L’energia necessaria per far funzionare i computer di una flotta globale di auto a guida autonoma potrebbe generare emissioni di gas serra pari a quelle di tutti i centri di elaborazione dati del mondo.
Questo perché, per poter guidare autonomamente, queste auto richiedono un’enorme quantità di potenza di calcolo per eseguire algoritmi sofisticati e videocamere integrate per navigare nel traffico in modo sicuro.
La scoperta, annunciata venerdì dai ricercatori del MIT, si basa su un modello statistico che ha calcolato la produzione di energia che una flotta di 1 miliardo di veicoli elettrici autonomi genererebbe se funzionasse una sola ora al giorno. Il risultato sarebbe pari approssimativamente allo 0,3% delle emissioni mondiali di gas serra.
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Sebbene si tratti solo di previsioni, Soumya Sudhakar, una delle principali ricercatrici del MIT, spera che i risultati ottenuti facciano capire ai produttori di auto a guida autonoma che la loro priorità dovrebbe essere l’efficienza informatica.
“Tutto ciò potrebbe comportare enormi difficoltà”, ha dichiarato in un comunicato. “Ma se riusciamo ad anticipare questa problematica, potremmo progettare veicoli autonomi più efficienti e con una minore impronta di carbonio”.
Le principali case automobilistiche, da Tesla a GM, hanno scommesso molto sul futuro delle auto a guida autonoma. Allo stesso tempo, però, hanno dovuto affrontare diversi problemi relativi alla sicurezza, sfide tecnologiche e ritardi.
Tuttavia, il settore sembra essere molto promettente: è stato stimato approssimativamente 22 miliardi di dollari nel 2022 e potrebbe crescere fino a quasi 76 miliardi di dollari entro il 2027, secondo le statistiche.
Tesla a guida autonoma
La ricerca
Per studiare l’impatto di questa crescita i ricercatori hanno costruito un modello per calcolare quante emissioni genererebbero i computer a bordo di una flotta di veicoli completamente elettrici e autonomi.
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Il modello ha stimato 1 miliardo di veicoli in una flotta globale, insieme all’energia che il computer di ogni auto utilizzerebbe, circa 840 watt, le ore medie di guida individuale e l’intensità di carbonio dell’elettricità che alimenta ogni computer.
Sebbene all’apparenza possa sembrare un’operazione semplice, Sudhakar ha affermato che è molto difficile da calcolare, perché ci sono molte variabili in gioco e non sappiamo ancora come i veicoli a guida autonoma cambieranno le abitudini di guida.
Secondo alcune ricerche, ad esempio, le auto a guida autonoma porterebbero a tempi di guida più lunghi, perché le persone possono lavorare in multitasking. Secondo altri, invece, i tempi di guida diminuirebbero perché i computer troverebbero le strade più veloci per raggiungere le destinazioni richieste.
Minimizzare i danni
I ricercatori hanno anche scoperto che per evitare che le emissioni generate dai computer aumentino a dismisura nei prossimi decenni, ogni veicolo autonomo dovrebbe consumare meno di 1,2 kilowatt di energia per le procedure informatiche, il che richiederebbe il raddoppiamento dell’efficienza dell’hardware all’incirca ogni 1,1 anni, un ritmo significativamente più sostenuto rispetto a quello attuale.
In alcuni casi gli scienziati hanno anche scoperto che le aziende che si occupano di guida autonoma dovrebbero raddoppiare l’efficienza dei loro computer all’incirca ogni anno affinché la flotta globale non superi queste stime sulle emissioni entro il 2050.
Per aumentare l’efficienza gli scienziati potrebbero sviluppare hardware specializzati progettati per eseguire algoritmi di guida specifici.
Ma questo comporta un’ulteriore sfida, secondo Sudhakar, poiché i veicoli solitamente hanno una durata compresa tra i 10 e i 20 anni. Quindi, qualsiasi attuale aggiornamento dell’hardware potrebbe non essere “a prova di futuro” per gli algoritmi che verranno.
I ricercatori potrebbero anche cercare di rendere gli algoritmi più efficienti e di aver bisogno di meno potenza di calcolo, ma probabilmente per aumentare l’efficienza dovrebbero sacrificare la precisione e quindi compromettere la sicurezza del veicolo.
Conclusioni:
Vivienne Sze, autrice dello studio e professoressa associata presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e Informatica del MIT, ha dichiarato di sperare che i produttori di auto a guida autonoma tengano conto delle emissioni e dell’efficienza energetica della tecnologia.
“Il consumo energetico di un veicolo autonomo è davvero fondamentale”, ha detto Sze. “Non solo per prolungare la durata della batteria, ma anche per la sostenibilità”.
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Laureata in Mediazione Linguistica per le lingue inglese e spagnolo, attualmente lavora come copywriter presso s-mart.biz, società leader nella sicurezza informatica.
Aree di competenza:Innovazione tecnologica, Awareness, Redazione Red Hot Cyber
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
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