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Mano che taglia i cavi di rete tra Europa e America, simbolo della sovrana tecnologica europea nel controllo del futuro digitale.

Bruxelles lancia la sfida alla Big Tech: il piano per la sovranità su chip, cloud e AI

2 Luglio 2026 15:08
In sintesi

Il Pacchetto per la Sovranità Tecnologica della Commissione europea mira a rafforzare l'autonomia europea in settori critici come semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale. Il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act sono pilastri chiave di questa strategia, che punta a ridurre la vulnerabilità derivante dalla dipendenza da tecnologie sviluppate fuori dall'UE.

La Commissione europea ha recentemente presentato il nuovo Pacchetto per la Sovranità Tecnologica. Si tratta di una nuova strategia destinata a ridefinire il rapporto dell’Unione Europea con le tecnologie considerate “critiche” sia per la competitività economica che per la sicurezza del continente.

Qua non si parla di una semplice iniziativa industriale, ma di una “visione politica”, la quale nasce dalla consapevolezza che infrastrutture digitali, semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale sono asset strategici, al pari delle reti energetiche e infrastrutture di trasporto.

Negli anni l’Europa ha sperimentato una crescita della dipendenza dalle tecnologie sviluppate e controllate da aziende extraeuropee. In particolare modo si parla di aziende statunitensi e cinesi. La pandemia, le tensioni geopolitiche, la crisi globale dei semiconduttori e poi la rapida diffusione dell’indelle AI, hanno dimostrato quanto questa dipendenza si può trasformare in un fattore di “vulnerabilità”.

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L’obiettivo di questo specifico pacchetto è quello di rafforzare la capacità dell’Unione Europea di progettare, produrre e gestire in modo completamente autonomo le tecnologie critiche, senza ovviamente interrompere la cooperazione internazionale, ma riducendo i rischi che derivano da un’eccessiva concentrazione delle infrastrutture digitali in mani ad entità non governabili dall’Unione.

Chips Act 2.0: l’Europa rilancia la corsa ai semiconduttori

Uno dei pilastri della strategia è quindi rappresentato dal Chips Act 2.0, che di fatto traccia una evoluzione naturale del primo programma europeo dedicato ai semiconduttori.

La crisi dei chip, che è esplosa globalmente tra il 2020 e il 2022, ha mostrato come l’industria europea del digitale dipenda da produttori che risiedono in stati quali Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti.

Automotive, telecomunicazioni, difesa e il settore sanitario hanno subito degli importanti rallentamenti a causa della scarsità dei componenti elettronici.

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Con questo nuovo piano, Bruxelles intende accelerare gli investimenti e quindi aumentare la produzione europea dei semiconduttori, sostenere la ricerca sui chip di nuova generazione che vengono destinati all’intelligenza artificiale e all’High Performance Computing (HPC), oltre a rafforzare la filiera industriale, dalla progettazione alla produzione.

L’obiettivo è quindi aumentare la quota di mercato europea, ma anche costruire una maggiore resilienza industriale in grado di garantire una migliore continuità produttivaa anche in presenza di crisi geopolitiche o commerciali.

Cloud and AI Development Act: il cloud diventa una questione di sovranità

Tra queste nuove iniziative contenute nel pacchetto, il Cloud and AI Development Act (CADA) rappresenta la novità in assoluto più significativa.

Negli ultimi quindici anni, il mercato europeo delle infrastrutture cloud è stato dominato dagli hyperscaler americani. Parliamo quindi di Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud, infrastrutture che ospitano una parte consistente dei dati in uso dalle imprese europee e delle pubbliche amministrazioni.

Il problema dietro a queste infrastrutture, non riguarda esclusivamente la localizzazione fisica dei data center. La Commissione introduce infatti un concetto molto più ampio, ovvero quello della sovranità del cloud.

Secondo la proposta, un servizio cloud non deve essere valutato solo sulla base delle prestazioni tecniche o di sicurezza informatica che disponde, ma deve essere valutato con elementi quali la proprietà dell’azienda, il controllo effettivo che si ha sui dati, la giurisdizione applicabile e la possibilità che potenziali governi stranieri possano esercitare poteri di accesso o interferenza.

Ne avevamo parlato diverse volte su queste pagine. Qua il cambio di paradigma è netto rispetto al passato e potrebbe influenzare gli appalti pubblici e le infrastrutture critiche.

Quindi il comparto della difesa, della pubblica amministrazione, della sanità, delle telecomunicazioni e dell’energia potrebbero infatti essere chiamate a utilizzare servizi cloud che soddisfino specifici requisiti di sovranità tecnologica.

In parallelo, il CADA sta puntando ad aumentare la capacità europee di calcolo destinate all’intelligenza artificiale attraverso nuovi data center, infrastrutture HPC e investimenti nei cosiddetti AI Gigafactories, indispensabili per consentire alle aziende europee di addestrare modelli di grandi dimensioni senza dipendere esclusivamente dalle piattaforme extraeuropee.

Open Source: qua il tema diventa chiave

Tra gli elementi più innovativi di questo pacchetto figura una vera e propria strategia dedicata al software open source.

Per la Commissione Europea, il codice aperto non rappresenta soltanto uno strumento di sviluppo tecnologico, ma un elemento di autonomia strategica. L’adozione del software Open Source, favorisce la riduzione del rischio di lock-in tecnologico, oltre ad aumentare la trasparenza del codice e quindi rafforzare la capacità delle amministrazioni pubbliche di controllare le proprie infrastrutture digitali.

La strategia specifica, prevede il finanziamento di progetti open source considerati strategici per l’Unione Europea, una adozione più diffusa el software libero all’interno della Pubblica Amministrazione e la definizione di migliori standard per aumentare interoperabilità, sicurezza e portabilità delle infrastrutture IT.

L’iniziativa specifica, potrebbe favorire la crescita di un ecosistema europeo di imprese specializzate nei servizi open source. Questo ridurrebbe la dipendenza da piattaforme proprietarie sviluppate al di fuori dell’Unione.

Energia e digitale: una convergenza sempre più strategica

Il pacchetto dedica uno specifico spazio anche alla digitalizzazione del settore energetico, il quale è considerato una componente essenziale della sicurezza europea.

La roadmap che è sytata proposta dalla Commissione punta allo sviluppo di una smart grid, di reti elettriche intelligenti in grado di gestire in tempo reale produzione e consumi, sfruttando algoritmi di intelligenza artificiale per migliorare efficienza, resilienza e quindi sostenibilità.

L’integrazione tra queste infrastrutture energetiche e tecnologie, viene vista come un elemento indispensabile per affrontare sia la transizione ecologica sia la crescente esposizione delle reti critiche agli attacchi informatici. Energia e cloud diventano quindi due facce della stessa medaglia. Entrambe costituiscono una infrastrutture strategiche sulle quali si fonda il funzionamento dell’economia digitale europea.

Ma quindi, cosa significa davvero “sovranità tecnologica”?

Il concetto di “sovranità tecnologica” viene spesso interpretato come un sinonimo di autarchia digitale. Ma la visione della Commissione Europea risulta differente.

L’obiettivo non è isolare il mercato europeo né tantomeno escludere i fornitori internazionali. La sovranità viene definita come la capacità dell’Europa di sviluppare tecnologie critiche, controllare le proprie infrastrutture digitali, proteggere i propri dati e servizi e continuare a operare anche qualora partner esterni decidessero di interrompere forniture o servizi.

In poche parole, il concetto batte sul punto che occorre costruire un’autonomia strategica che permetta all’Unione di scegliere liberamente i partner senza esserne strutturalmente dipendente.

Il successo del pacchetto dipende dalla capacità di tradurre gli obiettivi politici in investimenti concreti. La competizione nel settore tecnologico è oggi guidata da Stati Uniti e Cina, che al momento direzionano risorse superiori allo sviluppo di semiconduttori, cloud e intelligenza artificiale.

Il Pacchetto per la Sovranità Tecnologica, rappresenta un primo passo importante. Resta una domanda: l’Europa riuscirà a trasformare questa ambizione in una reale capacità oppure continuerà a rincorrere i grandi attori globali?

La risposta arriverà nei prossimi anni, ma appare già evidente: nel XXI secolo la sovranità non si misura soltanto sui confini geografici.

Si misura sulla capacità di controllare le tecnologie che alimentano l’economia digitale.



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Luigi Zullo 300x300
Ricercatore di sicurezza informatica con esperienza nell’analisi delle vulnerabilità, nella mitigazione del rischio cyber, nelle attività di red teaming ed ethical hacking e nella protezione di sistemi complessi. Specializzato in penetration testing e Threat Intelligence, contribuisce al rafforzamento della resilienza digitale di infrastrutture e reti aziendali.
Aree di competenza: Penetration Testing, Threat Intelligence, Red Teaming, Vulnerability Assessment, Incident Response