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Baby gang in Rosa. Picchiavano e bullizzavano sui social le loro amiche. 15 arrestate dalla polizia.

Baby gang in Rosa. Picchiavano e bullizzavano sui social le loro amiche. 15 arrestate dalla polizia.

23 Aprile 2022 08:35

Succede a Siena dove menavano come se fossero dei maschi e i social erano la loro arena.

Jeans e fisico scattante e sguardo da dure. Sono ragazzine tra i 14 e i 15 anni che si divertivano a menare le loro coetanee e a schernirle sui social. Ma non sono riuscite a farla franca dalla polizia, riporta la rivista la nazione di Siena.

Ecco il nuovo fenomeno che sta emergendo, quello delle “baby gang in rosa” dove bullismo e cyberbullismo si incontrano assieme per generare un cocktail devastante.

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Dietro le aggressioni, svolte sempre in luoghi appartati, non c’erano particolari motivi, anche se di queste ne sono state fatte a diecina, cosa che ha fatto allertare la polizia.

Si aggiravano in taverne di notte o in pieno giorno. Di giorno hanno colpito duramente in una piazzetta che porta alla Metropolitan, accanto al Conad City. In questo luogo era il loro ritrovo, dove sono state viste bere e fumare.

La leader era una quindicenne, riporta il questore Riccardo Signorelli, alla quale è stata perquisita l’abitazione in cerca di prove. Anche le sue compagne, dove ognuna aveva all’interno della banda un proprio ruolo hanno subito la sua stessa sorte. Riporta la questura che occorre:

Indagate per atti criminali commessi sia attraverso i social che fisicamente, ai danni di giovani coetane”.

I social erano il loro campo di battaglia, dove gli inquirenti stanno indagando anche relativamente ad una chat di gruppo su whatsapp tramite il quale comunicavano, che si chiamava appunto “baby gang”.

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Ovviamente più riscuotevano successo nelle loro azioni, maggiore era la forza del gruppo.

La loro vittima veniva individuata e poi bersagliata sui social e nel momento dell’aggressione, veniva ripresa da uno smartphone per poi essere messa in rete. Veniva quindi lanciato un messaggio di “potenza della gang”, riportano gli investigatori.

Chi prendeva le distanze dal gruppo non la passava liscia, secondo quanto ricostruito dagli uomini del questore Pietro Milone, diventando a loro volta vittima di quelle che erano state fino a poco prima le loro “amiche”.  


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