Il 18 novembre 2025, alle 11:20 UTC, una parte significativa dell’infrastruttura globale di Cloudflare ha improvvisamente cessato di instradare correttamente il traffico Internet, mostrando a milioni di utenti di tutto il mondo una pagina di errore HTTP che riportava un malfunzionamento interno della rete dell’azienda.
L’interruzione ha colpito una vasta gamma di servizi – dal CDN ai sistemi di autenticazione Access – generando un’ondata anomala di errori 5xx. Secondo quanto riportato da Cloudflare che lo riporta con estrema trasparenza, la causa non è stata un attacco informatico ma un errore tecnico interno, scatenato da una modifica alle autorizzazioni di un cluster database.
Cloudflare ha precisato fin da subito che nessuna attività malevola, diretta o indiretta, è stata responsabile dell’incidente. L’interruzione, come riporta il comunicato di post mortem, è stata innescata da un cambiamento a un sistema di permessi di un database ClickHouse che, per un effetto collaterale non previsto, ha generato un file di configurazione anomalo utilizzato dal sistema di Bot Management.
Advertising
Tale “feature file”, contenente le caratteristiche su cui si basa il modello di machine learning anti-bot dell’azienda, ha improvvisamente raddoppiato le sue dimensioni a causa della presenza di numerose righe duplicate.
Questo file, aggiornato automaticamente ogni pochi minuti e propagato rapidamente a tutta la rete globale di Cloudflare, ha superato il limite previsto dal software del core proxy, causando un errore critico.
Il sistema che esegue l’instradamento del traffico – noto internamente come FL e nella sua nuova versione FL2 – utilizza infatti limiti rigidi per la preallocazione di memoria, con un massimo fissato a 200 feature. Il file corrotto ne conteneva più del doppio, facendo scattare un “panic” del modulo Bot Management e interrompendo l’elaborazione delle richieste.
Nei primi minuti dell’incidente, l’andamento irregolare degli errori ha portato i team di Cloudflare a sospettare inizialmente un massiccio attacco DDoS: il sistema sembrava infatti riprendersi spontaneamente per poi ricadere nel guasto, un comportamento insolito per un errore interno.
Questa fluttuazione era dovuta alla natura distribuita dei database coinvolti. Il file veniva generato ogni cinque minuti e, poiché solo alcune parti del cluster erano state aggiornate, il sistema produceva alternativamente file “buoni” e file “difettosi”, propagandoli istantaneamente a tutti i server.
Advertising
Nell blog si legge :
“Ci scusiamo per l’impatto sui nostri clienti e su Internet in generale. Data l’importanza di Cloudflare nell’ecosistema Internet, qualsiasi interruzione di uno qualsiasi dei nostri sistemi è inaccettabile. Il fatto che ci sia stato un periodo di tempo in cui la nostra rete non è stata in grado di instradare il traffico è profondamente doloroso per ogni membro del nostro team. Sappiamo di avervi deluso oggi“.
Con il passare del tempo, l’intero cluster è stato aggiornato e le generazioni di file “buoni” sono cessate, stabilizzando il sistema nello stato di errore totale. A complicare ulteriormente la diagnosi è intervenuta una coincidenza inaspettata: il sito di stato di Cloudflare, ospitato esternamente e quindi indipendente dall’infrastruttura dell’azienda, è risultato irraggiungibile nello stesso momento, alimentando il timore di un attacco coordinato su più fronti.
La situazione ha iniziato a normalizzarsi alle 14:30 UTC, quando gli ingegneri hanno individuato la radice del problema e interrotto la propagazione del file corrotto. È stato quindi distribuito manualmente un file di configurazione corretto e forzato un riavvio del core proxy. La piena stabilità dell’infrastruttura è stata ripristinata alle 17:06 UTC, dopo un lavoro di recupero dei servizi che avevano accumulato code, latenze e stati incoerenti.
Diversi servizi chiave hanno subito impatti significativi: il CDN ha risposto con errori 5xx, il sistema di autenticazione Turnstile non riusciva a caricarsi, Workers KV restituiva errori elevati e l’accesso alla dashboard risultava bloccato per la maggior parte degli utenti. Anche il servizio Email Security ha visto diminuire temporaneamente la propria capacità di rilevare lo spam a causa della perdita di accesso a una fonte IP reputazionale. Il sistema di Access ha registrato un’ondata di fallimenti di autenticazione, impedendo a molti utenti di raggiungere le applicazioni protette.
L’interruzione ha evidenziato vulnerabilità legate alla gestione distribuita della configurazione e alla dipendenza da file generati automaticamente con aggiornamenti rapidi. Cloudflare ha ammesso che una parte delle deduzioni del suo team durante i primi minuti dell’incidente si è basata su segnali fuorvianti – come il down del sito di stato – che hanno ritardato la corretta diagnosi del guasto. L’azienda ha promesso un piano di intervento strutturato per evitare che un singolo file di configurazione possa nuovamente bloccare segmenti così ampi della sua rete globale.
Cloudflare ha riconosciuto con grande trasparenza la gravità dell’incidente, sottolineando come ogni minuto di interruzione abbia un impatto significativo sull’intero ecosistema Internet, dato il ruolo centrale che la sua rete svolge.
L’azienda ha annunciato che questo primo resoconto sarà seguito da ulteriori aggiornamenti e da una revisione completa dei processi interni di generazione delle configurazioni e gestione degli errori di memoria, con l’obiettivo dichiarato di evitare che un evento simile possa ripetersi.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
Sono ufficialmente aperte le adesioni al Program Sponsor della Red Hot Cyber Conference 2027, la sesta edizione dell’evento annuale gratuito promosso dalla community di Red Hot Cyber per diffondere cultura, competenze e consapevolezza sui temi della cybersecurity, dell’innovazione e delle tecnologie digitali. La Conference si terrà a Roma, martedì 18 e mercoledì 19 maggio 2027, presso l’Auditorium del Seraphicum, nel cuore del quartiere EUR, con una giornata dedicata ai workshop pratici e alle attività tecniche e una seconda giornata interamente dedicata alla conferenza.
Anche per il 2027, le aziende potranno scegliere di sostenere concretamente il progetto attraverso il Program Sponsor, partecipando alla crescita di un appuntamento che mette in relazione professionisti, aziende, istituzioni, studenti, ricercatori e appassionati di tecnologia. Il programma prevede la possibilità di aderire come Sponsor Sostenitore, una formula pensata per le aziende che desiderano essere tra le prime realtà a credere e contribuire alla realizzazione della nuova edizione, oppure attraverso i tre consueti livelli di sponsorizzazione Platinum, Gold e Silver. Ogni livello di sponsorizzazione acquistato, sarà accompagnato da un pacchetto Advertising, con l'opportunità di visibilità attraverso articoli, banner e contenuti all’interno del circuito editoriale di Red Hot Cyber.
Le aziende interessate a conoscere le formule disponibili, il Media Kit e tutte le opportunità previste dal Program Sponsor 2027 possono richiedere informazioni scrivendo a [email protected].