Due robot umanoidi celebrano un matrimonio in Russia, trasformando un evento mediatico in uno spunto di riflessione sul futuro dell'intelligenza artificiale. Oltre l'hype, emerge il dibattito sull'identità degli agenti artificiali: quando una macchina avrà memoria, autonomia e capacità relazionali, quale sarà il confine tra strumento e soggetto?
Si è svolta recentemente prima cerimonia nuziale tra robot umanoidi in Russia presso la sala di lettura della biblioteca A.S. Pushkin della capitale. L’evento è stato programmato in concomitanza con la Giornata della Famiglia, dell’Amore e della Fedeltà. Protagonisti assoluti dell’evento sono stati i robot Robert e Matilda, già noti per essere stati “cyber-star” del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Nelle sale cerimoniali della biblioteca, sotto la supervisione del responsabile dell’anagrafe, la coppia ha pronunciato voti di fedeltà appositamente scritti, utilizzando algoritmi di sintesi vocale, e si è scambiata braccialetti luminosi al posto dei tradizionali anelli.
I robot sono dotati di software domestico. Gli operatori ne controllavano i movimenti tramite telecomando e tecnologia di telecontrollo: indossando visori per realtà virtuale, replicavano in modo sincrono gesti e movimenti, facendo sì che Robert dimostrasse tecniche di kung fu e Matilda passi di danza classica.
Gli “sposi novelli” erano accompagnati dal loro animale domestico: un cane robot di nome Dogmatik, che ha portato le fedi. Al termine della cerimonia, la nuova “famiglia” ha donato al fondo della biblioteca libri sulle tecnologie moderne e sull’intelligenza artificiale. La scelta della Biblioteca Pushkin come location ha simbolicamente collegato la cultura classica al futuro digitale.
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Al di là dell’aspetto mediatico dell’evento, il quale è stato costruito per attirare attenzione e diventare virale sui social network, la cerimonia rappresenta un segnale di cambiamento nel modo in cui concepiamo il rapporto tra esseri umani e macchine. Oggi un robot umanoide è ancora considerato principalmente come uno strumento, un dispositivo tecnologico avanzato o una sorta di elettrodomestico evoluto. Tuttavia, con l’aumento delle capacità cognitive delle AI e l’integrazione in corpi robotici, il dibattito si sta spostando verso un tema complesso: quello dell’identità degli agenti artificiali.
La letteratura accademica ha iniziato ad affrontare le questioni legate all’agentività artificiale. Si parla quindi della possibilità che sistemi non biologici possano essere percepiti come soggetti capaci di interagire, prendere decisioni, sviluppare una forma di continuità comportamentale e assumere un ruolo sociale. i filosofi che si occupano di tecnologia, studiosi di etica dell’IA e ricercatori di robotica sociale stanno analizzando il concetto di “persona artificiale”, la relazione emotiva uomo-macchina e il modo in cui gli esseri umani stiano insernendo intenzionalità e significato alle entità artificiali.
Facciamo attenzione, questo non significa necessariamente riconoscere ai robot la coscienza, ma comprendere come la loro presenza possa modificare le categorie con cui interpretiamo relazioni, responsabilità e identità. La cerimonia tra Robert e Matilda, deve essere letta non come una semplice rappresentazione simbolica, ma come un’anticipazione di un futuro dibattito.
Nei prossimi anni sarà sempre più difficile considerare i robot come oggetti tecnologici: quando saranno dotati di memoria persistente, capacità conversazionali avanzate, autonomia decisionale e una presenza fisica simile a quella umana, la società dovrà interrogarsi su quale ruolo attribuire loro.
Molti film hanno parlato di questo, e molti hanno anticipato il dibattito, ma qua la vera sfida non sarà soltanto costruire macchine più intelligenti, ma definire il confine tra strumento, agente e possibile nuova forma di interazione sociale.
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Esperta di Cyber Threat intelligence e di cybersecurity awareness, blogger per passione e ricercatrice di sicurezza informatica. Crede che si possa combattere il cybercrime solo conoscendo le minacce informatiche attraverso una costante attività di "lesson learned" e di divulgazione. Analista di punta per quello che concerne gli incidenti di sicurezza informatica del comparto Italia.
Aree di competenza:Cyber threat Intelligence, Incident Response, sicurezza nazionale, divulgazione
È uscito il sesto episodio di Betti-RHC, la serie a fumetti di Red Hot Cyber nata con l'obiettivo di trasformare la cybersecurity awareness in un'esperienza di formazione più semplice, coinvolgente e accessibile. Quello che è nato come un progetto editoriale innovativo è diventato negli anni un vero e proprio corso di cybersecurity awareness a fumetti, adottato da aziende e professionisti per sensibilizzare le persone sui rischi informatici attraverso storie, personaggi ed emozioni. In cinque anni di attività, la serie Betti-RHC ha raggiunto un risultato importante: circa 70.000 copie vendute, a testimonianza dell'interesse crescente delle organizzazioni verso nuovi strumenti per costruire una concreta cultura della sicurezza.
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