La vera identità del creatore di Bitcoin è uno dei più grandi misteri del mondo tecnologico.
Nel corso degli anni sono emerse molte teorie su chi sia veramente Satoshi Nakamoto, che spaziano tra un viaggiatore del tempo, un alieno, una intelligenza artificiale o una copertura delle intelligence USA, come ad esempio la NSA e la CIA.
Satoshi Nakamoto
Il nome Satoshi Nakamoto è uno pseudonimo, un alias utilizzato da una persona, oppure da un gruppo di persone, che hanno creato il Bitcoin nascondendo la loro vera identità.
Advertising
Satoshi è un nome che in giapponese significa “un uomo con saggi antenati” e si presume che sia maschio.
Il 31 ottobre 2008, in una mailing list di crittografia, questo utente misterioso scrisse un messaggio nel quale sosteneva di aver creato un nuovo sistema di denaro elettronico.
Veniva pubblicato un white paper dal titolo: “Bitcoin: un sistema di cassa elettronico peer-to-peer. Nakamoto dichiarò che il lavoro sulla scrittura del codice per bitcoin iniziò nel 2007 mentre il 18 agosto 2008, lui o un collega registrarono il nome del dominio bitcoin.org, creando un sito web in quell’indirizzo.
Nel gennaio 2009 venne sviluppato e rilasciata la versione 0.1 del codice sorgente di bitcoin su sourcefurge, ovvero il programma che lo gestisce.
Il Genesis Block
Ma in data 3 gennaio 2009 alle 18:15 genera (detta alla Paperon de’ Paperoni) “La numero 1”, il genesis block, che non è altro che il nome dato alla prima transazione sulla blockchain di bitcoin che costituisce la pietra miliare dell’intero sistema di trading, ovvero il prototipo di tutti quanti i blocchi successivi, ricevendo la ricompensa di 50 bitcoin.
Il Genesis Block, la prima transazione sulla blockchain di Bitcoin
All’interno del “genesis block”, venne riportato una frase che citava un articolo del New York Times dello stesso 3 gennaio 2009 che faceva riferimento al salvataggio delle banche voluto dal governo britannico.
Probabilmente Nakamoto voleva lasciare una “traccia indelebile” della diffida verso le monete centrali a favore di quelle decentralizzate. Nakamoto continuò a lavorare al progetto software per circa un altro anno e mezzo, prima di abbandonare il suo sviluppo.
Nessuno sa perché Satoshi Nakamoto abbia davvero deciso di scomparire senza mai rivelarsi o addirittura incassare alcuni dei miliardi di dollari che le sue prime monete coniate adesso valgono.
Ciò ha fornito un terreno fertile per speculazioni, ipotesi plausibili e vere e proprie teorie di complotto, anche se possiamo immaginare che tutto ciò che ha riguardato l’inizio della rete Bitcoin è stato pianificato con attenzione, con lo scopo di dargli più credibilità possibile in seguito.
Nakamoto non ha mai rivelato alcuna informazione personale durante le discussioni tecniche, sebbene a volte abbia fornito commenti sul settore bancario.
Sulle tracce di Nakamoto
Nel suo profilo della P2P Foundation del 2012, Nakamoto ha affermato di essere un uomo di 37 anni che viveva in Giappone; tuttavia, alcuni hanno ipotizzato che fosse improbabile che fosse giapponese a causa del suo uso nativo dell’inglese e del software non documentato o etichettato in giapponese oltre alla predilezione di orari di lavoro più coerenti con il fuso orario del Regno Unito rispetto a quelli asiatici.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
Responsabile del RED Team di una grande azienda di Telecomunicazioni e dei laboratori di sicurezza informatica in ambito 4G/5G. Ha rivestito incarichi manageriali che vanno dal ICT Risk Management all’ingegneria del software alla docenza in master universitari.
Aree di competenza:Bug Hunting, Red Team, Cyber Threat Intelligence, Cyber Warfare e Geopolitica, Divulgazione
Ritorna lunedì 18 e martedì 19 maggio la Red Hot Cyber Conference 2026, l’evento gratuito creato dalla community di Red Hot Cyber, che si terrà a Roma in Via Bari 18, presso il Teatro Italia. L’iniziativa è pensata per promuovere la cultura della sicurezza informatica, dell’innovazione digitale e della consapevolezza del rischio cyber. Rappresenta un punto di incontro tra professionisti, studenti, aziende e appassionati del settore, offrendo contenuti tecnici, workshop e momenti di confronto ad alto valore formativo.
L’edizione 2026 si svolgerà a Roma nelle giornate del 18 e 19 maggio presso il Teatro Italia e includerà attività formative, sessioni pratiche e la tradizionale Capture The Flag. L’evento è completamente gratuito, ma la partecipazione è subordinata a registrazione obbligatoria tramite i canali ufficiali, al fine di garantire una corretta organizzazione e gestione degli accessi.
Le iscrizioni saranno disponibili a partire dal 16 marzo 2026 attraverso la piattaforma Eventbrite, dove sarà possibile registrarsi ai diversi percorsi dell’evento: workshop, conferenza principale e competizione CTF. I link ufficiali di registrazione saranno pubblicati sui canali di Red Hot Cyber e costituiranno l’unico punto valido per la prenotazione dei posti all’evento.