Red Hot Cyber
Sicurezza Informatica, Notizie su Cybercrime, Analisi Vulnerabilità e Intelligenza Artificiale
Un sistemista che è al computer e copia e incolla le informazioni che gli passa l'intelligenza artificiale senza capire cosa c'è scritto dentro.

E’ l’era del sistemista copia-incolla è arrivata! l’IA crea una generazione di operatori che eseguono senza capire

28 Luglio 2026 09:38
In sintesi

L'AI accelera il lavoro dell'help desk e del supporto IT, ma può favorire il deskilling dei tecnici. Affidarsi sempre ai modelli linguistici rischia di indebolire il ragionamento, la verifica e la capacità di risolvere problemi complessi quando l'intelligenza artificiale commette errori.

Per anni il lavoro di primo livello è stato considerato la parte meno interessante dell’IT. Ticket ripetitivi. Password dimenticate. Problemi DNS. Errori di autenticazione. Condivisioni che improvvisamente smettevano di funzionare. Era il lavoro che nessuno voleva fare. Eppure era proprio lì che si costruivano le basi.

Ogni ticket obbligava a cercare una causa, verificare un log, fare un’ipotesi, magari sbagliare e ricominciare. Oggi, invece, quella fase rischia di sparire. L’intelligenza artificiale restituisce una soluzione nel giro di pochi secondi. È difficile resistere alla tentazione di eseguirla immediatamente. Il punto è che risolvere un problema non significa necessariamente averlo compreso. Sono due cose molto diverse.

Il rischio è che smettiamo di imparare

È qui che entra in gioco il deskilling. Non è un termine inventato con l’arrivo dell’IA. Esiste da decenni e descrive una situazione molto semplice: quando una macchina svolge sempre un determinato compito, chi la utilizza finisce lentamente per perdere le competenze necessarie a svolgerlo da solo.

Advertising

Con gli assistenti basati su modelli linguistici questo processo rischia di accelerare. Il cervello, come qualsiasi altro strumento, tende a risparmiare energia. Se qualcuno analizza il problema al posto nostro, dopo un po’ smettiamo di costruire quel ragionamento che, fino a ieri, era parte naturale del lavoro. Ed è proprio questo l’aspetto più pericoloso. Non perché l’IA sbagli sempre. Ma perché noi iniziamo a verificare sempre meno.

Il problema non si vede nei KPI

Dal punto di vista del management sembra tutto perfetto. I tempi di risoluzione diminuiscono. Gli SLA vengono rispettati. I ticket chiusi aumentano. È difficile contestare numeri del genere. Quello che quei numeri non raccontano è un’altra storia.

Raccontano quanto velocemente si chiude un ticket. Non quanto il tecnico abbia imparato durante quel processo. Ed è una differenza enorme. Perché se oggi un junior risolve cento problemi semplicemente copiando quello che suggerisce un assistente AI, tra qualche anno potrebbe ritrovarsi con migliaia di ticket chiusi e pochissima esperienza reale.

Il giorno in cui l’IA sbaglia

Nessun modello linguistico è infallibile. Può inventare un parametro. Può suggerire una configurazione inesistente. Può proporre uno script apparentemente corretto che, in realtà, modifica permessi, elimina log o introduce una vulnerabilità. Chi ha esperienza tende a fermarsi. Rilegge. Controlla. Confronta la documentazione.

Si chiede se quella risposta abbia davvero senso nel contesto specifico. Chi, invece, è cresciuto affidandosi sempre all’IA rischia di fare una cosa molto più semplice. Premere Invio. Ed è in quel momento che il problema smette di essere formativo e diventa operativo.

Advertising

Stiamo costruendo professionisti o semplici esecutori?

Forse è questa la domanda che dovremmo iniziare a porci. Per anni il percorso di crescita nell’IT è stato quasi obbligato. Si iniziava facendo il lavoro più ripetitivo. Poi arrivavano i problemi più complessi. Infine si imparava a prendere decisioni. Era un percorso lento, spesso frustrante, ma incredibilmente efficace. Se eliminiamo completamente quel primo gradino, come pensiamo di formare i professionisti di domani? Non basta saper usare un assistente AI. Bisogna essere in grado di capire quando ha ragione. E, soprattutto, quando ha torto.

Il rischio non è l’intelligenza artificiale

Sia chiaro: il problema non è l’IA. Sarebbe assurdo rinunciare a uno strumento che può far risparmiare tempo e aumentare la produttività. Il problema nasce quando smettiamo di usare la nostra. Quando la risposta diventa più importante del ragionamento. Quando l’obiettivo è chiudere il ticket il prima possibile, senza chiedersi cosa sia realmente successo.

Perché è proprio in quel momento che il tecnico smette di crescere. E un’organizzazione che smette di far crescere le proprie competenze è destinata, prima o poi, a pagarne il prezzo. Magari non oggi. Magari nemmeno domani. Ma il giorno in cui arriverà un incidente che l’IA non saprà risolvere, qualcuno dovrà comunque analizzare i log, collegare gli indizi, prendere decisioni e assumersene la responsabilità.

Ci sarà ancora qualcuno capace di farlo?


📢 Resta aggiornatoTi è piaciuto questo articolo? Rimani sempre informato seguendoci su 🔔 Google News.
Ne stiamo anche discutendo sui nostri social: 💼 LinkedIn, 📘 Facebook e 📸 Instagram.
Hai una notizia o un approfondimento da segnalarci? ✉️ Scrivici


Luca Galuppi 2 300x300
Appassionato di tecnologia da sempre. Lavoro nel campo dell’informatica da oltre 15 anni. Ho particolare esperienza in ambito Firewall e Networking e mi occupo quotidianamente di Network Design e Architetture IT. Attualmente ricopro il ruolo di Senior IT Engineer e PM per un’azienda di Consulenza e Servizi IT.
Aree di competenza: Firewall, Networking, Network Design, Architetture IT, Servizi IT
Visita il sito web dell'autore