Quanto accaduto in questi giorni deve rappresentare un campanello d’allarme per l’Europa. Mentre il programma CVE — pilastro della sicurezza informatica globale — rischiava di spegnersi a causa della mancata estensione dei fondi statunitensi, l’Europa è rimasta spettatrice inerme.
Se i finanziamenti al progetto non fossero stati confermati in extremis, quanto sarebbe stata esposta la sicurezza nazionale dei Paesi europei? È inaccettabile che la protezione delle nostre infrastrutture digitali dipenda in modo così diretto da un’infrastruttura critica interamente statunitense.
Come abbiamo riportato nella giornata di ieri, noi di RHC lo riportiamo da tempo e non possiamo più permetterci una simile dipendenza. È necessario che ENISA e le istituzioni europee aprano una riflessione seria e strutturata su questo tema, promuovendo la nascita di un progetto interamente europeo per la gestione e la catalogazione delle vulnerabilità.
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L’Europa deve smettere di delegare la propria resilienza digitale.
È tempo di costruire un’alternativa sovrana, trasparente e interoperabile, per garantire continuità, indipendenza e sicurezza a lungo termine. Parliamo tanto di autonomia tecnologica. Allora partiamo dalle basi della sicurezza nazionale prima di parlare di Quantum computing.
Lanciato nel 1999 e gestito proprio da MITRE, il programma CVE rappresenta il sistema di riferimento internazionale per l’identificazione, la catalogazione e la standardizzazione delle vulnerabilità informatiche note. Il suo ruolo è cruciale per la difesa digitale: garantisce un linguaggio comune tra vendor, analisti e istituzioni, permettendo una risposta più coordinata ed efficace alle minacce.
Questa decisione arriva nel contesto di una più ampia strategia di riduzione dei costi da parte del governo federale, che ha già portato alla risoluzione di contratti e a riduzioni di personale in diversi team della CISA. pertanto si è riacceso il dibattito sulla sostenibilità e la neutralità di una risorsa di importanza globale come la CVE legata a un singolo sponsor governativo.
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Il ruolo fondamentale del progetto CVE
Gli identificatori univoci del programma, noti come ID CVE, sono fondamentali per l’intero ecosistema della sicurezza informatica. Ricercatori, fornitori di soluzioni e team IT in tutto il mondo li utilizzano per tracciare, classificare e correggere in modo efficiente le vulnerabilità di sicurezza. Il database CVE è alla base di strumenti critici come scanner di vulnerabilità, sistemi di gestione delle patch e piattaforme per la risposta agli incidenti, oltre a svolgere un ruolo strategico nella protezione delle infrastrutture critiche.
La crisi è esplosa quando MITRE ha annunciato che il contratto con il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) per la gestione del programma CVE sarebbe scaduto il 16 aprile 2025, senza alcun rinnovo previsto. L’annuncio ha allarmato la comunità della cybersecurity, che considera il CVE uno standard globale imprescindibile. Gli esperti hanno lanciato l’allarme: un’interruzione avrebbe compromesso i database nazionali delle vulnerabilità, messo a rischio gli avvisi di sicurezza e ostacolato l’operatività di fornitori e team di risposta agli incidenti su scala mondiale. In risposta alla minaccia, è stata istituita la CVE Foundation, con l’obiettivo di garantire la continuità, l’indipendenza e la stabilità a lungo termine del programma.
Sotto la crescente pressione della comunità di settore, CISA — sponsor principale del programma — è intervenuta nella tarda serata di martedì, attivando formalmente un “periodo di opzione” sul contratto con MITRE, a poche ore dalla scadenza.
“Il programma CVE è una priorità per CISA e un asset essenziale per la comunità informatica,” ha dichiarato un portavoce a Cyber Security News. “Abbiamo agito per evitare qualsiasi interruzione dei servizi CVE critici.”
Sebbene restino incerti i dettagli sull’estensione del contratto e sui finanziamenti futuri, l’intervento ha evitato la chiusura immediata di un’infrastruttura vitale per la cybersicurezza globale.
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E’ un libero professionista, insegnante e perito di informatica Forense, Cyber Security ed Ethical Hacking e Network Management. Ha collaborato con importanti istituti di formazione a livello internazionale e ha esercitato teaching e tutorship in tecniche avanzate di Offensive Security per la NATO ottenendo importanti riconoscimenti dal Governo degli Stati Uniti. Il suo motto è “Studio. Sempre”.
Aree di competenza:Cybersecurity architecture, Threat intelligence, Digital forensics, Offensive security, Incident response & SOAR, Malware analysis, Compliance & frameworks
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