
Di recente, i ricercatori di sicurezza hanno osservato un’evoluzione preoccupante nelle tattiche offensive attribuite ad attori collegati alla Corea del Nord nell’ambito della campagna nota come Contagious Interview: non più semplici truffe di fake job interview, ma vere e proprie tecniche di compromissione che sfruttano Microsoft Visual Studio Code, uno degli IDE più usati dagli sviluppatori moderni.
La minaccia si presenta inizialmente come un innocuo contatto su piattaforme professionali o un repository GitHub/GitLab da clonare per una “valutazione tecnica”. Questa modalità di esca rientra nella più ampia operazione di ingegneria sociale dove gli attaccanti si fingono recruiter per attirare talenti del software.
Il vero nodo è tecnico: gli attaccanti includono nei repository file di configurazione di Visual Studio Code – in particolare tasks.json – che, una volta aperto il progetto nell’IDE e confermata la fiducia verso la fonte, vengono automaticamente elaborati e possono eseguire comandi arbitrari sul sistema dell’utente.
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Questa tecnica abilita l’esecuzione di payload dannosi senza alcuna azione visibile da parte dello sviluppatore, integrandosi perfettamente nei normali workflow di sviluppo. I file malevoli spesso contengono JavaScript offuscato e scaricano ulteriori componenti dannosi da server remoti, configurando backdoor e canali di controllo remoto.
La portata dell’operazione è significativa riportano i ricercatori di DarkTrace: gli attacchi non colpiscono solo singoli dispositivi, ma possono compromettere intere infrastrutture aziendali grazie alle credenziali e agli accessi privilegiati tipici degli sviluppatori, soprattutto nei settori blockchain, crypto e fintech.
La tecnica sfruttata qui non è un bug casuale di Visual Studio Code, ma l’abuso deliberato di una funzionalità legittima dell’IDE – la fiducia nei repository e la configurazione automatica delle attività – usata come vettore di attacco.
Il fatto che questi strumenti quotidiani – repository Git pubblici, editor di codice ampiamente usati e processi di assunzione tecnici – possano diventare armi di compromissione sofisticate evidenzia il problema più profondo: non siamo adeguatamente preparati a fronteggiare minacce che integrano ingegneria sociale, supply chain e abusi delle funzionalità di sviluppo.
La difesa richiede consapevolezza e pratiche rigide: non fidarsi ciecamente di codice esterno, rivedere attentamente le configurazioni prima di eseguirle, usare ambienti isolati o macchine virtuali per testare codice sconosciuto. Comunemente, la prima barriera non è il sistema, ma la decisione umana di “fidarsi” del repository.
In definitiva, questo tipo di operazione non è solo un attacco informatico isolato, ma un campanello d’allarme per la sicurezza della supply chain del software moderno, mostrando come anche strumenti consolidati possano diventare leve per intrusioni di portata internazionale.
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