudizio, restituzione di feedback… ti aiuta a trovare e a valorizzare quel talento che ti distingue da tutti, che sia la divisa rossa oppure una matita all’orecchio perché abbiamo bisogno di connetterci prima al nostro talento e poi a quello degli altri e, insieme, facendo brillare ognuno i propri punti di forza, possiamo tendere all’eccellenza.
Lavorare su di sé non è facile anzi (!) è scomodo però, lavorare su di sé per un obiettivo condiviso è ciò che trasforma un gruppo di tecnici in un vero Villaggio dei Puffi.
E tu, che puffo senti di essere oggi? Puffaci su.