Una nuova vulnerabilità critica scoperta nei controller Cisco Catalyst SD-WAN permette ad attaccanti remoti non autenticati di ottenere accesso privilegiato all’infrastruttura di rete. Rapid7 ha identificato il bug durante l’analisi di un’altra CVE già sfruttata attivamente. Cisco ha rilasciato aggiornamenti correttivi, ma non esistono mitigazioni temporanee efficaci.
Un nuovo bug di sicurezza, al quale è stato dato l’identificatore CVE-2026-20182, colpisce il servizio “vdaemon”, il quale è presente nei controller Cisco Catalyst SD-WAN, precedentemente conosciuti come vSmart. La scoperta è stata effettuata dai ricercatori di sicurezza di Rapid7, durante le indagini su CVE-2026-20127, la vulnerabilità in questione è stata individuata come già sfruttata in attacchi reali.
Il problema è all’interno del servizio DTLS, che viene esposto sulla porta UDP 12346. Da quanto riportato, non si tratta di un bypass della patch, ma di un difetto nuovo individuato nella stessa area dello stack di rete “vdaemon”.
L’impatto è identico in quanto un attaccante remoto e non autenticato può diventare un peer autenticato del dispositivo bersaglio e quindi ottenere privilegi elevati.
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Tra le azioni c’è l’iniezione di una chiave pubblica SSH controllata dai malintenzionati, nel file delle chiavi autorizzate dell’utente vmanage-admin. Dopo l’iniezione, l’accesso al servizio NETCONF sulla porta TCP 830 diventa possibile senza credenziali legittime.
Vulnerabilità precedente sfruttata in-the-wild nello stesso componente
Il cuore del problema è il control plane SD-WAN
Il controller Cisco Catalyst SD-WAN, è il centro del control plane dell’intera architettura relativa alla SD-WAN. A differenza di Cisco SD-WAN Manager, non dispone di una web UI, pertanto la superficie esposta in rete è limitata ma estremamente sensibile.
Le porte possono includere:
Porta
Protocollo
Servizio
22
TCP
SSH
830
TCP
NETCONF over SSH
12346
UDP
vdaemon DTLS control plane
La porta UDP 12346 è spesso utilizzata per le comunicazioni DTLS tra controller e nodi edge. Proprio qua transitano i messaggi OMP, le route advertisement, le tabelle TLOC e lo stato dei peer e quindi, l’intero tessuto di routing della rete SD-WAN.
Compromettere questo servizio, vuol dire compromettere il network overlay. Per anni molte aziende hanno considerato il control plane SD-WAN quasi “interno” per definizione. , ma il bug rilevato dimostra esattamente il contrario.
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Rapid7 ha riportato che il protocollo di autenticazione utilizza una handshake multi-fase su DTLS e questo specifico difetto permette all’attaccante di aggirare i controlli di autenticazione previsti dal processo.
Versioni vulnerabili e aggiornamenti disponibili
Cisco ha quindi rilasciato degli aggiornamenti ufficiali per correggere il bug monitorato con il codice CVE-2026-20182 e nonn esistono workaround in grado di mitigare il problema. Queste sono le versioni indicate come corrette da parte dal vendor:
Release Cisco SD-WAN
Prima release corretta
20.9
20.9.9.1
20.10
20.12.7.1
20.11
20.12.7.1
20.12
20.12.5.4 / 20.12.6.2 / 20.12.7.1
20.13
20.15.5.2
20.14
20.15.5.2
20.15
20.15.4.4 / 20.15.5.2
20.16
20.18.2.2
20.18
20.18.2.2
26.1.1
26.1.1.1
Cisco evidenzia che molte release hanno purtroppo raggiunto la fine del supporto software (EoL, End Of Life) e raccomanda di migrare verso versioni supportate.
Per verificare la versione e capire se il sistema è vulnerabile, gli admin devono controllare la release del controller Cisco Catalyst SD-WAN e poi confrontarla con le versioni corrette pubblicate dal vendor. Se il sistema utilizza una release precedente rispetto a quanto riportato in tabella, occorre procedere al replat, in quanto il dispositivo risulta affetto dalla vulnerabilità CVE-2026-20182.
La ricerca è stata condotta da Rapid7, che ha collaborato attivamente con Cisco in tutto il processo di coordinated responsible disclosure (CVD). Cisco ha confermato di aver ricevuto l’exploit code e i dettagli tecnici il 9 marzo 2026, mentre la divulgazione pubblica è avvenuta il 14 maggio 2026.
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Bajram Zeqiri è un esperto di cybersecurity, cyber threat intelligence e digital forensics con oltre vent'anni di esperienza, che unisce competenze tecniche, visione strategica creare la resilienza cyber per le PMI. Fondatore di ParagonSec e collaboratore tecnico per Red Hot Cyber, opera nella delivery e progettazione di diversi servizi cyber, SOC, MDR, Incident Response, Security Architecture, Engineering e Operatività. Aiuta le PMI a trasformare la cybersecurity da un costo a leva strategica per le PMI.
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