Cabine telefoniche e telefoni pubblici, parte 2 – #TBT

Autore: Laura Primiceri

Data Pubblicazione: 25/03/2021

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I telefoni pubblici degli anni ’90

Nella prima parte del nostro viaggio nel mondo delle cabine telefoniche e dei telefoni pubblici (se ve la siete persa, la trovate qui) ci siamo fermati al telefono U+I. Siamo alla fine degli anni ’80, la cabina telefonica sembra essere un servizio irrinunciabile, tutto il territorio italiano ne è pieno. Soprattutto nelle località di vacanza o in stazioni e aeroporti è del tutto normale trovare una fila fuori dalla cabina, in attesa che si liberi. Questo accade soprattutto nelle ore serali: di sera la tariffa scende sensibilmente e il gettone dura di più. I vacanzieri chiamano a casa, i businessmen sentono come sta la famiglia, gli innamorati lontani si raccontano le proprie giornate.


Da quelle quattro pareti di vetro passa un’intera generazione che ormai non può più fare a meno del telefono.


Negli anni ’90 il design delle cabine telefoniche e dei telefoni pubblici cambia di nuovo. Innanzitutto muta il colore, da gialle diventano rosse nell’ambito di una massiccia operazione di rebranding e di rinnovamento generale dell’immagine della Sip, che si appresta a diventare Telecom.

Compaiono due nuove tipologie di cabina, una più piccola, snella e agile e l’altra utile nelle zone di intenso passaggio. La prima soluzione è una piccola tettoia trasparente o rossa che protegge il telefono installato solitamente a muro o su una colonnina. La seconda prevede più cubicoli uniti insieme a creare una sorta di ambiente con più telefoni a disposizione per snellire le file, garantendo sempre a ognuno adeguata privacy.


L’innovazione non è solo estetica, ma anche funzionale: la tipologia a tettoia, completamente aperta, è fruibile anche dai diversamente abili dal momento che le “vecchie” cabine a volte rappresentavano una vera e propria barriera architettonica. La vera rivoluzione però è dentro le cabine. I telefoni pubblici stanno per cambiare per sempre.