In Italia, ogni anno oltre 3.000 persone perdono la vita sulle strade, nonostante tutti conoscano le regole basilari della sicurezza. Nel cybercrime, lo scenario non è poi così diverso: milioni di vittime ogni anno, anche se ormai è risaputo che i link sospetti sono trappole da evitare. E se il phishing continua ad esistere in tutte le sue forme, questo significa che qualcuno ancora ci abbocca.
Allora, come spiegare questa contraddizione? Entrano in gioco i bias cognitivi, scorciatoie mentali che ci fanno pensare “TANTO”: “tanto non ho nulla da rubare”, oppure “tanto a me non succederà mai”, oppure “tanto io ci faccio sempre attenzione” e così via. Si tratta di un errore fatale, perché chiunque può diventare una porta d’accesso per obiettivi più interessanti, o un capro espiatorio perfetto per attività criminali, oppure banalmente un automatismo dei cybercriminali ha trovato un buco nel computer o nel telefono e ci si è infilato dentro.
Il “Manuale CISO Security Manager” nasce per aiutare i professionisti della sicurezza a capire e fronteggiare questi meccanismi psicologici, che mettono in crisi anche le tecnologie più avanzate.
Pensare di non essere un bersaglio per i cybercriminali è il bias più rischioso. Ogni utente è, di fatto, un asset prezioso per almeno tre motivi chiave:
Ma quindi cosa ci insegna la sicurezza stradale?
I dati ISTAT raccontano una storia drammatica: morti causate da comportamenti evitabili quali guida distratta o abuso di alcol, nonostante le campagne di sensibilizzazione che vanno avanti da decenni. E quindi, se la gente rischia la vita fisica ignorando regole note, perché dovrebbe rispettare norme che sembrano invisibili perchè stanno dietro ad uno schermo?
Nonostante i supercomputer più potenti abbiano capacità di calcolo e memoria superiori al cervello umano, non possono sostituirne l’intuizione, la capacità di correlare informazioni non strutturate e il giudizio contestuale. La “grande bugia” della tecnologia è quella di credere che risolverà da sola ogni problema di sicurezza.
Attenzione! I bias non sono errori, sono strategie di sopravvivenza per processare rapidamente una montagna di dati. Nel mondo reale funzionano per salvarci, mentre nel cyberspazio possono aprire la porta ad un disastro irrecuperabile.
Infatti, il futuro è interdisciplinare: tecnologia, psicologia e comportamento umano devono convivere. La sfida è usare i bias in modo positivo per andare oltre le semplici difese tecniche.
Per approfondire il rapporto tra fattore umano e cybersicurezza, il “Manuale CISO Security Manager” dedica ampio spazio a queste tematiche fondamentali per la sopravvivenza.
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