Red Hot Cyber
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza. La vera forza della cybersecurity risiede nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
Condividi la tua difesa. Incoraggia l'eccellenza.
La vera forza della cybersecurity risiede
nell'effetto moltiplicatore della conoscenza.
970x20 Itcentric
LECS 320x100 1
CSRA: Perché serve un nuovo modo di percepire ciò che non riusciamo più a controllare

CSRA: Perché serve un nuovo modo di percepire ciò che non riusciamo più a controllare

11 Dicembre 2025 22:22

La cybersecurity vive oggi in una contraddizione quasi paradossale: più aumentano i dati, più diminuisce la nostra capacità di capire cosa sta accadendo. I SOC traboccano di log, alert, metriche e pannelli di controllo, eppure gli attacchi più gravi — dai ransomware alle campagne stealth di spionaggio — continuano a sfuggire alla vista proprio nel momento decisivo: quando tutto sta per cominciare.

Il problema non è l’informazione. Il problema è lo sguardo: la capacità di visualizzare ciò che conta!

Esistono strumenti perfetti per contare, classificare, correlare; molti meno per percepire.


Cyber Offensive Fundamentale Ethical Hacking 02

Avvio delle iscrizioni al corso Cyber Offensive Fundamentals
Vuoi smettere di guardare tutorial e iniziare a capire davvero come funziona la sicurezza informatica?
La base della sicurezza informatica, al di là di norme e tecnologie, ha sempre un unico obiettivo: fermare gli attacchi dei criminali informatici. Pertanto "Pensa come un attaccante, agisci come un difensore". Ti porteremo nel mondo dell'ethical hacking e del penetration test come nessuno ha mai fatto prima. Per informazioni potete accedere alla pagina del corso oppure contattarci tramite WhatsApp al numero 379 163 8765 oppure scrivendoci alla casella di posta [email protected].


Supporta Red Hot Cyber attraverso: 

  1. L'acquisto del fumetto sul Cybersecurity Awareness
  2. Ascoltando i nostri Podcast
  3. Seguendo RHC su WhatsApp
  4. Seguendo RHC su Telegram
  5. Scarica gratuitamente “Byte The Silence”, il fumetto sul Cyberbullismo di Red Hot Cyber

Se ti piacciono le novità e gli articoli riportati su di Red Hot Cyber, iscriviti immediatamente alla newsletter settimanale per non perdere nessun articolo. La newsletter generalmente viene inviata ai nostri lettori ad inizio settimana, indicativamente di lunedì.

Così, mentre la superficie digitale cresce in complessità e velocità, continuiamo a osservare il cyberspace come un inventario di oggetti — server, IP, pacchetti — quando in realtà è un ambiente vivo, dinamico, pulsante, fatto di relazioni che cambiano forma.

Per provare a cambiare le cose nasce il Cyber Situational-Relational Awareness (CSRA): un modello che mette al centro la percezione.

1. Il vero problema non è tecnico: è percettivo.

Viviamo in un ecosistema digitale dove tutto produce segnali. Ogni servizio, applicazione, sensore, utente, processo automatico lascia una o più tracce. Non c’è mai stata così tanta “visibilità” a disposizione dei difensori. Eppure il paradosso persiste: gli attacchi vanno a segno, gli indicatori non bastano, la complessità ci sovrasta.

Il motivo è semplice: abbiamo un’enorme quantità di dati e di informazioni, ma pochissima consapevolezza del loro significato nel momento in cui cambia.

Gli strumenti tradizionali ci dicono cosa è successo, a volte cosa sta succedendo al momento, quasi mai cosa sta per accadere.
Manca la percezione del mutamento, di quella variazione sottile che precede l’incidente.

Il CSRA, concettualmente, nasce proprio per cogliere queste trasformazioni minime, che oggi si perdono nei rumori di fondo.

2. Il cyberspace non è un inventario di oggetti, ma un ecosistema di relazioni

Per trent’anni abbiamo sentito descrivere il cyberspace come un insieme di entità isolate: host, server, IP, router. Abbiamo costruito strumenti pensati per monitorare questi oggetti, ciascuno con i propri attributi e comportamenti misurabili. Ma la realtà degli attacchi moderni mostra un quadro completamente diverso.

Quando una minaccia si manifesta, non è l’oggetto a tradirla, ma la relazione tra oggetti.
Non è il server anomalo a dirci che sta succedendo qualcosa: è il modo in cui sta comunicando con altri nodi.
Non è un singolo pacchetto strano: è il ritmo delle sue interazioni.
Non è un evento isolato: è il cambiamento di una costellazione di micro-eventi.

Ecco la prima grande intuizione del CSRA: il nodo cyber non è un dispositivo, ma un piccolo ecosistema composto da un’entità — umana o automatica — e dalla tecnologia che usa per comunicare. Per comprenderlo occorre osservare come evolve nel tempo, non cosa è staticamente.

3. Comprendere un attacco significa ascoltare il ritmo della rete.

Ogni rete possiede un suo proprio ritmo: qualcuna presenta un alternarsi di picchi e quiete, altre una regolarità nelle connessioni, e poi ci sono le reti di lavoro con un andamento che si ripete giorno dopo giorno.
È proprio quando questo ritmo naturale si spezza — anche in maniera quasi impercettibile — che qualcosa comincia a muoversi.

Il CSRA si concentra su questo: sulla capacità di percepire un cambiamento di ritmo prima che diventi un incidente conclamato. Naturalmente non ogni deviazione implica un attacco: a volte si tratta di un malfunzionamento o di un cambio di abitudini. Ma è sempre meglio verificare.

Un attacco nelle prime fasi è quasi invisibile. Modifica una sequenza di azioni, altera un’abitudine, crea una piccola vibrazione nella rete. Una procedura automatica che diventa più attiva del solito; un nodo che stabilisce collegamenti imprevisti; un cluster che sembra muoversi in modo più irrequieto.

Queste vibrazioni sono i segnali precoci dell’incidente. Il CSRA è progettato per ascoltarli.

4. Lo “spazio locale”: dove la rete ci dice di guardare.

La rete è troppo vasta per essere osservata tutta allo stesso modo.
E qui nasce la seconda intuizione del CSRA: non tutto merita attenzione, almeno non nello stesso momento. Ogni trasformazione significativa parte da un punto preciso della rete. È lì, in quella piccola regione, che il ritmo si altera. Il CSRA identifica questa regione emergente e la trasforma in un “spazio locale”: una sorta di lente dinamica che si concentra proprio dove sta avvenendo il cambiamento.

Lo spazio locale non è predefinito: viene generato dalla rete stessa. È lei a segnalare dove posare lo sguardo. È questo meccanismo che permette a un sistema CSRA di non affogare nei dati e, allo stesso tempo, di accorgersi dei segnali giusti nel momento giusto.

5. La rete come paesaggio: quando ciò che era invisibile diventa evidente

Uno dei punti più affascinanti del CSRA è la sua capacità di trasformare la rete in un paesaggio visivo. Non una dashboard piena di numeri, ma una rappresentazione quasi geografica delle attività: alture che indicano intensità, valli che rivelano stabilità, creste che segnalano turbolenze.

Per la prima volta, l’analista può “vedere” l’incidente come si vede una perturbazione meteorologica: una zona che si scalda, si deforma, si muove. È un modo più naturale, quasi intuitivo, di percepire il cyberspace, che consente di cogliere immediatamente ciò che non torna, anche senza sapere in anticipo di cosa si tratti.

Questa rappresentazione non è un vezzo grafico: è una forma di consapevolezza.

Ciò che era nascosto diventa visibile.

6. Perché il CSRA potenzialmente potrebbe vedere ciò che gli altri strumenti non vedono.

La ragione è semplice e, allo stesso tempo, rivoluzionaria: il CSRA non cerca ciò che conosce, osserva ciò che cambia. Gli strumenti basati su firme, regole e pattern riconoscono solo ciò che è già stato codificato. Funzionano benissimo contro minacce note, molto meno contro tecniche nuove, attacchi creativi o comportamenti deliberatamente irregolari.

Il CSRA, invece, affronta il cyberspace come un organismo in continuo mutamento.
Quando un nodo inizia a comportarsi in modo inusuale, quando due sistemi improvvisano un dialogo imprevisto, quando una parte della rete si anima in modo anomalo, il CSRA lo percepisce immediatamente.

È un’attenzione simile a quella umana: istintiva, sensibile al movimento, orientata alla variazione. Dietro questa capacità percettiva c’è una matematica precisa: quella delle variazioni, dell’entropia e dei cambiamenti tra nodi connessi. Non servono formule per capirlo: conta il principio, quello di misurare come la rete si trasforma nel tempo.

7. Il CSRA è prima di tutto un nuovo modo di pensare.

Non è un software da aggiungere, né un modulo da integrare. È una nuova mentalità per affrontare la sicurezza in un mondo che cambia troppo velocemente. Il CSRA porta con sé un messaggio chiaro: non possiamo più limitarci a raccogliere dati. Dobbiamo imparare a percepire le trasformazioni.

Una rete osservata con il CSRA non è una collezione di oggetti tecnici, ma un ambiente vivo. Il SOC smette di essere un centro di allarmi e diventa un luogo di interpretazione, in cui la difesa non è una reazione tardiva ma un esercizio continuo di comprensione.

Conclusione: il CSRA è la percezione cyber del XXI secolo.

Il CSRA non introduce un altro strumento nell’infinita collezione già esistente. Introduce qualcosa di più importante: un nuovo modo di guardare il cyberspace.

Non come un elenco di entità isolate, ma come un tessuto di relazioni che respira, cambia e ci parla — se sappiamo ascoltarlo.

In un’epoca in cui gli attacchi si trasformano più rapidamente dei nostri modelli di difesa, percepire il cambiamento diventa una necessità strategica. E il CSRA rappresenta il primo passo verso questa nuova forma di consapevolezza.

Non è solo tecnologia. È una nuova capacità umana: vedere ciò che prima era invisibile.

Ti è piaciuto questo articolo? Ne stiamo discutendo nella nostra Community su LinkedIn, Facebook e Instagram. Seguici anche su Google News, per ricevere aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza informatica o Scrivici se desideri segnalarci notizie, approfondimenti o contributi da pubblicare.

New Bitmap Image 300x300
Presidente di SICYNT -Società Italiana per lo sviluppo della cultura cyber e delle nuove tecnologie. Appassionato di nuove tecnologie, giornalismo e strategia. Autore di numerosi articoli, autore del libro "Il dominio Cyber". Coordinatore della rubrica cyber di Difesa Online. Socio del Centro Studi privacy e nuove tecnologie, del Centro Studi Esercito e di DeComponendisCifris. Colonnello dell'Esercito in riserva.
Visita il sito web dell'autore

Articoli in evidenza

Immagine del sitoCybercrime
Codici QR dannosi: la nuova frontiera del phishing passa dall’HTML
Redazione RHC - 08/01/2026

Sappiamo che i criminal hacker riescono sempre a sorprenderci, e anche questa volta ci stupiscono per le innovazione e i modi che inventano per poter superare gli ostacoli, come i filtri di antispam. I criminali…

Immagine del sitoVulnerabilità
Quando anche i backup diventano un vettore d’attacco: Veeam corregge una RCE critica
Redazione RHC - 08/01/2026

I backup sono generalmente considerati l’ultima linea di difesa, ma questa settimana Veeam ci ha ricordato che i sistemi di backup stessi possono diventare punti di accesso per gli attacchi. L’azienda ha rilasciato aggiornamenti di…

Immagine del sitoDiritti
Algoritmi e crittografia: un conflitto tra sicurezza tecnica e diritti costituzionali
Paolo Galdieri - 08/01/2026

Il presente contributo approfondisce le criticità tecniche e costituzionali della proposta di Regolamento COM/2022/209 CSAR(Child Sexual Abuse Regulation). Questo studio fa seguito all’inquadramento generale già delineato e si concentra sul conflitto tra l’integrità dei sistemi…

Immagine del sitoCybercrime
Quando l’individuazione degli attacchi diventa automatizzata, il rilevamento smette di scalare
Alexander Rogan - 08/01/2026

Per gran parte degli ultimi due decenni, la sicurezza informatica si è fondata su un presupposto fondamentale: le attività malevole possono essere individuate, analizzate e contrastate prima che producano danni significativi. Questo assunto ha modellato…

Immagine del sitoCybercrime
VMware ESXi violato dall’interno: quando l’isolamento delle VM smette di esistere
Redazione RHC - 08/01/2026

Un nuovo report pubblicato dall’Huntress Tactical Response Team documenta un’intrusione estremamente sofisticata individuata nel dicembre 2025, nella quale un attore avanzato è riuscito a compromettere un’infrastruttura VMware ESXi sfruttando una VM escape, ovvero l’evasione da…