Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime e Analisi Vulnerabilità

Bias cognitivi e cybersecurity: l’errore fatale del “non ho nulla da nascondere”

14 Novembre 2025 22:22

In Italia, ogni anno oltre 3.000 persone perdono la vita sulle strade, nonostante tutti conoscano le regole basilari della sicurezza. Nel cybercrime, lo scenario non è poi così diverso: milioni di vittime ogni anno, anche se ormai è risaputo che i link sospetti sono trappole da evitare. E se il phishing continua ad esistere in tutte le sue forme, questo significa che qualcuno ancora ci abbocca.

Allora, come spiegare questa contraddizione? Entrano in gioco i bias cognitivi, scorciatoie mentali che ci fanno pensare “TANTO”: “tanto non ho nulla da rubare”, oppure “tanto a me non succederà mai”, oppure “tanto io ci faccio sempre attenzione” e così via. Si tratta di un errore fatale, perché chiunque può diventare una porta d’accesso per obiettivi più interessanti, o un capro espiatorio perfetto per attività criminali, oppure banalmente un automatismo dei cybercriminali ha trovato un buco nel computer o nel telefono e ci si è infilato dentro.

Il “Manuale CISO Security Manager” nasce per aiutare i professionisti della sicurezza a capire e fronteggiare questi meccanismi psicologici, che mettono in crisi anche le tecnologie più avanzate.

L’illusione del “tanto non ho nulla da nascondere”

Pensare di non essere un bersaglio per i cybercriminali è il bias più rischioso. Ogni utente è, di fatto, un asset prezioso per almeno tre motivi chiave:

  • Ponte di accesso: ogni persona è collegata a reti di amici, familiari e colleghi più interessanti. I criminali usano queste catene di fiducia per raggiungere obiettivi di alto valore.
  • Capro espiatorio: le identità rubate servono per effettuare frodi, aperture di conti bancari e attacchi nascosti a nome di ignare vittime.
  • Fonte di credenziali: password riciclate e dati personali diventano munizioni per sferrare attacchi più sofisticati.

Ma quindi cosa ci insegna la sicurezza stradale?

I dati ISTAT raccontano una storia drammatica: morti causate da comportamenti evitabili quali guida distratta o abuso di alcol, nonostante le campagne di sensibilizzazione che vanno avanti da decenni. E quindi, se la gente rischia la vita fisica ignorando regole note, perché dovrebbe rispettare norme che sembrano invisibili perchè stanno dietro ad uno schermo?

Anatomia dei bias nella cybersecurity

  • Bias di invulnerabilità: “A me non succederà mai”. Il cervello ignora che i criminali cercano accessi e identità, non solo ricchezze.
  • Bias del controllo illusorio: “So riconoscere un attacco, e se succederà, ci starò attento”. Il cervello sottovaluta l’astuzia e il continuo aggiornamento delle minacce.
  • Bias della delega tecnologica: “Ci pensa l’antivirus, l’amico esperto, il supporto IT” o comunque qualcun altro / qualcos’altro. È un’illusione pericolosa: il fattore umano resta il vero anello debole.

Nonostante i supercomputer più potenti abbiano capacità di calcolo e memoria superiori al cervello umano, non possono sostituirne l’intuizione, la capacità di correlare informazioni non strutturate e il giudizio contestuale. La “grande bugia” della tecnologia è quella di credere che risolverà da sola ogni problema di sicurezza.

Cosa fare nelle aziende?

Attenzione! I bias non sono errori, sono strategie di sopravvivenza per processare rapidamente una montagna di dati. Nel mondo reale funzionano per salvarci, mentre nel cyberspazio possono aprire la porta ad un disastro irrecuperabile.

Infatti, il futuro è interdisciplinare: tecnologia, psicologia e comportamento umano devono convivere. La sfida è usare i bias in modo positivo per andare oltre le semplici difese tecniche.

  • Progettare sistemi che funzionino “con” i bias, non contro.
  • Formare le persone alla sicurezza tenendo conto delle resistenze psicologiche, non solo informando.
  • Usare “nudge”, cioè spinte gentili verso comportamenti sicuri, non barriere rigide.

Per approfondire il rapporto tra fattore umano e cybersicurezza, il “Manuale CISO Security Manager” dedica ampio spazio a queste tematiche fondamentali per la sopravvivenza.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

Fabrizio Saviano 300x300
Fabrizio Saviano è Istruttore Autorizzato (ISC)² per la certificazione CISSP, consulente nell'ambito di sicurezza e governance IT, tecnologie persuasive e cognitive. Laureato in Scienze della Comunicazione con specializzazione in Cognitivismo, è stato agente scelto della squadra intrusioni della Polizia Postale di Milano, CISO di una banca globale e ha avviato BT Security in Italia.

Articoli in evidenza

Immagine del sitoInnovazione
Robot in cerca di carne: Quando l’AI affitta periferiche. Il tuo corpo!
Silvia Felici - 06/02/2026

L’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…

Immagine del sitoCybercrime
DKnife: il framework di spionaggio Cinese che manipola le reti
Pietro Melillo - 06/02/2026

Negli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…

Immagine del sitoVulnerabilità
Così tante vulnerabilità in n8n tutti in questo momento. Cosa sta succedendo?
Agostino Pellegrino - 06/02/2026

Negli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…

Immagine del sitoInnovazione
L’IA va in orbita: Qwen 3, Starcloud e l’ascesa del calcolo spaziale
Sergio Corpettini - 06/02/2026

Articolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…

Immagine del sitoCyber Italia
Truffe WhatsApp: “Prestami dei soldi”. Il messaggio che può svuotarti il conto
Silvia Felici - 06/02/2026

Negli ultimi giorni è stato segnalato un preoccupante aumento di truffe diffuse tramite WhatsApp dal CERT-AGID. I messaggi arrivano apparentemente da contatti conosciuti e richiedono urgentemente denaro, spesso per emergenze come spese mediche improvvise. La…