La geopolitica cyber sta ridefinendo la sicurezza globale. Le tensioni internazionali si stanno riflettono direttamente nel cyberspazio, aumentando gli attacchi verso le infrastrutture critiche, la supply chain e i sistemi informativi. Il Global Cybersecurity Outlook 2026 ha evidenziato come l’intelligenza artificiale stia accelerando questa trasformazione, rendendo questi attacchi sempre più sofisticati e allo stesso tempo accessibili. Il cyberspazio diventa un dominio strategico permanente, dove la competizione economica, la disinformazione e le operazioni ibride convergono, influenzando la sicurezza nazionale e gli equilibri geopolitici.
Entro il 2026 e oltre, la geopolitica non sarà più soltanto una questione per i libri di testo o per le aule universitarie; diventerà una variabile concreta nelle valutazioni della sicurezza nazionale, della stabilità economica e-più che mai-nelle dinamiche di governo del cyberspazio.
Ogni crisi internazionale, sia in Medio Oriente che nell’Europa orientale, lascia anche le proprie tracce nel cyberspazio e accresce la pressione sulle infrastrutture critiche e sui sistemi informativi.
Geopolitica e Sicurezza Cyber: Benvenuti sul Nuovo Fronte
Il Cyberspazio non è più un’opzione, è il campo di battaglia
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Le reti in tutto il mondo sono sempre più interconnesse, al punto che anche un evento relativamente minore può innescare effetti per imitazione (anche unilaterali) in grado di generare instabilità sistemica. In questi casi, comprendere la geopolitica è essenziale per tutti i professionisti della cybersecurity. Il rischio cyber non può più essere considerato esclusivamente come qualcosa di circoscritto a sé stesso: è una rappresentazione sempre più rilevante delle frizioni geopolitiche tra Stati, blocchi e attori non statali. Lo si dice da tempo ormai, sembra pleonastico ripeterlo eppure, l’argomento spesso sfugge e ci si sorprende quando all’acuirsi di aulcune tensioni politiche, incrementino in parallelo anche gli attacchi cyber.
Non sorprende quindi che il World Economic Forum, nel suo rapporto, inGlobal Cybersecurity Outlook 2026, sottolinei come la frammentazione geopolitica e la rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale stiano trasformando in modo drastico la natura delle minacce informatiche. In altre parole, il cyberspazio è diventato uno spazio di competizione strategica in cui le crisi si riflettono in tempo reale.
La variabile operativa della sicurezza moderna
Quando il bit diventa proiettile
Per gli esperti di sicurezza, non è certo una novità che, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, i rapporti geopolitici si traducono in possibili rischi nel dominio digitale. Queste non sono solo attività criminali possibili su internet, ma un ecosistema in cui attori statali e i loro affiliati sfruttano il cyberspazio per estendere le proprie strategie di potere. Le attività informatiche stanno diventando sempre più diffuse nelle crisi internazionali, e si stanno materializzando in vari modi con spionaggio industriale, campagne di disinformazione e attacchi alle infrastrutture critiche. Secondo il Global Cybersecurity Outlook 2026, il 99% delle organizzazioni sta considerando il rischio geopolitico all’interno delle proprie strategie di cybersecurity. Ciò significa un cambiamento di paradigma: non si può più pensare di gestire la sicurezza informatica come un dominio tecnico a sé stante, ma va considerata in ambito politico. L’indebolimento delle relazioni diplomatiche o sanzioni economiche, potrebbero trasformarsi rapidamente in attacchi mirati via internet. Lo spazio cibernetico sta gradualmente emergendo come un nuovo ambito in cui si rappresenta una contesa che vede gli Stati contesi tra loro, anch’esso per molti aspetti sotteso al teatro della guerra, ancorché in misura equivalente e senza regimi di minaccia e contenimento, con risultati tanto incisivi.
Non avendo però più rilevanza tattica o strategica dal punto di vista militare o geopolitico, ora l’attenzione si sta spostando verso la dominanza delle risorse strategiche, delle materie prime critiche e delle terre rare, così come delle supply chain. La potenza dell’energia, dei materiali critici e dei semiconduttori è ora considerata una voce chiave della competizione globale. Le filiere, complesse e interconnesse, sono tanto fonte di vantaggio strategico quanto elemento di vulnerabilità. Nuove analisi hanno mostrato come proprio la complessità delle catene di approvvigionamento aumenti la vulnerabilità ad un rischio cyber. Le connessioni geografiche, la concentrazione tecnologica, e le instabilità geografiche, hanno istruito per la moltiplicazione di tali rischi lungo tutta la supply chain, secondo il World Economic Forum (WEF) Secondo il WEF, queste tendenze si starebbero rafforzando. In circostanze come queste, un punto debole nella catena di approvvigionamento può essere visto non solo come una vulnerabilità economica, ma anche come una potenziale via di penetrazione nel mercato delle forniture per attori esterni in grado di applicare pressione politica. Non è difficile dare un altro esempio eclatante e di questi tempi più che mai, la fornitura di mascherine nella pandemia da COVID-19 in cui il blocco alle importazioni provocò una carenza di dispositivi per quei Paesi dove la manifattura e la riparazione dei motori ha una linea produttiva lunga schermata auto e europee aveva subito significativi danni.
Cyberspazio e AI: i nuovi domini dei conflitti globali
Come è aumentata la superficie del campo di battaglia
Il maggiore mutamento riguarda la trasformazione del cyberspazio in principale ambito di competizione geopolitica, un luogo d’azione permanente nel quale la distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra tende progressivamente a sfumare. Contrariamente ai domini tradizionali, nel cyberspazio Stati e attori non statali possono operare in modo continuo, flessibile e spesso a livelli inferiori a quelli rilevabili, conseguendo vantaggi strategici notevoli a costi molto inferiori rispetto a quelli delle operazioni militari convenzionali. Ciò ha portato a una graduale “normalizzazione” dell’offensiva digitale come strumento di politica estera e di competizione internazionale.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in tale contesto sta diventando un acceleratore sistemico. L’IA non solo porta a un grado più elevato di sofisticazione tecnica degli attacchi, ma abbatte drasticamente le barriere d’accesso, abilita quindi attori più “liquidi” ad approfittare di capacità operative che erano una volta ritenute appannaggio degli Stati. Automatizzare i processi di attacco- da quelli di scansione per trovare vulnerabilità a quelli per la produzione di codice malevolo adattivo- produce campagne più rapide, estese, e difficili da attribuire. Nel frattempo, l’impiego di modelli più evoluti rende possibile la personalizzazione delle campagne a un livello di dettaglio mai visto prima, con un incremento dell’efficacia anche per quanto riguarda le campagne di phishing, di social engineering o di penetrazione in sistemi critici.
A causa delle similitudini esistenziali e geopolitiche, lo stato di sicurezza si avvicina a una posizione intermedia tra pura guerra e pura pace.
L’ENISA Threat Landscape 2025 evidenzia che “gli ecosistemi ibridi con attori statali, gruppi della criminalità organizzata e reti di hacker sono diventati una caratteristica del panorama delle minacce, in cui la collaborazione è permanente e vengono condivisi argomenti quali strumenti, know-how e obiettivi” (p. 17). Secondo gli autori, questa convergenza si traduce in “un ambiente estremamente dinamico di costante innovazione offensiva e adattamento difensivo, in cui persino la distinzione tra cybercrimine e operazioni di intelligence si fa sempre più sfumata”.
L’uso dell’intelligenza artificiale nella dimensione informativa della guerra è particolarmente significativo. La creazione massiva di contenuti manipolativi – deepfake audio e video, testi sintetici e campagne di disinformazione mirate – permette di plasmare l’opinione pubblica, distorcere la realtà e, a lungo termine, influenzare i processi democratici. In questo modo, il cyberspazio ha cessato di essere semplicemente un campo di battaglia tecnico ma è diventato uno spazio cognitivo dove si combatte la battaglia per il controllo delle narrazioni.
L’intelligenza artificiale, quindi, non sta solo migliorando il cyberspazio; sta ridefinendo la sua natura strategica, annunciando una nuova era di militarizzazione ampia e pervasiva. Il dominio digitale non è già separato dal mondo fisico della realtà, poiché è un’estensione integrata di questo mondo, dove infrastrutture critiche, sistemi industriali, reti energetiche e piattaforme informative sono interconnesse e vulnerabili. In questo contesto, tecnologia, informazione e potere convergono in un unico spazio operativo – e quindi il dominio informatico non è solo un teatro di conflitto ma piuttosto uno dei principali fattori che modellano gli equilibri geopolitici contemporanei.
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Analista geopolitico e cybersecurity specialist, esperto di terrorismo e cyberterrorismo. Autore di studi su Sahel, risorse strategiche e sicurezza digitale, collabora con istituzioni, accademie e progetti formativi su AI e cybersecurity.
Aree di competenza:Cybersecurity, Cyber Threat Intelligence, Geopolitica, Cyberterrorismo, OSINT, Analisi del rischio, Sicurezza delle infrastrutture critiche, Intelligenza artificiale
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