
Un nuovo rapporto di Google evidenzia come l’intelligenza artificiale sia ormai parte integrante del lavoro quotidiano dei professionisti della tecnologia. Lo studio, condotto dalla divisione di ricerca DORA (DevOps Research and Assessment) e basato su 5.000 interviste a esperti del settore in tutto il mondo, rivela che il 90% degli intervistati fa uso di strumenti di IA. Si tratta di un incremento del 14% rispetto al 2024.
L’indagine arriva in un momento in cui l’evoluzione dell’IA alimenta allo stesso tempo entusiasmo e timori, soprattutto in relazione al suo impatto sull’occupazione. A maggio, il CEO di Anthropic, Dario Amodei, aveva previsto un potenziale aumento della disoccupazione legato alla diffusione della tecnologia, sebbene altri analisti abbiano ridimensionato tali preoccupazioni.
Google conferma che i propri team di ingegneri fanno ampio ricorso all’intelligenza artificiale per attività che spaziano dalla redazione della documentazione tecnica alla scrittura e modifica del codice. Ryan J. Salva, a capo dello sviluppo degli strumenti di programmazione dell’azienda, tra cui Gemini Code Assist, ha spiegato che ormai “la stragrande maggioranza” dei dipendenti è coinvolta in questo processo.
“Se sei un ingegnere di Google, l’utilizzo dell’IA è ormai inevitabile“, ha dichiarato Salva alla CNN. Secondo lui, la tecnologia ha raggiunto un livello intermedio tra la capacità di completamento automatico e quella di comprensione di comandi più complessi: può già eseguire attività di debug su diversi sistemi, ma richiede ancora la supervisione umana e sistemi di sicurezza multilivello.
La società di Mountain View non è sola in questo scenario. Offre soluzioni che spaziano da versioni gratuite fino a pacchetti da 45 dollari al mese, ma deve fronteggiare concorrenti come Microsoft, OpenAI e Anthropic, oltre a nuove realtà emergenti come Replit e Anysphere, startup che stanno guadagnando rapidamente quote di mercato grazie al boom dell’IA applicata allo sviluppo software.
Non tutti i programmatori, però, giudicano gli strumenti di IA altrettanto utili. Secondo il report, solo il 20% degli intervistati si dichiara “molto fiducioso” nella qualità del codice prodotto dall’IA, mentre il 46% si dice “abbastanza fiducioso” e il 23% “moderatamente fiducioso”. Quanto all’impatto sulla qualità, il 31% ritiene che migliori leggermente il lavoro, mentre per il 30% non apporta alcun cambiamento rilevante.
L’integrazione sempre più capillare dell’intelligenza artificiale arriva in un contesto occupazionale complesso. Secondo la Federal Reserve Bank di New York, oggi i laureati in informatica e ingegneria registrano un tasso di disoccupazione superiore a quello di chi ha studiato discipline umanistiche come storia dell’arte o letteratura inglese.
Anche la domanda di lavoro ha subito un calo significativo: le offerte per ingegneri del software pubblicate sulla piattaforma Indeed sono diminuite del 71% tra febbraio 2022 e agosto 2025.
Alcuni giovani professionisti, pur riconoscendo le difficoltà, restano fiduciosi. Julio Rodriguez, intervistato dalla CNN, ha raccontato di aver inviato oltre 150 candidature prima di ottenere un impiego.
Salva sottolinea che non tutte le fasi dello sviluppo software sono automatizzabili.
L’IA tende a semplificare i compiti ripetitivi e più noiosi, ma non sostituisce le competenze umane in attività strategiche o creative. Secondo lui, l’attuale ampia adozione della tecnologia dipende anche dal forte interesse mediatico: “Lo sviluppo software è un po’ come la moda: quando se ne parla molto, tutti vogliono provare la novità”.
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