Il Giappone ha ufficialmente autorizzato operazioni informatiche offensive.
Il governo ha recentemente preso questa decisione: a partire dal 1° ottobre 2026, le Forze di Autodifesa del Paese saranno autorizzate ad attaccare e disattivare le infrastrutture utilizzate per lanciare attacchi informatici contro il Giappone.
Il capo di gabinetto Minoru Kihara ha annunciato la decisione. Ha dichiarato che il Paese sta attraversando “la situazione di sicurezza nazionale più difficile” dalla Seconda Guerra Mondiale e che la digitalizzazione non fa che aggravare la situazione.
“Gli attacchi informatici hanno un impatto profondo sulla vita delle persone e sull’attività economica”, ha affermato Kihara. “Rappresentano una minaccia significativa per la sicurezza nazionale.”
Le nuove norme si basano sulla legislazione approvata lo scorso anno: all’epoca, il parlamento giapponese aveva gettato le basi giuridiche per il concetto di “difesa informatica proattiva”, e ora il governo sta finalmente definendo un meccanismo concreto per la sua attuazione.
Le decisioni sull’approvazione o il rifiuto delle operazioni saranno prese da un apposito comitato governativo per la gestione del cyberspazio. La polizia e le forze di autodifesa saranno autorizzate ad “attaccare e neutralizzare” le infrastrutture nemiche (nel rispetto della privacy).
Il nome stesso di “Forze di Autodifesa” deriva dall’articolo 9 della Costituzione del 1946, con il quale il Giappone rinunciò ufficialmente alla partecipazione alla guerra e al diritto di mantenere un esercito tradizionale.
Nel corso dei decenni, il Paese ha reinterpretato questo articolo, ampliandone gradualmente il campo di applicazione, e la legalizzazione degli attacchi informatici offensivi rappresenta l’ultimo passo di questa evoluzione.
Secondo gli esperti dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), almeno 26 paesi sono in grado di condurre operazioni informatiche offensive.
Nel 2023, l’istituto ha riconosciuto gli Stati Uniti come la principale potenza informatica al mondo, mentre il Giappone si è classificato terzo nella stessa classifica, con “punti di forza in alcune categorie ma significative debolezze in altre”.