
C’è un equivoco comodo, in Italia: pensare che la cybersicurezza sia materia “da ministeri” o da grandi operatori strategici. È rassicurante. Ed è sbagliato.
Nel disegno reale della connettività pubblica, gli enti locali non sono periferia: sono nodi. Collegano servizi essenziali, custodiscono dati sensibili, erogano funzioni quotidiane — anagrafe, tributi, polizia locale, SUAP, servizi sociali, scuole, sanità territoriale — e, soprattutto, sono innestati in filiere nazionali di infrastrutture, fornitori, piattaforme e interconnessioni. Quando cade un Comune o un ente locale, non “cade solo lui”: si spezza una catena.
Il punto non è fare allarmismo. È riconoscere un fatto strutturale: l’ente locale è una superficie d’attacco. E, nella pubblica amministrazione, la superficie d’attacco non si amplia solo con la tecnologia. Si amplia anche con la politica.
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La cybersicurezza in un ente locale non fallisce soltanto per carenza di budget o competenze. Fallisce, molto spesso, per scelte organizzative e per interessi: affidamenti opachi, forniture “su misura”, consulenze frammentate, turnover senza continuità, l’“uomo solo al comando” o — peggio — nessuno davvero al comando.
Qui emerge la parte scomoda: il conflitto tra interesse pubblico e micro-interesse locale.
Quando la gestione della rete e dei servizi digitali diventa terreno di favoritismi, relazioni personali o parentali, aziende “invitate” a partecipare e vincere, decisioni guidate dal consenso o dalla prossimità, la sicurezza smette di essere un requisito tecnico. Diventa una variabile politica. E quando la sicurezza è una variabile, prima o poi viene sacrificata.
Questo non è moralismo. È gestione del rischio. Una rete progettata per “far contenti” è una rete più facile da violare. Una governance pensata per la carriera è una governance che, alla prima crisi, cerca coperture invece che soluzioni.
Negli ultimi anni il perimetro regolatorio si è rafforzato: strumenti per la resilienza, obblighi di gestione del rischio e di notifica, standard minimi e linee guida. Ma senza un presidio interno reale, la norma resta carta.
Da qui una tesi semplice: ogni ente locale deve avere una sentinella vera, con un mandato chiaro. Proteggere. Non “far girare” contratti.
Un referente — o una piccola funzione — che:
C’è un’altra illusione da sfatare: che basti centralizzare. La sicurezza nazionale delle infrastrutture critiche non è solo un centro che coordina. È una rete che scambia informazioni in modo rapido ed efficace.
Se quella rete è attraversata da silos, opacità e obiettivi di carriera, diventa lenta, autoreferenziale, inefficiente. Serve invece una rete di sentinelle che condivida indicatori, adotti playbook comuni, svolga esercitazioni reali, conduca post-mortem senza caccia alle streghe e faccia emergere i problemi prima che diventino incidenti.
La differenza non la fa la norma. La fa l’assenza di ambiguità: protezione sopra carriera.
Quando un ente locale acquista male — o acquista per relazione — non produce solo inefficienza. Produce debito, diretto e indiretto: contratti correttivi, ripristini costosi, contenziosi, perdita di produttività, emergenze gestite in deroga.
Interrompere il ciclo delle decisioni sbagliate significa liberare risorse e pianificare. La prevenzione è anche finanza pubblica.
Segnali di rischio (non prove) che un affidamento IT stia nascendo male. Non per accusare, ma come check-list prima di firmare.
Indicatori tipici di rischio
Contromisure minime
Il tema non è aggiungere un firewall. È difendere la funzione pubblica.
Se i nodi locali restano fragili perché la cybersicurezza viene trattata come una spesa — o peggio come un’occasione di relazione — la sicurezza nazionale diventa un castello costruito su fondamenta amministrative deboli.
La soluzione è pragmatica: una sentinella per ogni ente, con mandato e responsabilità; regole di procurement che proteggano la sicurezza, non l’abitudine; una rete nazionale che collabori davvero, invece di competere internamente; pianificazione di lungo periodo, perché la cybersicurezza non si compra a fine anno: si costruisce e si mantiene.
Un principio, infine, non negoziabile: quando un ente locale decide male sulla propria rete, non sta sbagliando solo per sé. Sta aumentando il rischio per tutti.
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