Cybernews ha effettuato una analisi sui rischi per gli utenti Android associati a permessi eccessivi nelle applicazioni più diffuse. Secondo gli esperti, molti programmi richiedono un accesso molto maggiore di quello necessario per il loro funzionamento, il che aumenta la probabilità di fuga di dati personali.
Da un’analisi di 50 app popolari su Google Play è emerso che, in media, un’app richiede 11 autorizzazioni pericolose. Tale accesso include il rilevamento della posizione, l’uso di una fotocamera, un microfono e l’accesso ai file dell’utente. Il leader nel numero di permessi è stato il servizio indiano MyJio, che richiede 29 accessi, inclusa la determinazione della posizione, l’accesso alla fotocamera, al microfono, al calendario e ai file.
Valutazione delle applicazioni in base al numero di autorizzazioni richieste
Advertising
WhatsApp richiede 26 autorizzazioni, classificandosi al secondo posto nell’elenco. TrueCaller, utilizzato per identificare i numeri e bloccare le chiamate spam, richiede 24 accessi pericolosi. Anche Facebook e Instagram richiedono un numero significativo di autorizzazioni: rispettivamente 22 e 19.
I ricercatori sottolineano che anche piccole autorizzazioni, come l’invio di notifiche, possono essere sfruttate dagli aggressori. Nel 2023, il senatore statunitense Ron Wyden ha avvertito che le notifiche potrebbero essere utilizzate per la sorveglianza mentre i dati passano attraverso servizi intermedi come Firebase Cloud Messaging di Google. Ciò crea ulteriori rischi per la privacy.
Uno degli accessi richiesti più frequentemente è l’autorizzazione a scrivere e leggere dati da una memoria esterna. Ciò potrebbe consentire a un’app di accedere a file personali come foto o documenti archiviati sul dispositivo. Come notano gli esperti, tale accesso è spesso necessario per scaricare file multimediali o salvare i risultati di un’applicazione. Tuttavia, se utilizzate in modo errato, tali autorizzazioni possono portare alla perdita di dati.
Altre richieste di app popolari includono l’accesso alla fotocamera e la registrazione audio. 33 delle 50 app studiate richiedono tali autorizzazioni. Le funzionalità possono essere utilizzate per condividere foto e messaggi vocali, ma comportano anche il rischio di abusi da parte di inserzionisti o malintenzionati.
Da uno studio sui permessi è emerso che la maggior parte delle applicazioni appartenenti alla categoria comunicazione e social networking richiedono il maggior numero di accessi. Il numero medio di permessi per le app di comunicazione è stato di 19, e per i social network – 17. Tuttavia, alcune app, come WhatsApp e Messenger, richiedono l’accesso al controllo delle chiamate, allo stato del telefono e alla posizione precisa, sebbene queste funzioni non siano sempre ovvie per gli utenti e non sono sempre direttamente correlate alle funzionalità di base dell’applicazione.
Advertising
Autorizzazioni pericolose richieste dalle app nelle categorie Comunicazioni (a sinistra) e Social Network (a destra).
I ricercatori consigliano agli utenti di prestare particolare attenzione alle autorizzazioni concesse alle app.
Ad esempio, dovresti fare attenzione anche ai giochi che richiedono solo pochi accessi. Mentre programmi come Among Us non richiedono una singola autorizzazione pericolosa, altri come Mobile Legends o PubG Mobile richiedono più di 10 accessi, inclusi l’accesso alla fotocamera, all’audio e alla posizione.
Allo stesso tempo, gli esperti di Cybernews sottolineano che anche se un’applicazione richiede un numero minimo di autorizzazioni, ciò non garantisce la sicurezza. L’applicazione può essere eseguita in background, accedere alla rete e ad altri dati senza avvisare l’utente. Gli esperti raccomandano di controllare regolarmente le impostazioni del dispositivo e di rimuovere le applicazioni non necessarie per ridurre al minimo il rischio di fuga di dati personali.Gli esperti di cybernews hanno precedentemente condotto uno studio da cui è emerso che l’iPhone continua a scambiare attivamente dati con server esterni, anche quando rimane a lungo in modalità inattiva.
L’esperimento ha utilizzato un iPhone SE ripristinato alle impostazioni di fabbrica con installate 100 delle app più popolari dell’App Store tedesco. Ogni connessione in uscita verso server esterni veniva monitorata tramite il servizio NextDNS. I ricercatori di cybernews hanno già condotto un esperimento simile con uno smartphone Android, tanto più interessante sarà confrontare i dati ottenuti.
📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su Google Discover (scorri in basso e clicca segui) e su 🔔 Google News. Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram. Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici
La Redazione di Red Hot Cyber fornisce aggiornamenti quotidiani su bug, data breach e minacce globali. Ogni contenuto è validato dalla nostra community di esperti come Pietro Melillo, Massimiliano Brolli, Sandro Sana, Olivia Terragni e Stefano Gazzella.
Grazie alla sinergia con i nostri Partner leader nel settore (tra cui Accenture, CrowdStrike, Trend Micro e Fortinet), trasformiamo la complessità tecnica in consapevolezza collettiva, garantendo un'informazione accurata basata sull'analisi di fonti primarie e su una rigorosa peer-review tecnica.
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
Il sesto episodio porta Betti dentro le nostre case, in un mondo "connesso", dove lampadine, telecamere, assistenti vocali, serrature, sensori ed elettrodomestici intelligenti promettono comfort e sicurezza, ma possono nascondere nuove e insidiose superfici di attacco. Attraverso una nuova avventura, Betti ci accompagna alla scoperta del mondo della domotica e dei dispositivi IoT, mostrando come la poca cautela nell'utilizzo di queste tecnologie possa trasformare oggetti quotidiani in porte d'accesso per chi vuole osservare, controllare o colpire.
Per accompagnare la crescita del progetto abbiamo realizzato il sito ufficiale di Betti-RHC, dove è possibile conoscere meglio la serie, gli episodi e il progetto di cybersecurity awareness sviluppato da Red Hot Cyber. L'obiettivo è continuare a portare la cultura della sicurezza fuori dai tradizionali percorsi formativi standard, utilizzando il linguaggio immediato del fumetto per parlare a dipendenti, professionisti e persone senza competenze tecniche. Per maggiori informazioni su Betti-RHC e sul sesto episodio “Open Mic” è possibile visitare il sito ufficiale:betti.redhotcyber.com.