Succede tutto in fretta. I sistemi si fermano e, nel giro di poco, l’intera macchina sanitaria inizia a rallentare fino a bloccarsi.
All’ospedale Papardo di Messina è andata così, come riportato da Messina Today. Un attacco informatico ha mandato fuori uso terminali, database e piattaforme interne, creando problemi immediati: prenotazioni più lente, difficoltà operative e una gestione dei pazienti decisamente più complicata.
Si lavora ancora. Senza pause. Il ripristino procede gradualmente, con una logica precisa: prima le aree più delicate. Oncologia e Pronto Soccorso sono in cima alle priorità, perché lì non si può aspettare. L’obiettivo è semplice, almeno sulla carta: rimettere in piedi i servizi essenziali e ridurre al minimo i disagi.
Non è tutto fermo, ma nemmeno fluido. Un equilibrio precario che il personale sta cercando di gestire. Intanto, anche al Policlinico di Messina si registrano problemi nelle prenotazioni. In questo caso, però, si parla di un guasto tecnico a un server. Le verifiche sono ancora in corso.
Il punto è che questo episodio non arriva da solo. I dati più recenti mostrano una crescita delle esposizioni sul dark web: nel 2025 si registra un aumento del 5,8%. Al contrario, gli alert sul web pubblico calano, ma diventano più pesanti. Più completi, più rischiosi. La Sicilia rappresenta il 9,7% degli alert nazionali. Terzo posto, dietro Lazio e Lombardia. E il Sud, nel complesso, concentra il 31,8% delle segnalazioni.
Secondo gli analisti, questo indica una vulnerabilità strutturale sul fronte della sicurezza digitale. Non è un dettaglio, anche se spesso passa in secondo piano.
“L’Isola è ormai un bersaglio stabile per i cyber criminali”. A dirlo è Gabriele Urzì, dirigente nazionale FABI e responsabile salute e sicurezza FABI Palermo. Il contesto è quello di un’analisi più ampia sui dati e sulle esposizioni digitali. Gli attacchi diventano più sofisticati, anche grazie all’evoluzione tecnologica, e i dati rubati sono sempre più completi.
Password, email, username, indirizzi. E in molti casi anche combinazioni più delicate, come dati personali associati a carte di credito. Oppure email e password, una coppia che apre parecchie porte.
Per la community di Red Hot Cyber: il punto non è solo tecnico, e forse non lo è mai stato davvero. La superficie d’attacco si allarga insieme alle abitudini poco attente degli utenti, e oggi gli attacchi di ingegneria sociale superano ormai la metà del totale. Questo dovrebbe far riflettere più di qualsiasi dato. Perché finché resta questo squilibrio tra tecnologia e comportamento umano… gli attacchi non si fermeranno.