Dopo gli incidenti di rilievo avvenuti negli Stati Uniti D’America, ora si sta iniziando a pensare ad arginare il ransomware anche comprendendo quanto la criptovaluta, possa incentivare il fenomeno.
Questo fa parte di tutta una serie di azioni non previste e non volute dai criminali informatici, in quanto alzando l’asticella dell’attenzione e del risalto mediatico, è normale che i governi dei paesi debbano in qualche modo fare qualcosa. Ricordiamoci di quanto disse l’amministratore del forum russo XSS (dove acquisiva gli affiliati REvil e Darkside) “c’è troppo pubblicità in giro”, riguardo al fenomeno del ransomware.
Infatti, il presidente del Senato per la sicurezza interna e gli affari governativi Gary Peters (un senatore chiave degli Stati Uniti), sta avviando un’indagine sulla connessione tra questi due mondi, annunciando martedì nel “New Day” della CNN che l’indagine bipartisan cercherà di capire meglio come la criptovaluta incoraggi i criminali informatici e quindi identificare possibili cambiamenti nella politica di gestione.
L’indagine fa parte di una serie di misure che il Democratico del Michigan e altri legislatori hanno intrapreso per affrontare una serie di incidenti di sicurezza informatica, inclusa la legislazione di prossima emissione relativa ai recenti attacchi di ransomware.
“Le criptovalute sono il mezzo preferito di queste persone”
ha detto alla CNN, riferendosi ai criminali informatici.
“Ben oltre 400 milioni di dollari sono stati pagati in riscatti nell’ultimo anno in criptovaluta”.
Gli attacchi ransomware sono cresciuti di portata e complessità nell’ultimo anno, ha dichiarato all’epoca il vice procuratore generale Lisa Monaco, definendoli una “epidemia”.
Non molto tempo dopo l’incidente alla Colonial Pipeline, il principale produttore di carne bovina e suina JBS, è stato colpito da un attacco ransomware , che ha portato alla chiusura dell’intera produzione negli Stati Uniti. JBS USA ha annunciato a giugno di aver pagato un riscatto di 11 milioni di dollari in risposta all’attacco informatico.
Poi la stessa cyber-gang di ransomware che aveva colpito JBS ha chiesto 70 milioni di dollari a luglio per sbloccare tutti i dispositivi che sosteneva fossero stati colpiti dall’attacco ransomware distribuito, che il gruppo di criminali informatici aveva fatto inviare dagli aggiornamenti del software Kaseya, un sistema di controllo utilizzato da moltissime aziende che inevitabilmente sono rimaste vittima del ransomware.
Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

CybercrimeLe autorità tedesche hanno recentemente lanciato un avviso riguardante una sofisticata campagna di phishing che prende di mira gli utenti di Signal in Germania e nel resto d’Europa. L’attacco si concentra su profili specifici, tra…
InnovazioneL’evoluzione dell’Intelligenza Artificiale ha superato una nuova, inquietante frontiera. Se fino a ieri parlavamo di algoritmi confinati dietro uno schermo, oggi ci troviamo di fronte al concetto di “Meatspace Layer”: un’infrastruttura dove le macchine non…
CybercrimeNegli ultimi anni, la sicurezza delle reti ha affrontato minacce sempre più sofisticate, capaci di aggirare le difese tradizionali e di penetrare negli strati più profondi delle infrastrutture. Un’analisi recente ha portato alla luce uno…
VulnerabilitàNegli ultimi tempi, la piattaforma di automazione n8n sta affrontando una serie crescente di bug di sicurezza. n8n è una piattaforma di automazione che trasforma task complessi in operazioni semplici e veloci. Con pochi click…
InnovazioneArticolo scritto con la collaborazione di Giovanni Pollola. Per anni, “IA a bordo dei satelliti” serviva soprattutto a “ripulire” i dati: meno rumore nelle immagini e nei dati acquisiti attraverso i vari payload multisensoriali, meno…