Nelle aziende tecnologiche è in corso una trasformazione silenziosa ma profonda: il successo non si misura più soltanto in ore lavorate o righe di codice prodotte. Sempre più spesso, il nuovo indicatore di performance è rappresentato dai “token” consumati nei sistemi di intelligenza artificiale. In questo contesto, numeri impressionanti stanno ridefinendo il concetto stesso di produttività: c’è chi arriva a utilizzare centinaia di miliardi di token in una settimana o a generare costi mensili nell’ordine delle centinaia di migliaia di dollari.
Aziende come Meta e Shopify hanno già iniziato a integrare l’utilizzo dell’IA nei processi di valutazione interna, premiando i dipendenti più attivi e osservando con crescente attenzione chi rimane indietro. Per molti sviluppatori, questo rappresenta il primo segnale concreto di un cambiamento radicale nel lavoro d’ufficio.
Se inizialmente l’intelligenza artificiale prometteva maggiore efficienza e riduzione dei costi, oggi sta alimentando anche una nuova forma di competizione interna, spesso definita “tokenmaxxing“: più token si consumano, maggiore è la percezione di produttività e competenza.
All’interno di alcune aziende, si stanno diffondendo vere e proprie classifiche che mostrano il consumo di token dei dipendenti. Questo fenomeno ha trasformato il budget per l’IA in un benefit aziendale, paragonabile a bonus tradizionali come pasti gratuiti o assicurazioni sanitarie. Alcuni programmatori investono migliaia di dollari al mese per automatizzare il proprio lavoro, spingendo sempre più in là i limiti dell’uso degli strumenti generativi.
Fino a poco tempo fa, una produttività simile era impensabile utilizzando i vecchi Function Point. Inoltre l’uso quotidiano di modelli generativi si limitava a poche migliaia di token, mentre raggiungere milioni richiedeva ore di lavoro continuo. Oggi, invece, gli strumenti basati su agenti autonomi hanno cambiato completamente lo scenario. Questi sistemi possono operare senza interruzioni, analizzando grandi basi di codice, generando soluzioni complesse e coordinando intere catene di sub-agenti. Ogni passaggio genera nuovi token, spesso in modo esponenziale.
Un singolo agente può arrivare a consumare centinaia di milioni di token a settimana, soprattutto se utilizzato in parallelo con altri. Alcuni sviluppatori gestiscono contemporaneamente decine di agenti, lasciandoli lavorare 24 ore su 24. Questo approccio ha trasformato l’IA in una vera e propria “forza lavoro digitale”, capace di moltiplicare la produttività… ma anche i costi.
Per le aziende che forniscono infrastrutture e modelli di IA, questa corsa rappresenta un’enorme opportunità economica. La domanda di capacità computazionale è in crescita esponenziale e traina ricavi sempre più elevati. Tuttavia, dietro l’entusiasmo, emergono anche dubbi significativi.
Il punto centrale è semplice: consumare più token significa davvero produrre più valore?
Non necessariamente. Alcuni professionisti ammettono che parte di questo utilizzo massiccio serve più a dimostrare impegno o status che a ottenere risultati concreti. In molti casi, si generano grandi quantità di codice o output che non vengono realmente utilizzati.
Inoltre, il sistema di incentivi rischia di distorcere il comportamento: le classifiche premiano il volume, non la qualità. Questo può portare a uno spreco significativo di risorse, sia economiche che energetiche, senza un reale beneficio proporzionato.
Il fenomeno è stato definito da alcuni osservatori come una nuova forma di “ansia da token”: la pressione a dimostrare di essere al passo con l’evoluzione tecnologica. In un contesto in cui nessuno vuole restare indietro, l’adozione intensiva dell’IA diventa anche una questione di reputazione professionale.
Resta quindi una domanda aperta: siamo di fronte a una rivoluzione della produttività o a una bolla alimentata da metriche fuorvianti?
Probabilmente, la verità sta nel mezzo.
L’intelligenza artificiale sta effettivamente aumentando le capacità degli sviluppatori, ma il modo in cui viene misurato il suo utilizzo potrebbe non riflettere il valore reale prodotto.
Ciò che è certo è che la domanda di questi sistemi continuerà a crescere, spingendo lo sviluppo di nuove infrastrutture e ridefinendo, ancora una volta, il modo in cui lavoriamo.