Ho passato in rassegna tutti i programmi elettorali depositati dalle forze politiche, alla ricerca di propositi in ambito cybersecurity. Al di là dei grandi proclami e sorrisoni in diretta TV, a parlarne in modo più o meno esplicito è solo uno: curiosi di scoprire chi?
Un po’ per gioco, un po’ per curiosità, sono andato a vedere quanto le varie forze politiche in campo per le elezioni del 25 settembre 2022 parlano di cybersecurity.
Ho tralasciato il chiacchericcio da gossip ed ho puntato dritto verso i programmi elettorali ufficiali, depositati presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno, disponibili a questa pagina: dait.interno.gov.it/elezioni/trasparenza/elezioni-politiche-2022
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Ho passato in rassegna tutti i documenti programmatici depositati dalle 34 forze politiche insieme al contrassegno (fermo restando che molti di loro probabilmente non compariranno sulla scheda elettorale per via del mancato raggiungimento del numero delle sottoscrizioni necessarie) estrapolando, non con fatica, eventuali menzioni in tema digital e cyber.
Nella sezione “INNOVAZIONE, DIGITALE E SPACE ECONOMY” si parla vagamente del tema cybersecurity, dichiarando che “le infrastrutture sono assets vitali nel sistema Paese” e puntando sugli ITS per lo sviluppo delle competenze.
Al punto 2 una generica menzione sulla “Difesa delle infrastrutture strategiche nazionali“, dopo il punto sul “potenzialmento e sviluppo delle infrastrutture digitali“.
“combattere la dittatura tecnocratica […] con una disciplina etica della tecnologia e dell’informazione […] smantellare oligopolio dei big tech” (punti 8 e 9). “Informatizzazione di tutta la Nazione italiana” (punto 18).
Generici punti come “Difesa delle infrastrutture strategiche nazionali” (punto 2) e “potenziamento delle misure e dei sistemi di cyber-sicurezza” (punto 6).
Generici punti come “Difesa delle infrastrutture strategiche nazionali” (punto 2) e “potenziamento delle misure e dei sistemi di cyber-sicurezza” (punto 6).
Generici punti come “Difesa delle infrastrutture strategiche nazionali” (punto 2) e “potenziamento delle misure e dei sistemi di cyber-sicurezza” (punto 6).
LEGA PER SALVINI PREMIER – FORZA ITALIA – FRATELLI D’ITALIA
Svariate menzioni al digitale ma nessuna specifica su cybersecurity, se non generici “proteggere ildiritto delle persone adesprimersi liberamente in uno spazio digitale sicuro” e qualche cenno sul controllo dei dati personali e su approccio critico al mondo digitale.
Nella sezione “INNOVAZIONE TECNOLOGICA” non si parla minimamente di sicurezza informatica, se non un generico proposito “ottenere maggiore trasparenza e sicurezza dai campi digitali“.
Alla sezione 12 punto 3 si parla esplicitamente di sicurezza digitale, le cui competenze “diventino diffuse e trasversali a tutti i livelli del personale pubblico e degli utenti dei servizi, potenziando programmi e strutture in materia di cybersecurity per le amministrazioni pubbliche“, oltre ad altri accenni negli altri punti.
N.B. Non è stato sempre facile leggere i programmi, pertanto potrei aver omesso qualcosa: nel caso, segnalatemelo e sarà felice di integrare e/o correggere!
Non è scopo di questo articolo fare campagna elettorale ma, quantomeno in ambito cybersecurity, lo scenario è abbastanza desolante. Solamente una forza politica menziona il problema della mancata formazione in ambito cyber degli utenti, che rappresenta un rischio per loro stessi e per la collettività (come abbiamo purtroppo visto nei vari incidenti, anche gravi, occorsi alle PA italiane).
A mio modestissimo parere, è miope non sottolineare come nella società attuale il digitale è un elemento imprescindibile e irrinunciabile della quotidianità, dal banale pagamento all’attività professionale, e la sicurezza dello stesso rappresenta un fattore prioritario su cui la società, per mezzo della Politica e delle Istituzioni, dovrebbe investire con maggiore forza e attenzione.
E invece…
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E invece, in molti programmi i temi digitali a malapena appaiono, spesso in modo neanche troppo corretto e solo come “parola chiave” messa lì tanto per mettercela. Non mi è parso di vedere competenza e programmazione in merito, seppur qualcuno – giustamente – ha quantomeno evidenziato come le infrastrutture (digitali) siano un assets strategico da potenziare e proteggere, non solo in ottica di sviluppo ma anche e soprattutto come protezione dei preziosi Dati nazionali.
Dalla lettura dei programmi (che poi, sia chiaro, so benissimo essere fine a sé stessa e i programmi elettorali sono quasi sempre sconfessati dopo pochi giorni dall’elezione) non si intravede una programmazione strategica del Paese in ambito cyber, men che mai in ambito cybersecurity, relegandoci ancora una volta ad un ruolo subalterno ai grandi player del settore, che sui nostri dati e sui servizi fatturano cifre da capogiro.
Siamo ben lontani da proposte concrete per riportare dati e servizi nel perimetro cyber nazionale (ammesso sia possibile, ovvio), in uno scenario internazionale decisamente poco rassicurante. Eppure, potremmo oggi fare a meno di Internet?Fare a meno dei servizi offerti dal digitale? Purché si accetti di tornare indietro di 40 anni, forse si. Ma a quale costo? E con quali conseguenze?
Ormai Internet dovrebbe essere considerato alla stregua del servizio idrico ed elettrico, un bene essenziale della collettività, la cui accessibilità per i cittadini dovrebbe essere garantita dallo Stato. Anche solo per i benefici offerti dalla Rete alla Democrazia, come la possibilità di accedere ai dati e informazioni (trasparenza), partecipazione sociale (forum, social…), accessibilità ad un mercato più ampio (concorrenza), fruibilità dei servizi pubblici anche da remoto.
Abbiamo, seppur da poco e con enorme ritardo rispetto al resto dell’Europa, una Agenzia per la Cybersecurity Nazionale che dovrebbe, da sua mission, aiutare il Paese a recuperare l’enorme ritardo digitale accumulato: se non ricordo male, in nessun programma elettorale ne viene fatta menzione. E questo non è affatto rassicurante.
Se non altro, al di là dei bei sorrisoni in prima serata, la lettura dei vari programmi offre uno spaccato interessante sulla “sostanza” che c’è dietro a una forza politica. Almeno per il sottoscritto, al di là dello scopo di questo articolo, è stato un interessante (ed a tratti masochistico) esercizio.
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Nato e cresciuto a Siena, è Responsabile della Cybersecurity dell’Università di Siena. Lavora nel campo ICT da oltre 20 anni, usando esclusivamente software libero. Da sempre attento alle tematiche sulla privacy e sui diritti civili digitali, attraverso il suo blog nato nel lontano 2000, è ancora attivamente impegnato nel sensibilizzare i cittadini su queste tematiche.
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