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Due sviluppatori, una Panda, 14.000 km e zero paura! Cosa ne esce fuori? Nerd in fuga a tutto Open Source!

Due sviluppatori, una Panda, 14.000 km e zero paura! Cosa ne esce fuori? Nerd in fuga a tutto Open Source!

27 Giugno 2025 09:09

Prendi una Fiat Panda seconda serie del 2003, con 140.000 km sul groppone, il classico motore Fire 1.1, e nessuna dotazione moderna. Ora immagina di trasformarla in una specie di Cybertruck in miniatura, con fari LED stampati in 3D, infotainment touchscreen, comandi da astronave e una connessione satellitare globale.

No, non è una puntata di Black Mirror, è tutto vero. Si chiama Cyberpandino, ed è il progetto assurdo (e geniale) di due sviluppatori romani, Matteo e Roberto, che hanno deciso di iscriversi al Mongol Rally 2025 ,

Red Hot Cyber, essendo sempre pronta per le sfide epiche e impossibili, ha supportato questo “Magic Team”, in questa folle corsa da 14.000 km tra Europa e Asia con mezzi improbabili e zero assistenza ma ad alta tecnologia.


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Avete capito proprio bene, tutto questo a bordo di una Panda da 800 euro acquistata a Roma e trasformata, nel tempo libero, in un laboratorio viaggiante open source.

Dietro il cofano: un Raspberry Pi 4B e un mondo di sensori

Il cuore tecnologico del Cyberpandino è una Raspberry Pi 4B, collegata a tutto ciò che può essere sensato (o totalmente folle) mettere su una vecchia utilitaria:

  • OBD2: per leggere in tempo reale parametri come giri motore, temperatura, errori diagnostici e tensione batteria.
  • Sensori IMU: accelerometro, giroscopio, magnetometro – la macchina sa sempre come si sta muovendo nello spazio, tipo navetta spaziale.
  • Modulo GPS: tracking preciso e continuo, utile sia per la navigazione che per raccontare il viaggio.
  • Sensori ambientali: qualità dell’aria, temperatura interna/esterna, umidità, VOC… praticamente una stazione meteo su quattro ruote.
  • Camere USB ultragrandangolari: per creare una sorta di vista top-down 3D, utile nelle manovre strette (e per fare scena).
  • Antenna satellitare Telespazio: Internet via satellite, anche nei deserti più remoti. Letteralmente ovunque.

Tutti questi dati vengono gestiti e sincronizzati da un sistema basato su Node.js, che fa da backend tra la Raspberry e l’interfaccia utente sviluppata in React.js.

L’interfaccia: niente Android Auto, qui c’è Panda OS

La UI principale è una dashboard React minimalista, pensata per essere leggibile anche sotto il sole a picco. Touch-friendly, con uno stile retrò-tech che sembra uscito da una console da battaglia degli anni ’80. Tutto gira su un sistema operativo leggero, basato su Raspberry Pi OS Lite, con servizi custom sviluppati in Node e script bash per il controllo di ogni componente.

Il secondo schermo mostra strumenti analogici digitalizzati in stile aeronautico, con informazioni come assetto, inclinazione del veicolo e stato dei sensori. E sì, c’è anche l’infotainment, con mappe offline, musica, videogiochi e qualche easter egg da nerd DOC.

Estetica da meme, cuore da maker

Esternamente il Cyberpandino prende in giro il Cybertruck: carrozzeria verniciata con vernice per cancelli, inserti neri, linee spigolose e grafiche rivisitate. Ma dietro l’ironia c’è una cura tecnica notevole: motore smontato e ricondizionato, sospensioni rinforzate, taniche di scorta, impianto LED completo e cablaggio interamente rifatto.

Tutto è stato realizzato in garage, con pezzi aftermarket trovati online, budget ridotto all’osso e tanto tempo passato a saldare, testare, riprovare.

Sempre connessi, anche nel nulla

Il punto di svolta è stato l’arrivo della collaborazione con Telespazio, che ha fornito un’antenna satellitare professionale. Questo permette alla Panda di rimanere connessa 24/7 ovunque: upload dei dati, backup, live tracking, aggiornamenti social e persino chiamate VoIP, tutto possibile anche in mezzo al Pamir.

E ovviamente, ogni metro percorso viene documentato in tempo reale su TikTok e Instagram (@cyberpandino), dove il progetto ha già conquistato una discreta community.

Quando l’auto è solo una scusa per imparare (e divertirsi)

Il Cyberpandino non vincerà nessuna gara, ma non è questo il punto. È una dichiarazione d’intenti: con un po’ di fantasia, spirito maker e competenze tecniche, si può trasformare anche una Panda del 2003 in qualcosa di straordinario.

È la dimostrazione che la tecnologia non serve solo a fare profitto o startup: può essere anche gioco, sperimentazione, racconto. E soprattutto: può far sognare.

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