Nel dibattito sempre più acceso sul controllo delle piattaforme digitali e sulla “sovranità tecnologica”, la Russia sembra avviarsi verso un nuovo giro di vite.
Dopo le restrizioni progressive su diversi servizi occidentali, anche WhatsApp appare ora nel mirino delle autorità, in uno scenario che richiama dinamiche già viste: limitare o escludere i concorrenti esteri per favorire soluzioni considerate “nazionali”.
È in questo contesto che le parole di Pavel Durov assumono un peso particolare, perché non si limitano a difendere Telegram, ma mettono in discussione l’intero modello di imposizione dall’alto di un servizio di comunicazione.
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Pavel Durov ha sollevato un punto piuttosto diretto: quando si parla di restrizioni su Telegram e di persone che “si trasferiscono” su un’altra app in Russia, la Cina e il suo WeChat vengono spesso citati come esempio. Secondo Durov, questo paragone confonde causa ed effetto.
Spiega: la Cina non ha “nominato” WeChat come app di messaggistica principale né ha costretto le persone a usarla. L’app di messaggistica è diventata leader all’inizio degli anni 2010 attraverso una vera competizione, sconfiggendo decine di concorrenti, inclusi servizi internazionali come WhatsApp, che all’epoca operavano senza restrizioni. Solo dopo che WeChat ha naturalmente conquistato un pubblico di riferimento, il governo ha iniziato a integrarvi i suoi servizi.
Durov traccia poi un parallelo con altri Paesi. In Corea del Sud e Giappone, KakaoTalk e LINE hanno assunto un ruolo dominante. Secondo lui, anche lì non esisteva uno scenario del tipo “prima bandire i concorrenti, poi dichiarare un vincitore”.
Da ciò, trae una conclusione che è diventata il fulcro della sua affermazione: il tentativo di imporre con la forza un singolo servizio alla popolazione non ha esempi di successo, e l’eliminazione della concorrenza danneggia la qualità della vita e la sicurezza delle comunicazioni. La concorrenza, ritiene Durov, rimane la forza trainante dello sviluppo, e la sua eliminazione non migliorerà la situazione.
La dichiarazione è arrivata in concomitanza con le nuove restrizioni su Telegram in Russia.
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Secondo quanto riportato dai media, le autorità hanno iniziato a “limitare sistematicamente” l’app di messaggistica il 10 febbraio 2026 e, in dichiarazioni pubbliche, il Cremlino definisce Max un “messenger nazionale” e un’“alternativa economica”. Durov aveva precedentemente affermato che un tentativo simile in Iran era fallito: gli utenti hanno continuato a utilizzare Telegram, aggirando le restrizioni.
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Carolina Vivianti è consulente/Advisor autonomo in sicurezza informatica con esperienza nel settore tech e security. Ha lavorato come Security Advisor per Ford EU/Ford Motor Company e Vodafone e ha studi presso la Sapienza Università di Roma.
Aree di competenza:Cybersecurity, IT Risk Management, Security Advisory, Threat Analysis, Data Protection, Cloud Security, Compliance & Governance
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